Siamo un gruppo di insegnanti e genitori delle scuole imolesi di ogni ordine e grado, preoccupati degli scenari che si prospettano per l’inizio del prossimo anno scolastico, sul quale regna ancora molta confusione, nonostante manchino meno di 100 giorni all’apertura del nuovo anno scolastico.

Il 23 maggio scorso è stata organizzata una manifestazione pubblica in diverse città italiane, promossa dal comitato “Priorità alla scuola”, proprio per porre l’attenzione sulla necessità che a settembre si riaprano le porte di quelle scuole che sono state chiuse il 22 febbraio in Emilia-Romagna, Piemonte e Lombardia, il 5 marzo nel resto d’Italia.

A fine febbraio a Imola, come in gran parte d’Italia, eravamo in una fase di emergenza alla quale, dopo uno smarrimento iniziale, tutti gli insegnanti hanno risposto prontamente attraverso la “Didattica a distanza” (Dad), uno strumento certamente salvifico nell’emergenza, al quale ogni famiglia, conciliando a fatica lavoro più o meno smart, disponibilità di computer e connessioni, competenze informatiche già acquisite o in fase di acquisizione, ha risposto altrettanto prontamente.

La speranza era che la Dad aiutasse a superare l’inedita criticità del momento, garantendo almeno una continuità di relazione che potesse rassicurare bambini e adolescenti sulla loro appartenenza, nonostante la distanza sociale, a una comunità educativa e affettiva, ma tutelando anche il diritto all’istruzione che spetta a tutti, in base all’art. 34 della Costituzione Italiana. Rispetto a quel diritto, la speranza si è concretizzata e la Dad è stata presto esaltata come rimedio tempestivo ed efficace alla chiusura delle scuole. Ma la stessa Dad, nel giro di pochi giorni, ha anche rivelato ed evidenziato diseguaglianze, difficoltà e criticità che hanno negato rapidamente quello stesso diritto. I motivi sono evidenti: operando a distanza, ognuno dietro il proprio schermo, vengono a indebolirsi l’interazione e la relazione su cui si basa un apprendimento attivo, chi è più fragile non riesce a godere come prima del sostegno dell’insegnante e dei compagni, viene a mancare quella parità di condizioni con cui ognuno, all’interno di una classe, può partecipare alla lezione e, specie per i più piccoli, diviene fondamentale la presenza di un adulto che affianca il proprio figlio nelle attività che dovrebbero essere di esclusiva competenza di insegnanti e alunni.

Oggi però non siamo più nella fase dell’emergenza da tamponare, ma di una realtà da affrontare e gestire, con la quale dovremo convivere probabilmente per molto tempo e per la quale non è pensabile che la scuola, in quanto settore non produttivo, sia sacrificata e sostituita, totalmente o per gran parte, dalla Dad.

Siamo assolutamente consapevoli e condividiamo la necessità che siano rispettate le linee nazionali e i protocolli di sicurezza necessari a garantire la salute di tutti, come primo e inalienabile diritto. Il 28 maggio 2020 è stato pubblicato il verbale del Comitato Tecnico-Scientifico per la riapertura delle scuole di ogni ordine e grado a settembre, e contestualmente il Decreto Legge (che da normativa dovrà essere convertito in Legge entro 60 giorni). Abbiamo tutti accolto con grande sollievo la dichiarazione che le scuole, nel massimo rispetto delle norme per la sicurezza sanitaria, riapriranno a settembre, una garanzia sulla quale tutte le famiglie ripongono la massima fiducia. La percezione generale è che tutto tornerà finalmente alla normalità, pur con alcuni necessari accorgimenti atti a garantire le norme di sicurezza.

I nodi da affrontare
Restano però irrisolti, o quanto meno vaghi e preoccupanti, alcuni nodi che a nostro avviso sono centrali e che rischiano di allontanare la concreta riapertura delle scuole per tutti gli studenti a settembre:

• la riorganizzazione della disposizione interna di banchi e cattedre per garantire il metro di distanza interpersonale nella maggior parte dei casi dovrà, molto pragmaticamente, comportare un raddoppiamento degli spazi;

• la valorizzazione degli spazi esterni dovrà comportare necessariamente interventi strutturali più o meno temporanei, che necessiteranno di tempi e soprattutto di fondi, se davvero si vogliono utilizzare gli spazi verdi non solo come soluzione provvisoria, ma anche come primo passo verso un rinnovamento della didattica (la famosa outdoor education);

• la determinazione del numero di docenti e ATA necessari nella nuova organizzazione degli spazi in quando ad una suddivisione dei gruppi classe e una ricollocazione degli stessi in spazi diversi deve corrispondere un adeguamento delle risorse del personale;

• la definizione dello scaglionamento orario per le entrate e le uscite dovrà avere una durata plausibile, se non si vuole ridurre ulteriormente l’attività didattica (si parla già di ore da 40/45 minuti);

• la collaborazione con i gestori degli spazi territoriali extrascolastici e quindi con gli Enti locali va intrapresa subito con azioni concrete, per adeguare realisticamente tali spazi e renderli effettivamente disponibili da settembre, emanando protocolli tempestivi;

• lo stanziamento di risorse per le pulizie quotidiane, che – lo ricordiamo – già avvengono in tutti i plessi scolastici, ma che dovranno prevedere una frequenza e un livello di igienizzazione quotidiane al quale i collaboratori scolastici attualmente presenti non riusciranno a far fronte, se non con massicci rinforzi in termini economici e di personale stesso.

06Scuola (Foto di Roberto Brancolini da Regione Emilia Romagna)L’organizzazione degli Istituti
Vogliamo pertanto puntare i riflettori su questi aspetti strategici dell’organizzazione dei nostri istituti scolastici, coinvolgendo fin d’ora rappresentanti di genitori, docenti, personale ATA, Dirigenti Scolastici, associazioni pubbliche e private e Amministrazione comunale per poter attuare rapidamente il censimento degli spazi delle singole istituzioni e dei singoli plessi scolastici e individuare tempestivamente le necessità reali di ciascun plesso, come ad esempio:

• quante e quali classi andrebbero sdoppiate per favorire la compresenza di tutti i membri di ciascuna classe (non metà classe a scuola e metà a casa a seguire le lezioni on-line), ma sempre garantendo la distanza interpersonale e ogni altro parametro di sicurezza;

• su quante e quali risorse di personale, docente e ATA, sia possibile contare per garantire un’azione didattica in presenza che, se non in grado di ripristinare il modello a cui eravamo abituati, possa essere almeno significativa e scongiurare una drastica riduzione del tempo scuola;

• quali spazi sono reperibili nell’immediata vicinanza di ciascun plesso scolastico (in molti casi all’interno stesso), considerando in primo luogo gli spazi aperti, eventualmente sfruttabili per allestire anche strutture provvisorie in previsione dell’inverno 2020/2021;

• quali spazi pubblici o privati sono reperibili in luoghi meno vicini e riadattabili, in tempi relativamente brevi, all’attività didattica;

• quali spazi andranno utilizzati in ciascuna sede per l’ingresso e l’uscita scaglionata degli studenti;

• quali spazi andranno adibiti all’arrivo e alla ripartenza dei genitori che accompagnano i figli con mezzi propri;

• con quali modalità si potrà diversificare o incrementare il servizio di trasporto pubblico per evitare quanto più possibile gli assembramenti;

• con quali modalità si organizzeranno gli orari scolastici, la durata delle lezioni, la turnazione del personale scolastico, la pulizia e la sanificazione di spazi e materiali.

In ragione di ciò riteniamo indispensabile aprire un dialogo con le autorità locali e regionali perché l’estate, a partire dal 7 giugno, non trascorra invano, per cominciare fin d’ora a programmare il rientro a scuola a settembre nel rispetto sia delle normative e del diritto alla salute sia del diritto all’istruzione come diritto inalienabile di ogni essere umano e come investimento strategico di ogni comunità civile. Solo così potremo arrivare il più preparati possibile al 1° settembre 2020 e potremo restituire ai nostri bambini la loro dimensione di relazione con la società e per la società. Vogliamo che sia questo il senso dell’augurio “Ci vediamo a settembre” (presentazione CI VEDIAMO A SETTEMBRE).

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(Insegnanti e genitori di Imola, comitato “Priorità alla scuola”)