Un libro dalla terribile intensità, capace di “trovare la bellezza nel lato selvaggio”: grandi e promettenti sono le doti di questa autrice, già capace di farsi ammirare nel mondo per L’estate che sciolse ogni cosa, ora pubblicata in anteprima mondiale per le bravissime edizioni Atlantide di Roma.

Tiffany McDaniel, Sul lato selvaggio, Atlantide (traduzione Luca Briasco)

“Vedete che cosa sto facendo?” disse. “Rimetto i fili dentro il quadrato, e così trasformo il lato selvaggio in qualcosa di bello. Voglio che proviate a farlo anche voi”. Così la nonna rende chiaro il significato della vita a due bambine, mostrando una coperta afgana in lavorazione, con la parte superiore perfetta, e quella inferiore, invisibile alla vista, piena di fili che sembrano “schegge che si staccano dal tronco”, finchè non si cerca di riportare un poco di ordine.

Daffy e Arc sono gemelle, figlie di due genitori dediti all’eroina, e il padre ben presto ne finirà vittima. Sono nate ad un minuto di differenza l’una dall’altra, e per fortuna che hanno una nonna che per un po’ di tempo le terrà fuori dalla sporcizia, dall’indifferenza, dalla droga, dal degrado umano. Cercheranno di farsi forza a vicenda rifugiandosi in un loro mondo, per tenersi alla larga dagli altri uomini che entreranno in casa, per frequentare la madre e la zia Jo.

“Io e Daffy festeggiavamo da sole, nel disinteresse generale, disegnando una torta sul pavimento. Tenevamo le nostre torte in quello che avevamo battezzato l’angoletto dei compleanni, che si trovava in un angolo della camera da letto di Daffy. Una torta glassata di viola per i nostri cinque anni. Una torta glassata di azzurro per i sette. Una torta glassata di rosa per i dieci. Disegnavamo prima la torta intera, poi una fetta e un boccone, per concludere con una sequenza di briciole attorno alle nostre due forchette, anch’esse disegnate. Mangiavamo la torta come meglio potevamo, ricorrendo ai pennarelli e all’immaginazione. Se chiudevamo gli occhi stretti stretti, riuscivamo a sentire il gusto della glassa rosa, cosparsa di piccole rose rosse.”