Lugo. È una scelta condivisa da più parti, quella di potenziare l’ospedale Umberto I, una volta superata l’emergenza coronavirus. La proposta, lanciata dal direttore sanitario ravennate, Paolo Tarlazzi, è quella di predisporre una struttura ex-novo da dedicare esclusivamente al Covid-19 o comunque, a future emergenze di questo tipo. Eventualmente, utilizzando il patrimonio edilizio già presente, ma liberando l’Ospedale da questo compito assunto in condizioni emergenziali. Anche i Verdi ed Europa Verde della città di Baracca rilanciano la proposta di Tarlazzi, sostenendo anche le dichiarazioni del Presidente Bonaccini, ovvero che il polo sanitario ritorni a svolgere il suo ruolo fondamentale, in un territorio di oltre centomila abitanti qual’è quello della Romagna Estense.

Dunque, “sono i medici e le attrezzature che si devono spostare e non i malati, come oggi accade, per le cure non specialistiche – chiosano le realtà verdi del lughese -. La pandemia deve aiutarci a ripensare il modello di sanità. Immaginiamo piccoli ospedali diffusi sul territorio, come sostiene l’archistar Fuksas in una recente intervista. E a fianco di questo una medicina del territorio con cure il più possibile domiciliari, affiancate a un piano di prevenzione primaria che migliori la qualità della salute.”

Naturalmente, la priorità assoluta va alla sanità pubblica, riducendo le risorse al privato accreditato. La sanità privata ha come scopo il profitto e non il servizio alla collettività e nella vicenda pandemia ciò è risultati quanto mai evidente. Al riguardo risulta insostenibile il riconoscimento di ente di ricerca al Gruppo Villa Maria da parte della Regione Emilia-Romagna.

(Aris Alpi)