Imola. All’inizio della pandemia in Italia la prima vittima è stato un abitante del comune di Vò Euganeo in Veneto il 21 febbraio. Nei giorni successivi sono stati fatti tamponi a quasi tutti gli abitanti del paese, circa 3000. Ripetuti dopo circa 10 giorni. Lo studio ha dimostrato che il 2.6% della popolazione era positivo al tampone e il 42% dei positivi era asintomatico.

Imola fino ad ora è stata solo sfiorata dal l’epidemia che invece ha colpito duramente Medicina diventata subito zona rossa. La mortalità in città fino ad oggi è stata in linea con gli anni scorsi a differenza della regione Emilia Romagna in cui si è avuto un eccesso di mortalità di migliaia di persone rispetto alla mortalità attesa (oltre 2100 in più )

Se trasportassimo, a titolo puramente esemplificativo i dati dello studio di Vò Euganeo alla popolazione imolese avremmo che circa 1800 abitanti risulterebbero positivi al Coronavirus e di questi oltre 750 sarebbero asintomatici in grado di contagiare altre persone senza rendersene conto. Ecco perchè è necessario che prosegua con forza la somministrazione su vasta scala di tamponi e e di test sierologici perché gli asintomatici hanno concentrazioni di virus nelle vie nasali molto alte come gli ammalati.

Da questi dati emerge l’importanza di non abbassare la guardia con l’inizio della fase 2 quando si allentano le norme di isolamento sociale. Norme che sono state fondamentali nel frenare la diffusione del virus ma che hanno creato disagio e difficoltà di varia natura a molti. Negli ultimi giorni ci pare di cogliere un pericoloso clima di rilassamento e si vedono persone che girano senza mascherina formando anche gruppi che parlano e giocano assieme.

In questa fase è affidata sempre più alla responsabilità individuale la sicurezza di tutti. “La mascherina che io indosso protegge te e la tua mi protegge”: questo è ciò che dobbiamo pensare quando ci troviamo all’aperto, per strada o nei parchi.  La normativa regionale (“mascherine obbligatorie in Emilia-Romagna nei locali aperti al pubblico e nei luoghi all’aperto, laddove non sia possibile mantenere il distanziamento di un metro”) non deve essere applicata in modo letterale e burocratico perchè in tal caso tutti quelli che all’aperto rispettano il metro di distanza (la stragrande maggioranza) non sarebbe tenuta a indossarla rappresentando così un reale pericolo di contagio.

Teniamo sempre con noi la mascherina, magari al collo, e quando incontriamo o anche solo incrociamo un’altra persona la usiamo per coprirci il naso e la bocca. Solo così ci proteggiamo a vicenda e manteniamo Imola una città con bassa carica virale fino al giorno sperato in cui questa pandemia finirà.

(Dott. Roberto Merli, presidente associazione “Noi Imola”)