Imola. “Ricordo il 25 aprile davanti al Monumento al Partigiano, che ci ricorda il ruolo fondamentale della Resistenza per la liberazione di Imola, come testimonia la Medaglia d’Oro al Valor Militare per attività partigiana della quale la città è stata insignita nel 1984, con decreto dell’allora Presidente della Repubblica, Sandro Pertini. Come memoria della II guerra mondiale, in Italia, fin dal 1946, le celebrazioni del 25 aprile rappresentano la privilegiata narrazione tanto dei linguaggi patriottici quanto dell’antifascismo repubblicano”. Così il Commissario Straordinario al Comune Nicola Izzo ha sottolineato l’importanza del giorno della Liberazione.

“Quando il presidente Alcide De Gasperi e il Governo, espressione delle forze democratiche post belliche – ha continuato Izzo -, in vista del primo anniversario della Liberazione, dichiararono il 25 aprile giorno di festa nazionale, vi fu un generale consenso. La scelta di quella data fu il risultato di valutazioni ed obiettivi tendenti a far sì che, così come negli altri paesi si festeggiava la vittoria sulla Germania e sui fascismi indigeni, venisse dedicata  una  giornata  alla solenne commemorazione dei sacrifici e degli eroismi sostenuti dal popolo italiano durante la lotta contro il nazifascismo”.

Insieme al Commissario, alla cerimonia in tono sobrio a causa dell’emergenza Coronavirus, erano presenti il presidente dell’Anpi Imola, Gabrio Salieri, Virginia Manaresi, la partigiana “Gina”, di Franco Camaggi, presidente del Coordinamento Associazioni d’Arma Imolesi, Fabrizia Fiumi, presidente della Croce Rossa Italiana – Comitato di Imola. Erano esposti il gonfalone della Città di Imola, con la Medaglia d’Oro al valor militare per attività partigiana e la bandiera dell’Anpi. Sempre nel corso della mattinata, personale appositamente incaricato ha deposto corone all’esterno della sede dell’Anpi, alla lapide dei partigiani ed antifascisti caduti e fucilati a Bologna, nell’androne del Municipio, alla lapide dei caduti in guerra, e all’interno della Rocca sforzesca, alla lapide a ricordo dei partigiani e antifascisti detenuti e torturati in Rocca. Mentre fino al 2 giugno, al calare del sole la parte della facciata del Municipio posta sopra l’ingresso di piazza Matteotti è illuminata con il tricolore.

“Rispetto ad un evento attorno al quale ancora oggi persistono memorie divise e inconciliate, si è osservato con rigore storico non fazioso che per una gran parte degli italiani la Resistenza rimane un episodio geneticamente positivo che è entrato nel rituale e nel lessico ufficiale della Repubblica, ma non è diventato solida memoria collettiva dei suoi cittadini – ha puntualizzato Izzo -. E’ su questo piano, forse, che occorre portare la riflessione storico-culturale a proposito della ricorrenza del 25 aprile, interrogandosi sul perché, a distanza di 3/4 di secolo, ancora persistano nelle celebrazioni piccoli e grandi contrasti interpretativi ed il loro peso a danno di un evento che, a pieno titolo, dovrebbe considerarsi come collante etico-morale dell’identità nazionale”.

Il Commissario ha poi concluso: “Tanto più oggi che, a 75 anni dalla Liberazione, molti dei protagonisti di quella lotta non ci sono più, il nostro compito è far sì che il ricordo di tutti quegli uomini e quelle donne che hanno lottato, anche sacrificando la propria vita, per garantire la nostra libertà di oggi non vada perduto, ma venga preservato e trasmesso alle nuove generazioni. Per ricordarci, nella vita di ogni giorno, il senso più alto di quei valori di libertà, democrazia, pace, giustizia sociale, uguaglianza tra le persone che hanno animato la lotta di Liberazione per poi confluire ed essere alla base della nostra Costituzione”.