Nella Festa della Repubblica del 2 giugno si sprecano coccarde tricolori e cerimonie ufficiali su tutto il territorio nazionale dove la consuetudine vuole che le prefetture organizzino ricevimenti a favore delle autorità locali e così a “cascata” fino ai governi comunali, parate militari comprese, sempre tenendo ben presente il senso di responsabilità dei tempi che corrono.

Al pari del 4 luglio americano (indipendenza dalla Gran Bretagna) e del 14 luglio francese (presa della Bastiglia) ciò è stato possibile grazie al referendum del 2 e 3 giugno 1946 dove il 54% dei “repubblicani” ha prevalso sul 47% dei monarchici, mettendo così fine a 85 anni di regno.

Una polemica di Giorgia Meloni ha però infiammato gli attesi cerimoniali perchè la sua richiesta di deporre al Sacello del Milite Ignoto una corona d’alloro è stata bocciata perché ritenuta un “doppione” politico irrispettoso promosso dalla sola parte di italiani che la votano, verso una festa che invece è di tutti e su un valore che dev’essere condiviso; ovvio il tentativo di strappo del leader di Fratelli d’Italia (FdI) con la prima carica dello Stato come a porre dubbi sul suo ruolo di super partes, ruolo che invece calza da sempre al Presidente Mattarella perché primo e integerrimo garante della carta costituzionale e da sempre in prima linea contro il rischio delle disuguaglianze che sono miccia di ostilità e tensioni.

In seconda battuta sia Salvini (Lega) che Tajani (Forza Italia), partner di coalizione di centrodestra di cui fa parte la Meloni, hanno poi minimizzato smorzando i toni sull’iniziativa del leader di FdI, a loro dire nata solo dall’amor patrio, ma pure a ricordar(le) che forse di questi tempi non occorre rincorrere altri guai, piuttosto meglio far posto a soluzioni immediate e (anche) condivise su temi di ben altra importanza.

Da qui (fase 2-bis) in avanti non sarà infatti più tempo di erigere muri e (tentare) di far crollare ponti perché debiti e diseguaglianze saranno le due sfide da vincere o saranno pesanti le zavorre per lo sviluppo dei territori, che sono bacini (anche) elettorali, dove si è purtroppo visto quanto poco abbia influito il colore politico nella soluzione dei problemi della gente, anche delle comunità più virtuose (Lombardia in testa) dove non tutto ha funzionato come si pensava.

Se in quest’anno di pandemia da coronavirus tutto sarà minimizzato per evitare gli assembramenti, ricordo degli anni passati, “alto” resterà nella mattinata del 2 giugno il gesto del Presidente Mattarella alla cerimonia di deposizione di una corona all’Altare della Patria, ma altrettanto carica di significato sarà la scelta di recarsi nel pomeriggio a Codogno, il paese lombardo di 47 mila abitanti “isolato” dal resto d’Italia prima del lock down dove è scoppiato il primo focolaio di coronavirus, un passo quest’ultimo che ha (finalmente) visto accumunati gli apprezzamenti “bipartisan” delle forze politiche.

(Giuseppe Vassura)