Ezio Bosso (Foto di Francesco Modeo – Opera propria, da Wikipedia)

E’ mancato a noi tutti nella notte tra il 14 e il 15 maggio: la scomparsa di Ezio Bosso rappresenta un grande e pesante lutto per tutta la musica e non solo. Non ricordo da quale parte sbucai in piazza Verdi, a Bologna, ma dopo un’occhiata all’ingresso del Teatro comunale decisi di risalire via Santo Stefano ed eccolo lì, proprio al bar d’angolo, seduto ad un piccolo tavolo coperto di fogli di musica uno dei quali, tenuto in mano, era oggetto di lettura da parte del Maestro che accompagnava la lettura tamburellando con la mano sinistra sul bordo del piattino che aveva accompagnato la sua consumazione.

Mi soffermai a guardarlo stupendomi del fatto che riuscisse a leggere lo spartito nel bel mezzo di un caos ad alto livello: era letteralmente circondato, da ogni lato, da festanti studenti in giro e svago nel pomeriggio del sabato. Si accorse che lo stavo osservando e per un istante mi fissò. Io ripresi la mia passeggiata nel centro città e il tamburellare del dito sul piattino il suo accompagnamento allo spartito.

Avevo avuto l’occasione, quasi per caso, di ascoltare Bosso e la sua direzione d’orchestra in piazza Maggiore nell’estate del 2017 e chiedo scusa se non ricordo la data precisa. Sono però certo che anticipò la Greta di quasi un anno, intitolando la serata “Concerto per la Terra”.

“Meraviglioso vedere 10.000 persone accorse per ascoltare Schubert”: ecco chi e cos’era Ezio Bosso, un raro talento musicale (compositore, pianista e direttore d’orchestra) che aveva ben compreso l’importanza della musica, di tutta la musica, quale eccelso strumento di comunicazione di massa. I critici dicevano di lui che “non dirigeva l’orchestra”, ma entrava nella musica, “era” la musica e coinvolgeva gli esecutori con questo suo entusiasmo.”La musica ci insegna la cosa più importante: ascoltare. E si può fare in un modo solo: insieme”. E pensare che io, al contrario, mi isolo nel silenzio dello studio, poltrona prediletta e pesanti cuffie isolanti: grazie, Ezio, per avermi dato opportunità di riflettere.

Nella sua armoniosa comunicativa non si è limitato a impartirci lezioni di musica, ma il suo pensiero ha spaziato nel sensibile dell’uomo: “Se uno ha bisogno è con le porte aperte che ci si aiuta non con le porte chiuse “; e ancora: “Sono un uomo con disabilità evidente in mezzo a tanti uomini con disabilità che non si vedono”.

Lo ricorderemo Insieme a Carlo Conti che lo volle al Festival con la sua “Following a bird” o la sua presenza la sera di Natale dello scorso anno su Rai 3 all’interno della puntata di “Che storia è la musica”.

Una malattia degenerativa che non lascia scampo l’ha costretto a vivere scandendo il proprio tempo con la caduta di sabbia dalla clessidra. Un destino avaro e ingrato. Ci restano alcune registrazioni delle sue interpretazioni e delle sue direzioni d’orchestra, quando sembrava aggredire la musica accompagnandola con gesti ampi e quasi scomposti, con l’idea precisa nella sua mente, quella di riuscire a darci il meglio, l’intimo, quasi un sentore egoistico e personale, ma insieme, perché la musica si ascolta “solo” insieme.

(Mauro Magnani)