Piazza Matteotti Imola. 8 marzo 2020

La Rete delle donne di Imola che comprende diverse Associazioni e realtà femminile e femministe (Trama di Terre, Udi, Coordinamento donne Anpi, Coordinamento Donne Cgil , Coordinamento Donne Spi-Cgil, PerLeDonne) e altre donne che vi partecipano a titolo personale si e’ formata per l’8 marzo.

In quell’occasione, appena un giorno prima dell’uscita del Decreto del Governo che imponeva le prime misure restrittive con sanzioni annesse, aveva divulgato attraverso i media una serie di punti condivisi sulle politiche di genere. Violenza sulle donne, condizione delle donne straniere, lavoro , applicazione della L.194 quelli principali. L’emergenza sanitaria ne ha impedito una più estesa diffusione.

Attraverso la pagina Facebook aperta di recente, la Rete intende stabilire un rapporto con le donne del territorio per ora inevitabilmente virtuale. L’intento è far conoscere la propria visione sulla disparità di genere e le proposte per affrontare i tanti problemi che lì hanno origine. E aprire un percorso che guarda alle prossime elezioni amministrative di Imola.

Oggi la Rete, a diverse settimane da allora lancia la campagna #donnevirali sui social.

“La campagna ha l’obiettivo di mettere in evidenza le maggiori difficoltà sostenute dalle donne in questa emergenza epidemica. Le misure restrittive,l’astensione forzata dal lavoro per molte, lo smart working non hanno affatto colmato le disparità di genere. Sono rimaste semplicemente nascoste dentro le abitazioni e, anzi, si sono accentuate. Ma di questo poco si parla”, recita un comunicato.

“Il rischio” – continua il comunicato – “di una maggiore virulenza della violenza domestica favorita dalla convivenza forzata, già evidenziato dalla campagna promossa dalla rete dei Centri antiviolenza Di.Re. e dagli stessi centri del territorio; i carichi di lavoro famigliare spesso supportati da aiuti parentali ora impossibili; il lavoro svolto da casa (per chi ha la fortuna di averlo) sovrappone il proprio tempo a quello dedicato alla cura e all’accudimento dei figli (quando ci sono) a scuole chiuse o di persone anziane. Un tempo unico di conciliazione che diventa ancor più pesante e faticoso. Le donne che hanno deciso di non portare a termine la gravidanza, si trovano in un vicolo cieco che rischia di far saltare le prescrizioni della L. 194 mettendo in discussione una scelta che non è più scelta. Doppia difficoltà. La condizione di molte donne straniere che sono sotto ricatto e/o sfruttamento strette nella morsa dei Decreti Sicurezza voluti da Salvini. E ancora il carico sopportato dalle donne lavoratrici che, in maggioranza, operano nel settore sanitario e sociale e hanno figli e famiglie, ha suggerito una riorganizzazione straordinaria dei servizi, come evidenziato dall’Associazione delle donne medico. Per non parlare delle Assistenti famigliari che assistono anziani o persone diversamente abili”.

La Rete delle donne intende fare sentire la propria voce invitando le donne che si riconoscono e condividono queste difficoltà a fare altrettanto rendendosi visibili. Sottolinea inoltre che se l’effetto economico di questa pandemia si prefigura disastroso per molti, sarà più drammatico per le donne per via del precariato e del lavoro irregolare più diffuso. “Molte non torneranno al lavoro e altre hanno di fronte un futuro carico di incertezza. Ancora una volta le donne pagano il prezzo più elevato”. Si ricorda inoltre la forza lavoro femminile impiegata nei servizi che ancora non sono autorizzati ad aprire. “E questo” – prosegue il comunicato – “ erode ulteriormente l’autonomia e la dignità della componente femminile della società. Di tutto questo si parla pochissimo” e si sottolinea come i provvedimenti emessi affrontino la realtà come se fosse indifferenziata e omogenea.

“Le politiche che saranno promosse di qui in avanti per risollevare il Paese”- denunciano le donne della Rete- “non possono non tenere conto di una disparità che si accentua ulteriormente. Essa è l’effetto di un sistema già disuguale e penalizzante fondato su una cultura patriarcale che mostra tutta la sua debolezza e inadeguatezza”.

La Rete invita quindi le donne a partecipare e sostenere la campagna contraddistinta dagli hashtag #donne virali, #nonsolosullenostrespalle, #nonsolosullemiespalle. Come? Facendosi un selfie e mostrando un cartello con i tre hashtag o con un messaggio sulla condizione di queste settimane. La foto va postata sul proprio profilo Facebook e taggando Rete delle donne di Imola, per diffondere il messaggio estendendone la visibilità.