Oggi, 31 maggio, mentre scriviamo, non siamo ancora del tutto sicuri di quanta e quale libertà di movimento ci verrà autorizzata, se prevarrà la prudenza circa il ri-diffondersi del virus o se verrà fatta la scelta di aprire le porte al fine di riprendere una forma di vita normale e con essa, occorre averlo ben presente, tutte o quasi le nostre abitudini, indispensabili per sorreggere un tipologia di società che prevede il circolo della disponibilità di denaro.

I “numeri” sembrano buoni e fanno ben sperare, ma gli effetti disastrosi della pandemia causata dal cov 19 sono ancora fortemente presenti e non del tutto scomparsi. In queste poche righe si nasconde la ragione della disputa a distanza (davvero sorprendente e fuori luogo) tra il Presidente della Regione Sardegna e il sindaco di Milano. Il primo barcolla fortemente tra l’urgente necessità della sua terra di ricevere l’ossigeno del turismo e la comprensibile paura di importare un’ondata di contagi in una terra quasi miracolosamente illesa e il secondo appare quale strenuo difensore di una “Stirpe Lombarda” che non vorrebbe vedere esclusa dallo sblocco delle restrizioni in quanto, purtroppo, presentante dati di infezione tali da riportare il non positivo bilancio di più infetta d’Italia. La disputa, che la dice molto lunga circa la qualità effettiva dei contendenti, è andata avanti tra minacciati controlli ai punti di ingresso e respingimenti o pesanti quarantene se di provenienza Lombarda e il secondo, assai piccato, se ne è uscito con un “Ce ne ricorderemo …”. Una sceneggiata di pochezza politica e di miseria umana. Colpisce il fatto che ad intervenire non sia stato il Presidente Fontana, forse troppo impegnato dalle inchieste giudiziarie che lo vedono protagonista o, c’è da augurarselo, decisamente superiore ad una tale sfida di basso livello.

Mentre i due galletti sfoderano i loro acuminati arpioni, la società civile prosegue nel suo cammino e ci ricorda, e ce n’è davvero bisogno, di essere fin troppo spesso decisamente un gradino più in su della classe politica che la rappresenta.

Il destino vuole che un giovane ragazzo sardo muoia in un incidente di lavoro: di questa tipologia di incidenti mortali non se ne parlerà mai abbastanza e non si solleciterà mai con la dovuta forza e insistenza chi di dovere per i necessari controlli e sistemi di sicurezza. La morte colpisce un giovane corpo e i genitori, generosi, partecipi, umanitari, consapevoli, altruisti (e mi fermo qui per non tediare) decidono per l’espianto degli organi, davvero preziosi.

Quasi contemporaneamente un diciottenne lombardo, affetto gravemente da cov 19, dopo due mesi di cure e di sofferenze, viene posto in coma farmacologico: i suoi polmoni sono letteralmente bruciati e l’unica speranza risiede nel trapianto. Qui subentrano gli eroi, quelli ripresi quotidianamente mentre indossavano (e indossano) indumenti protettivi accingendosi alla loro battaglia quotidiana, quella di salvarci la vita quando è possibile.

Non si tratta di eroi, ma di persone serie, donne e uomini che hanno studiato, hanno imparato, dalle sconfitte (a volte dolorosissime) hanno tratto ulteriore insegnamento, hanno giurato di fare tutto il loro meglio per alleviare le pene dei loro consimili, solo che a differenza di molti appartenenti alla classe politica che ci amministra, tengono fede al loro impegno e giuramento e si comportano di conseguenza. La notizia vola, la donazione ottiene il risultato sperato: una sorta di miracolo vede i polmoni del ragazzo sardo trapiantati nel torace del giovane ragazzo milanese, al quale auguriamo tutta la vita alla quale ha diritto.

Chissà se il sindaco Sala saprà far tesoro di questo gesto di vera umanità e di altruismo e se il presidente Pigliaru saprà essere all’altezza del popolo Sardo, così duro ad un primo contatto ma immensamente ricco di generosità e altruismo. E chissà se mai un giorno riusciremo ad avere una classe politica veramente all’altezza di noi pecorelle forse troppo spesso intente a brucare l’erba che ci viene concessa evitando di avere il coraggio di alzare la testa per guardare meglio. Chissà.

(Mauro Magnani)