Imola. Sono circa un centinaio i “furbetti” dei buoni spesa nel Comune di Imola per chi aveva autodichiarato di non aver percepito alcun reddito nel periodo delle chiusure di gran parte di aziende ed esercizi commerciali a marzo e aprile a causa della pandemia da Coronavirus, su un totale di 200 domande controllate. Dunque un numero cospicuo, scoperto nel corso delle indagini dalla Guardia di Finanza di Bologna che hanno riguardato altri “furbetti” trovati a San Lazzaro e a Bologna.

In totale, nei tre Comuni della Provincia di Bologna, i controlli, condotti dalle Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, hanno finora permesso di accertare la presentazione di 154 false autocertificazioni da parte di nuclei familiari che hanno fraudolentemente dichiarato di non aver fonti di sostentamento finanziario e di trovarsi in condizione di difficoltà economica ed indigenza, tali da non consentire nemmeno il minimale approvvigionamento di generi alimentari e di prima necessità.
In realtà dall’attività ispettiva svolta è emerso come uno o più componenti, dei nuclei familiari destinatari dei controlli, nei mesi di marzo ed aprile abbiano regolarmente percepito lo stipendio, anche per cospicui importi, a fronte di rapporti d’impiego regolarmente in essere, oppure siano risultati percettori di Reddito di Cittadinanza o di indennità di disoccupazione, ovvero già beneficiari di altre prestazioni sociali agevolate, così come risultante dalle informazioni fornite dall’Inps.
Tra le irregolarità rilevate, non è ancora stato detto in quale dei tre Comuni, sono emerse anche richieste presentate distintamente da due componenti appartenenti al medesimo nucleo familiare (es. marito e moglie), al fine di arrivare fraudolentemente all’ottenimento del contributo per un importo raddoppiato rispetto a quello spettante, ovvero autocertificazioni in cui è stata omessa l’indicazione di essere familiari abitanti nella stessa residenza, risultati dallo stato di famiglia, regolarmente retribuiti o già percettori di sussidi, allo scopo di simulare una condizione di indigenza.
“Oltre alle citate posizioni – spiega un comunicato stampa delle Fiamme Gialle di Bologna – saranno in seguito oggetto di ulteriore approfondimento quelle relative ad alcuni richiedenti il beneficio dei buoni spesa che sono risultati proprietari di più fabbricati o più autovetture ovvero contraenti in negozi giuridici recenti, per importi anche rilevanti, condizioni, queste, rappresentative di un tenore di vita sproporzionato rispetto alle condizioni economiche dichiarate. Le irregolarità riscontrate saranno oggetto di segnalazione alla locale Autorità Giudiziaria per le ipotesi di mendace autocertificazione ed indebita percezione di erogazioni pubbliche, nonché ai competenti Comuni per il recupero dei contributi erogati”.

Dunque, i reati contestati sono di indebita percezione di erogazioni pubbliche per i nuclei familiari che hanno già percepito il contributo dato loro dai Comuni oppure di mendace autocertificazione nel caso non sia ancora arrivato il contributo non dovuto.

Sul tema, Stefano Lazzarini dirigente dei Servizi alla persona del Comune di Imola (in tal caso parte lesa, ndr), raggiunto al telefono sottolinea che “noi abbiamo esaminato le domande nei limiti dei criteri che ci avevano dato guardando con attenzione le autocertificazioni e quindi innanzitutto alla composizione del nucleo dal punto di vista anagrafico. Poi, quando abbiamo avuto dei dubbi riguardo alla percezione di redditi da lavoro, da cittadinanza o altro, abbiamo chiesto delle integrazioni alle autocertificazioni, ma potevamo chiedere solamente agli utenti che hanno fatto domanda, non svolgere un’attività ispettiva come ha fatto la Guardia di Finanza. Abbiamo emesso due bandi, nel primo bisognava aver ricevuto zero euro per nucleo familiare nel periodo di chiusura totale di gran parte delle attività produttive e commerciali, nel secondo aperto pure ai domiciliati poco di più. La prossima settimana avrò un colloquio con i rappresentanti delle Fiamme Gialle e sono curioso anch’io di comprendere quanti sono stati effettivamente e come sono stati scoperti i ‘furbetti’ e soprattutto di capire come recuperare le risorse non dovute come Ente locale”.

(m.m.)