Mentre la pandemia causata dal Covid-19 insiste nel prosciugare le già ben misere casse di molti fra gli stati mondiali, un discreto gruzzolo di denaro giace in tranquillità e in attesa di tempi migliori. Un recente studio della McKinsey stima in circa 80 trilioni di dollari (sono migliaia di miliardi) il risparmio investito e gestito da società finanziarie sparse in po’ in tutto il mondo. La cifra, e si badi bene riguarda “solo” il capitale liquido gestito dai cosiddetti fondi di investimento, rende quasi ridicola la disputa tutta Europea circa il denaro da destinare alla cosiddetta “ripartenza” del sistema Europa: mentre dalle nostre parti si arranca e si litiga per una cifretta pari a 500 miliardi di euro, nelle casse di benestanti “risparmiatori” giace una quantità circa 160 volte tanto (mi si perdoni la non corretta valutazione in base al cambio €/$).

Se già questi parametri finanziari portano ad una riflessione, ancora più sorprendente risulta essere la “localizzazione” dei cosiddetti gestori: sono cinque i maggiori gestori di una parte di questa ridondante liquidità e da soli ne detengono la potenzialità per circa il 25%. Risparmio la fatica del calcolo: la discreta cifra di 20.000.000.000.000 di dollari (Walt Disney aveva avuto fantasia limitata nel creare Paperon de Paperoni) viene occulatamente gestita tra BlackRock, Ubs, State Street, Vanguard e Fidelity: appena quattro mesi fa detenevano “solo” il 19% della torta e tale fenomeno di accentramento ha finito con il sorprendere un po’ tutti. La causa va ricercata nella violenta crisi determinata dal coronavirus, afferma Warren Miller, amministratore delegato di Flowspring , che ha provveduto ad allargare la propria ricerca finendo per quantificare in un misero 1% di gestori di fondi che detengono liquidità pari al 61% della raccolta globale.

Per finire, ma non da ultimo come dato, occorre riflettere sulla quantificazione del Pil mondiale che stando al Fmi subirà una perdita di circa il 3% nel 2020 scendendo da 85 a 82 mila miliardi di dollari: un soffio in più del risparmio gestito da questi signori. Sono disponibilità in quantità tale da poter determinare le sorti di aziende di dimensioni importanti o di giocare con lo “spread” di un titolo più o meno gradito per non parlare delle quotazioni di titoli presenti nei listini di borsa: in pratica non è così assurdo affermare che, un accordo discreto, potrebbe determinare valutazioni e quantificazioni gradite o al contrario penalizzate. Le conseguenze alla vostra fantasia.

(Mauro Magnani)