L’agricoltore di Italia Viva Renato Alpi

Imola. Anche quest’anno per molti agricoltori dell’Imolese e della Vallata del Santerno sarà un anno in perdita. Come se non bastasse, alle difficoltà causate dal Coronavirus, si sono aggiunte le gelate tra la fine di marzo e l’inizio di aprile che hanno bruciato i frutti sbocciati
sugli alberi fino a quel momento, spazzando via quasi completamente la produzione delle albicocche, e provocando un danno alla produzione delle pesche e dei kiwi del 70 per cento circa.
Insomma, una vera e pro pria debacle che mette nuovamente in ginocchio i numerosi produttori locali. E un settore, quello della frutticoltura, che da fiore all’occhiello del nostro territorio rischia di essere sempre più in difficoltà ogni anno, al punto che alcuni agricoltori non si recano nemmeno nei campi per la raccolta stagionale.
“Ho delle viti completamente bruciate in via Croara a Casalfiumanese – dichiara Renato Alpi, titolare dell’azienda agricola Podere Monti di Sopra, nonché iscritto a Italia Viva Imola -. Ma tra le zone più colpite c’è l’imolese. Fatto sta che le aste di Altedo e di San Martino di Ferrara hanno deciso di non aprire nemmeno, per mancanza di prodotto, i due centri di raccolta che hanno a Borgo Tossignano”. E questo dà inevitabilmente la misura di quanto il settore e i suoi imprenditori siano ridotti allo stremo.
Così anche questa estate i consumatori si ritroveranno nei supermercati prodotti provenienti dall’estero, specie dalla Spagna. “A mio avviso, l’ideale sarebbe fare come si faceva in passato – propone Alpi -, quando, se il prodotto locale mancava, i magazzini di frutta non lavoravano prodotti esteri, così che sugli scaffali dei supermercati i consumatori trovavano esclusivamente prodotti locali e di stagione, accontentandosi di mangiare quello che la terra aveva da offrire in quel momento”.
Ma, secondo Italia Viva Imola, anche le banche dovrebbero fare la loro parte. A questo proposito, i referenti locali Giovanna Cappello e Matteo Martignani fanno sapere di “mettersi a disposizione dei produttori agricoli al fine di prendere contatti con la Regione Emilia Romagna per sostenere la richiesta di più fondi pubblici non solo per l’agricoltura, ma anche per tutti gli agriturismi del territorio che, a causa dei tre mesi di chiusura per il Covid, hanno da poco ripreso le loro attività, ma chiedono un maggiore sostegno economico. Appoggiamo, ad esempio, l’idea che hanno avuto le associazioni di categoria di creare all’interno degli agriturismi dei piccoli centri estivi,
naturalmente dando a tali strutture dei contributi per adeguarsi ad accogliere i bambini”.