Il quotidiano inglese The Guardian, certamente uno dei fogli più autorevoli a livello planetario, si occupa con continuità del futuro dell’informazione che come sappiamo è uno dei pilastri di una società democratica. Qualche settimana fa  a firma di uno dei più autorevoli commentatori, Roy Greenslade, è comparso un articolo che riteniamo utile proporre, in sintesi, anche ai nostri lettori.

Il tema è quella dell’informazione ai tempi del virus e l’autore parte da una triste constatazione: proprio ora che è in corso la più importante notizia del momento, le vicende del virus rischiano di uccidere i giornali di carta.

Editori locali e regionali verificano che le loro aziende sono insostenibili  economicamente e quindi hanno sospeso le pubblicazioni e messo “in quarentena” centinaia di giornalisti.

A livello nazionale i prodotti a stampa si sono drasticamente ridotti anche a causa di problemi di distribuzione (causati dalla chiusura di moltissime edicole). Poi c’è il pesante calo delle entrate pubblicitarie e di conseguenza molti giornali guardano alle edizioni digitali.

Anche se gli editori annunciano che si tratta di problemi temporanei, ci sono molte ragioni per pensare che i danni siano permanenti.

Non ci sarà un ritorno al passato dei vecchi giornali per la semplice ragioni che  non si capisce perché editori già in difficoltà dovrebbero tornare al precedente status quo caratterizzato da permanente fragilità, meglio cercare fortuna nel giornalismo digitale.

Tutto questo avviene perché non si è trovata una valida alternativa alle entrate pubblicitarie. Negli ultimi 20 anni gli editori hanno sfidato chi preannunciava il crollo della pubblicità e avevano un po’ di ragione; la pubblicità non è scomparsa ma il suo calo ha comportato severi tagli alle imprese editoriali.

In ogni caso gli editori hanno provato a correre in questo periodo su due cavalli, quello a stampa e quello digitale, solo i più saggi avevano capito che il prosciugamento delle risorse pubblicitarie era inevitabile e che dovevano trovare una nuova strada per  sostenere il giornalismo  digitale perché non si poteva più sperare negli annunci a pagamento.

In questo momento, a causa dell’epidemia c’è un vero e proprio boom degli accessi ai siti di informazione e in alcuni casi abbiamo anche un aumento degli abbonamenti digitali.

Ma alla fine della quarantena gli editori rivaluteranno lo stato delle loro attività? A parte le difficoltà che incontrano nel riconquistare gli inserzionisti, dovranno prendere decisioni razionali sui loro profitti. Quel titolo era davvero così importante? Quanti soldi abbiamo risparmiato pubblicando meno copie del giornale? Abbiamo bisogno di uffici costosi quando i nostri giornali sono stati prodotti in modo così efficace da giornalisti che operavano in smart working?