Nel mondo rovesciato del coronavirus, nell’anno in cui il pianeta si è fermato e non è ancora ripartito, ci sta che possa diventare presidente degli Stati Uniti uno che per Internet quasi non esiste. Joe Biden è forse il candidato meno social che nel 2020 ci potessimo immaginare. Recentemente ha detto con ingenuità che quando non capisce qualcosa sul suo telefonino, chiede aiuto a una nipote. Un tocco di umanità, che a tanti potrebbe farlo apparire fuori tempo. Il suo canale YouTube non arriva a 50 mila iscritti e i suoi video, eccezion fatta per quello in cui Barack Obama gli annunciava il suo appoggio (che è praticamente esploso su Internet), registrano poche decine di migliaia di visualizzazioni.

Joe Biden

Ecco, Biden quando parla non riesce ad essere virale e sfida il presidente uscente che invece vive su Twitter e che sembra nato per i social media che notoriamente premiano i contenuti aggressivi, divisivi, persino le bufale, basta che siano espresse con convinzione, fino alla proposta di iniettare disinfettante ai malati di Covid 19.

Il punto è: nel 2020 si può conquistare la Casa Bianca senza un uso avveduto dei social media? E’ difficile fare previsioni. Sicuramente il coronavirus ha bloccato la campagna elettorale fatta strada per strada: niente comizi, niente bagni di folla, niente soste nei fast food per mangiarsi un hot dog “con l’America profonda”. Per conquistare i voti restano solo i social. E Zoom: dal suo staff dicono che il candidato da qualche giorno dialoghi personalmente con alcuni elettori tramite la piattaforma per video chiamate molto usata, anche in Italia, per le riunioni e le conferenze.

Insomma sulla carta non ci dovrebbe essere partita. Eppure invece forse c’è. Nel mondo rovesciato dal coronavirus, nell’anno in cui il pianeta si è fermato, Joe Biden sta provando a giocare una partita con regole completamente diverse: invece di attaccare frontalmente Trump, invece di scatenare ogni giorno una rissa virtuale, invece di fare il duro, Biden fa il buono, punta sui sentimenti, sui valori, e di solito ignora l’avversario.

Anche in Italia abbiamo avuto politici che vivevano sul bisogno costante di nemici, sulla presenza continua sui social (anche solo per discutere di Nutella) e ora, davanti a questa tragedia, hanno le armi spuntate e i sondaggi li stanno condannando.

Nell’anno in cui tutto sta cambiando, ci sta che diventi presidente degli Stati Uniti uno che sui social ci è appena arrivato, li usa sottovoce e scommette su un sentimento di cui soltanto da qualche settimana abbiamo riscoperto il significato: l’empatia.

In fondo ciascuno di noi sta oggi dentro questo grande dolore, in un modo che sia illuminato dalle luci della speranza e con un desiderio che porta nel cuore: dopo questa pandemia potremo essere migliori di come eravamo prima. Più attenti verso chi ha bisogno di affetto, di cura, di attenzione economica.

(Tiziano Conti)