Bologna. E’ stata certamente una giornata molto importante per le lavoratrici e lavoratori della Fiac di Pontecchio Marconi e per la Fiom. La manifestazione, ci ha detto il segretario regionale della Fiom Samuele Lodi,  messa in campo per denunciare l’irresponsabile decisione della proprietà Atlas Copco di trasferire le attività a Torino ha infatti avuto una ottima riuscita.

Il corteo, partito proprio dallo stabilimento, si è sviluppato lungo la Porrettana e ha visto parteciparvi, oltre ai dipendenti di Fiac in sciopero e presidio permanente ormai da giorni, centinaia e centinaia di lavoratrici e lavoratori provenienti da tutte le principali aziende metalmeccaniche bolognesi. Erano anche presenti delegazioni della Fiom da tutta la regione. Arrivato nel centro di Sasso Marconi, il corteo è stato accolto dai cittadini e dai commercianti che hanno voluto testimoniare la propria vicinanza, solidarietà e partecipazione alla lotta delle lavoratrici e lavoratori della Fiac.

“In questa vicenda un ruolo fondamentale ed estremamente prezioso lo stanno avendo anche le Istituzioni locali e la Regione che fin dal primo momento hanno fatto proprio il punto di vista della Fiom di contrastare senza tentennamenti quelli che sono, a tutti gli effetti, licenziamenti mascherati. Il tutto reso ancor più grave alla luce del contesto in cui stiamo vivendo di una auspicata uscita dall’emergenza sanitaria Covid ma in pieno ingresso in una nuova emergenza economica e sociale”.

Le lavoratrici e i lavoratori della Fiac devono avere la certezza “che la Fiom è e resterà sempre con loro fino a quando non si troverà soluzione a questa inaccettabile vicenda che, tra l’altro, vede un atteggiamento della Confindustria Emilia Centro molto ambiguo e non coerente con la storia delle relazioni sindacali bolognesi, ma certamente in linea con la nuova Confindustria del Presidente Bonomi che fa la voce grossa con il Governo ed il Sindacato proponendo vecchie ricette che, guarda caso, passano attraverso la cancellazione dei contratti nazionali e da una richiesta di un’ulteriore dose di precarietà e quindi di cancellazione di diritti delle lavoratrici e lavoratori”.

(m.z.)