Imola. Suscita forte interesse e curiosità il caso di una dipendente della Cna Servizi, invalida al 60% e convivente con una figlia disabile, che ha chiesto di fare lo smart-working da casa nel periodo di emergenza da Coronavirus concessa a suo giudizio ad altri suoi colleghi dello stesso ufficio fiscale, possibilità sulla quale l’azienda avrebbe glissato  suggerendole intanto di fare una settimana di cassa integrazione e che solo successivamente la sua domanda sarebbe stata esaminata. A tal punto, la dipendente si è rivolta all’avvocato bolognese Guido Reni che è riuscito, temporaneamente, a ottenere in via di urgenza dal Tribunale del lavoro di Bologna un’ordinanza che, per il momento, impone alla Cna Servizi di permettere lo smart-working alla donna.

Le motivazioni principali sarebbero almeno tre: le mansioni della dipendente sarebbero compatibili con il lavoro da remoto (quindi da casa), lo smart-working è incentivato dai Decreti del Governo Conte in questo periodo di emergenza sanitaria e, infine, sarebbe da concedere soprattutto a persone disabili o che convivono con disabili più esposte al possibile contagio da Coronavirus.

Ma la versione della Cna, che si difenderà nelle opportune sedi da tale accusa, è molto diversa: “Non corrisponde a verità la circostanza che Cna Servizi abbia utilizzato lo smart working per altri dipendenti dell’ufficio fiscale: per smart working deve infatti intendersi un lavoro organizzato da remoto quando invece  l’azienda si è limitata a consentire ad alcuni addetti del settore fiscale di svolgere lavoro domiciliare per un’unica settimana all’inizio del periodo di emergenza sanitaria dal 16 al 20 marzo 2020. In tale settimana la lavoratrice in questione era assente per malattia e pertanto non ha lavorato né in azienda né da remoto. Successivamente la lavoratrice, così come tutti gli altri dipendenti addetti al settore fiscale, è stata posta in cassa integrazione essendo l’attività lavorativa totalmente sospesa anche per effetto delle proroghe delle scadenze fiscali disposte dai provvedimenti governativi. Al termine del periodo di cassa integrazione tutti i lavoratori addetti al servizio fiscale hanno ripreso l’attività lavorativa in azienda ad orario ridotto e secondo turnazione, onde attuare il necessario distanziamento e le dovute misure precauzionali come da Decreti del Governo”.

Ecco il passaggio più importante secondo Cna: “Il lavoro nella modalità smart non è mai stato attuato dall’azienda nel settore fiscale, essendo in gran parte incompatibile con le relative attività e mansioni le quali  comportano non solo l’utilizzo di strumenti informatici ma altresì e soprattutto attività di consulenza che richiede la consultazione di scritture contabili e documentazioni fiscali cartacee non asportabili dalla sede di Cna Servizi:  infatti tale documentazione è di proprietà delle imprese per le quali Cna svolge il servizio contabile e fiscale e la sede di Cna è spesso indicata come luogo di custodia e conservazione, a disposizione delle autorità competenti per le verifiche di legge. I decreti sull’emergenza sanitaria prevedono il diritto del lavoratore disabile o con familiari disabili di accedere allo smart working solo nel caso in cui le mansioni alle quali il lavoratore è addetto siano compatibili con il lavoro da remoto: compatibilità che nel caso di specie non sussiste. Il provvedimento del Tribunale del lavoro, emesso in via provvisoria, potrà essere modificato o revocato in base alle difese della Cna”.

(m.m.)