E’ passato il 4 maggio e la politica “progressista” è già in fermento; anche a costo di mettere a rischio la salute pubblica è subito pronta ad approfittare della situazione d’emergenza per completare il disfacimento dell’istruzione pubblica, nascondendo il fallimento del “sistema integrato” e magari rilanciando in maniera ancora più dogmatica quella “sussidiarietà orizzontale” utile soprattutto a traslocare risorse pubbliche verso i privati.

Al ministro Azzolina, che per i bambini più piccoli già immagina un futuro prossimo in cui “dovremo immaginare altri spazi oltre quelli tradizionali”, fa eco da giorni la politica locale, che si dice “preoccupata per la socialità dei bambini” e per i genitori che, dovendo riprendere il lavoro, non potranno accudirli.

In conseguenza di questo, viene acclamata l’apertura di ulteriori “tavoli tecnici” che dovrebbero ridisegnare la scuola e magari anche la socialità futura, ma in “sicurezza”. Il concetto di sicurezza di certi esperti spesso è impraticabile se applicato alla realtà e se i politici di oggi fossero veramente tali potrebbero comprenderlo facilmente.

Dopo aver visto ristoratori alle prese con assurdi “plexiglass” sui tavoli, per tentare di ottemperare alle nuove “misure di sicurezza”, siamo curiosi di capire cosa “i tavoli tecnici” potranno mai concepire per garantire il distanziamento sociale tra bambini (da 0 a 14 anni) che per loro natura tendono ovviamente ad avvicinarsi.

A chi, come avvenuto ad inizio pandemia, ha avuto la tendenza a sottovalutare il problema Covid 19, magari per non affrontare la tematica macroeconomica con maggiore realismo e quindi le necessità economiche del paese, è bene ricordare ancora una volta che in assenza di un farmaco, di un vaccino efficaci, di certezze sulle diagnosi oltre al manifestarsi di altre strane coincidenze in ambito pediatrico, permane lo stato di emergenza sanitaria e quindi deve prevalere la norma di precauzione.

E’ matematico il fatto che in Italia gli infetti siano dieci volte i “riconosciuti come infetti”, siamo quindi nell’ordine dei milioni, non delle centinaia di migliaia. Come spiega l’epidemiologo Vespignani: “Nelle valutazioni siamo ingannati dal fatto che i tamponi vengono eseguiti non seguendo un modello statistico demoscopico, ma prendendo i casi che gravitano attorno agli ospedali”.

Quindi per poter pensare di “aprire”, secondo il noto epidemiologo, ci si deve prima predisporre a “Testare” la popolazione con un esame efficace che deve essere standard (oggi mancante), avere la capacita’ di “tracciare”( non necessariamente con un’app) immediatamente il contagiato verificando ed isolando i suoi contatti, e ” trattare” il paziente non in casa, dove può infettare i familiari, ma in alberghi o in strutture comunque diverse dagli ospedali, salvo i casi più gravi.

Quando si è preparati a dare questo tipo di risposta si può iniziare a parlare di pianificazione futura, si possono quindi soddisfare da subito le richieste delle famiglie, rispondendo ai loro bisogni.

Il “Baby Sitting presso l’abitazione” o “organizzata in azienda” facilita il monitoraggio dell’epidemia consentendo una migliore applicazione della “regola” dell’epidemiologo. Quando non possibile vanno messi in campo i doverosi sostegni economici e le tutele del caso.

Per quanto questo approccio possa essere costoso e gravoso è l’unico modo per poter rispondere con efficacia all’epidemia, evitando una seconda pericolosa ondata.

La scuola, i campi estivi, la condizione stessa di alcune famiglie che convivono ad esempio con i nonni sono ingredienti pericolosi se mescolati inopportunamente.

Giuseppe di Mauro, presidente della Società italiana di Pediatria preventiva e sociale, ad esempio, ci spiega che “La contagiosità del SarsCov2 in età pediatrica deve essere ancora attentamente valutata. Se i nipoti andranno dai nonni bisognerà mantenere alta la guardia sul rischio contagi”.

Oltre a ciò è bene ricordare che di recente si sono incontrati on line oltre 500 pediatri da vari paesi per fare il punto sull’aumento dei casi della malattia di Kawasaki e delle relazioni con Covid 19. A partecipare, per l’Italia, anche il professor Angelo Ravelli, primario di reumatologia dell’ospedale pediatrico di Genova, che per primo, poco tempo fa, aveva allertato i colleghi italiani mettendoli in guardia a riguardo.

In conclusione, invece di perdere tempo a progettare la “scuola del futuro”, termine già usato in passato per annunciare un disastro, è bene pensare al presente, affrontando la realtà a piccoli passi. Anche perché chi si è mosso si dall’inizio della pandemia, con disinvoltura, anteponendo alla sicurezza le ragioni economiche, è stato costretto a fare marcia indietro essendo il contagio familiare il più diffuso e quello che si irradia maggiormente.

(Roberto Vuilleumier, coordinatore provinciale “Rinascita socialdemocratica Imola”)