Ancora prima della materia del contendere c’è un qualcosa che stona nella polemica che si è scatenata tra il “famoso” virologo Roberto Burioni e lo “sconosciuto” primario di Pneumologia dell’ospedale Carlo Poma di Mantova, Giuseppe De Donno. E’ una questione di immagine. Il primo ci dispensa del suo sapere dai salotti televisivi (Fazio, Vespa e altri ancora) dai quali esprime opinioni medico sanitarie e, a volte, critiche ai suoi colleghi. Il secondo lo vediamo in camice e mascherina impegnato nel suo reparto dell’ospedale di Mantova. La differenza sta tutta qui: in questo periodo l’Italia avrebbe meno bisogno di esperti che da dietro una telecamera ci raccontano tutto e il contrario di tutto e più medici nelle corsie a curare e sperimentare cure per farci uscire da questo incubo.

Plasma (Foto Wikipedia)

Ma al di là delle polemiche resta il fatto che gli ospedali Carlo Poma di Mantova e San Matteo di Pavia stanno lavorando congiuntamente a uno studio che potrebbe permettere di utilizzare il plasma delle persone guarite nella cura del Coronavirus. “Il plasma iperimmune ci ha permesso di migliorare ancora di più i nostri risultati – ha scritto su facebook De Donno -. È democratico. Del popolo. Per il popolo. Nessun intermediario. Nessun interesse. Solo tanto studio e dedizione. Soprattutto è sicuro. Nessun evento avverso. Nessun effetto collaterale” e ancora: “Il plasma funziona, se usato bene. Nelle fasi precoci di grave insufficienza respiratoria. L’abbiamo in realtà usato anche per uso compassionevole. Nelle fasi troppo avanzate. Qualcuno ce l’ha fatta. Lo stesso. Non è una pozione magica. È un emocomponente. Non è un farmaco. È democratico. È solidale. È il plasma iperimmune che viene donato dalle persone e torna alle persone. Una sacca di plasma da 600 ml viene a costare 160 euro (conteggiando tutto quello che serve per produrla) e spendere quella cifra per salvare una vita credo proprio ne valga la pena”.

“Ora con i colleghi di Pavia stiamo riesaminando tutti i casi, valutando la risposta clinica e strumentale, per trarre delle conclusioni generali su questa che è una terapia specifica contro Covid-19“, ha aggiunto Massimo Franchini, responsabile dell’Immuneomatologia e Medicina trasfusionale del Poma, che assieme a De Donno ha avviato questa sperimentazione.

Parole incredibili, che da sole basterebbero a dare il là a una mole di investimenti per accelerare la sperimentazione. Ma perchè non succede? Che sia meglio che una cura, un vaccino, venga messo sul mercato da qualche azienda farmaceutica a suon di euro? Permetteteci il dubbio. Più che pensare ai dollari di Bill Gates, venendo più vicini a noi, non sarebbe male se qualche euro, di quelli che il Governo ha promesso alla sanità pubblica, finissero nei nostri ospedali nei quali, lo abbiamo già visto a proposito di isolamento del virus, operano decine e decine di professionisti di alta qualità. In generale, ma soprattutto in questa fase sarebbe importante che i medici fossero messi nelle condizioni migliori per salvare vite umane, e per fare questo devono avere a disposizione tutte le strumentazioni necessarie, i farmaci, plasma compreso. Forse lavorando a questo livello il Coronavirus potrebbe fare meno paura.

Ora pare che possa essere avviata un’indagine dei Nas sull’ospedale di Mantova. In una intervista a Radio Radio De Donno afferma: “Che indagine pensino di fare i Nas non lo so, la nostra è una sperimentazione molto chiara e molto precisa che ha salvato tante vite. Per accedere a questa cura c’è un protocollo chiaro, pubblico, che prevede i requisiti di accesso e i criteri di esclusione. E abbiamo sempre chiesto il consenso per avviare questa sperimentazione a differenza dell’utilizzo di tanti altri farmaci”.

(v. z.)