134 anni fa a Chicago si svolse una protesta operaia che rivendicava la giornata lavorativa di 8 ore, conclusa da un sanguinoso attentato. Sono passati molti anni e il quadro storico è mutato, ma le ingiustizie permangono e nuovi problemi sono sorti. Siamo arrivati con fatica e affanno a due delle più importanti feste della nostra Repubblica: il 25 aprile e il 1° maggio. Entrambe infatti rappresentano l’essenza della nostra Costituzione: la democrazia, la libertà e la tutela del lavoro, come strumento fondamentale per la fioritura personale di ciascun cittadino.
Anche questi ultimi mesi drammatici ci impongono di mettere in risalto queste due date fondamentali, di alzare la voce e sollevare alcune questioni.

La privatizzazione e i continui tagli al sistema sanitario, invocati in nome del taglio alla spesa pubblica, non hanno prodotto nessun risultato positivo. I lavoratori e le loro condizioni di lavoro sono fondamentali oggi come 134 anni fa. Infatti, infermieri e medici operano con coraggio nonostante un organico inadeguato a fronteggiare l’emergenza; gli operai, continuamente esposti ai rischi del mestiere, si trovano spesso senza le dovute misure di sicurezza; i braccianti agricoli, spesso stranieri, faticano in condizioni igieniche difficilissime per un pugno di monete, per poi non vedersi riconosciuto nemmeno il diritto di soggiorno.

Pertanto è doveroso chiedere interventi tempestivi per far fronte a queste problematiche. In particolare chiediamo che la “ripartenza”, quando ci sarà, sia graduale e metta come priorità la sicurezza, la salute di ciascun lavoratore e una rinnovata attenzione all’emergenza ambientale in corso. Inoltre prima che la cosiddetta “normalità” possa ritornare, chiediamo di organizzare la ripartenza affinché si possa aprire una fase nuova che ponga la difesa della democrazia in Europa, la prevenzione delle emergenze e la protezione universalistica al centro del dibattito.

Non si può più scindere la giustizia ambientale dalla giustizia sociale. Il ruolo dello Stato nella conversione occupazionale dell’economia verso un modello di sviluppo economico circolare ed ecologicamente sostenibile è centrale. L’abbiamo visto in questo periodo: con l’avvenuto riconoscimento politico della gravità dell’emergenza pandemica all’interno dell’Unione Europa, i vincoli di spesa pubblica imposti da Patto di Stabilità e Crescita sono stati sospesi. Allora è improrogabile un medesimo riconoscimento politico europeo e italiano alla centralità in questo secolo della conversione ecosostenibile della nostra economia, favorendo sbocchi occupazionali in tal senso, anche salvaguardando e investendo sulle competenze dei lavoratori dei settori energetici tradizionali che man mano dovranno inevitabilmente trasformarsi se vogliamo la de-carbonizzazione della nostra economia.

Non dobbiamo lasciare indietro nessuno: per i lavoratori interessati alla transizione energetica servono strumenti e investimenti specifici per la riconversione e la valorizzazione delle competenze esistenti, costruendo nuovi posti di lavoro che garantiscano il pieno rispetto delle professionalità esistenti.
In materia di servizi essenziali del cittadino chiediamo che lo Stato si faccia maggiormente carico della loro tutela attraverso maggiori finanziamenti pubblici alla Sanità, alla Scuola e alla Ricerca Scientifica/innovazione.
La tutela della democrazia in tutta l’Unione Europea, la salute e la vita di chi la abita devono essere salvaguardate.

La promozione di un nuovo sistema di sviluppo sostenibile (riconversione delle fabbriche, tutele mirate ai lavoratori che perdano il lavoro in seguito a questi processi e formazione ambientale ai ragazzi).
Rivolgiamo questo appello alle istituzioni, ai soggetti politici, alle organizzazioni sindacali, alle associazioni e a tutti coloro che, non a scopo di lucro/visibilità siano volenterose di portare avanti questi impegni.

(Friday for future Faenza)