Imola. Assieme al Con.Ami, Area Blu era considerato un fiore all’occhiello del territorio imolese, appetibile anche da realtà oltre i confini del circondario. Da tempo però ha imboccato una china pericolosa che l’ha gettata in una profonda crisi, non tanto dal punto di vista economico finanziario, ma soprattutto di leadership, quindi assenza di governance e, di conseguenza, di una linea strategica funzionali al suo sviluppo.

Le dimissioni di Isabella Bacchini, presidente del Collegio sindacale, è solo l’ultima segnale di una diaspora iniziata con le dimissioni di Vanni Bertozzi, dopo il cambio di guida dell’Amministrazione comunale imolese dal centro sinistra al Movimento cinque stelle.
Una soluzione sembrava essere stata trovato con la nomina di Alessandro Ambrosini, ma, come un fulmine a ciel sereno, dopo circa cinque mesi erano arrivate le sue dimissioni.
Il Cda successivo, eletto a giugno 2019, composto da Maria Rosaria Barchetti presidente, Stefano Ponzi e Aleardo Benuzzi consiglieri, è stato un tentativo inutile di mettere una pezza a una situazione che l’Amministrazione a guida 5 stelle si era già lasciata sfuggire di mano. Circa cinque mesi dopo, a dicembre 2019, le ennesime dimissioni di un presidente, tanto è durata la gestione Barchetti, giunte dopo che la sindaca Manuela Sangiorgi aveva deciso di chiudere la sua non esaltante esperienza di Prima cittadina.

Nel frattempo però, a novembre 2019, conseguenza dello scontro con la giunta a guida Sangiorgi, aveva abbandonato anche il direttore generale Carmelo Bonaccorso. Da quel momento in poi la crisi è degenerata in un effetto domino che di fatto ha azzerato la struttura dirigenziale di Area Blu.

La storia, che da dicembre 2019 prosegue con un nuovo interlocutore politico, il Commissario straordinario Nicola Izza, però non cambia. A gennaio 2020 va in Coordinamento soci la proposta, che spetta al Comune di Imola, quindi al Commissario, del nuovo Presidente e Amministratore delegato, scelta che però si è rivelata incompatibile e che, comunque, essendo un uomo, non rispettava i criteri sulle pari opportunità, visto che le società in house devono rispettare i dettami della Legge 120/2011 (la cosiddetta Golfo – Mosca), per cui è obbligatorio che almeno un terzo degli amministratori sia rappresentato dal genere femminile. Un ennesimo inciampo.
Nel frattempo, però, erano state messe in campo altre soluzioni, condivise da una parte dei soci, ma non sono state prese in considerazione.

Si arriva così all’emergenza Coronavirus e, quindi, all’oggi con una società decapitata. Infatti, la confusione societaria di tutti questi mesi ci ha lasciato una società senza presidente, con un Cda composto solo da due persone, senza un direttore generale, senza direttore amministrativo finanzia e controllo dimessosi ad inizio 2020, dopo che nel 2019 se n’era già andato il responsabile amministrativo finanza, senza la responsabile Privacy, senza la responsabile dell’ufficio gare, senza la responsabile del personale e così via. Nel frattempo alcune di queste figure sono state ripristinate, ma nella sua testa decisionale Area Blu è completamente monca. A ciò si aggiunge anche una divisione dei ruoli che generano confusione e mala gestione, in particolare per quanto riguarda alcune competenze tra Presidente e Direttore che si sovrappongono (già uno dei motivi che portarono alle dimissioni di Ambrosini), con la necessità quindi di rimettere mano allo Statuto per rivedere i poteri di ciascuna figura al fine di garantire alla società una funzionalità ottimale. Modifiche che sono in ballo da anni, ma che nessuno ha mai voluto approvare.

Sta di fatto che ormai da troppo tempo Area Blu non è governata, si procede con la gestione ordinaria, ma nelle sue linee strategiche buio assoluto. E pensare che un tale strumento era stato presentato come il fiore all’occhiello (ricordiamo che parliamo di una realtà che fattura circa 20 milioni di euro all’anno) di una politica capace anche di creare prospettive di sviluppo tramite questo tipo di società. Ma con questa situazione quante occasioni si sono già perse? Quanto hanno pesato sull’operatività dell’azienda? Domande che non avranno mai risposte.

Nel frattempo le scadenze stanno venendo avanti. Bisogna approvare il bilancio, ma come si va ad approvare un bilancio senza Presidente? Un bilancio, tra l’altro, realizzato non all’interno della struttura, ma demandato ad uno dei tanti consulenti di cui si è avvalsa la struttura in questi anni.

La scelta poteva essere di procedere prima con la nomina del nuovo Cda e del nuovo Presidente, facendo però attenzione di non incorrere nelle incompatibilità della Legge Madia che esclude in quei ruoli chi è già titolare di una pensione (sarebbe il caso di Domenico Olivieri, ex presidente di Legacoop Imola, del quale si è parlato in questi mesi), poi con l’approvazione del bilancio.

La strada scelta però è stata un’altra. Perchè? Chissà, forse per non fare pesare subito sul nuovo presidente l’approvazione del bilancio 2019, tra l’altro predisposto da un esterno, anche se i dati economici sembrano non avere problemi e allora?

Fatto sta che tale decisione non ha provato il consenso del presidente del Collegio sindacale, appunto Isabella Bacchini, che ha rassegnato le sue dimissioni, essendo contraria ad approvare un atto così importante per la vita della società, in assenza di una legittima governance.

Dopo il via libera al bilancio, che sta avvenendo in queste ore, vedremo quali saranno le mosse per dare una dirigenza ad Area Blu, con la speranza che la strada scelta sia quella di dare poche, ma chiare, certezze interne e che non si proceda ancora con l’ausilio di ennesimi consulenti esterni per ulteriori studi che porteranno via altri mesi importanti per dare stabilità gestionale ed organizzativa alla società. Se non altro per dare finalmente alcuni punti di riferimento a quel personale che ha continuato a d operare anche in un contesto difficile come quello di questi mesi, evitando che si alimenti un fuggi fuggi che penalizzerebbe ulteriormente la struttura.

Così la telenovela Area Blu si fa ad inserire in un contesto dove l’assenza di guida politica inizio a pesare come un macigno sulla città, una città che ha bisogno di scelte importanti per il suo futuro, a maggior ragione oggi dopo la tempesta che ci ha colpito con il Covid-19. Fortunatamente sembra aver trovato una soluzione l’altra importante realtà del territorio, Con.Ami che con la nomina a presidente di Fabio Bacchilega, potrebbe aver messo una pezza alla sua deriva. Ora però sul banco si profila un ennesima scelta importante, come quella degli organi dirigenti di Formula Imola, una roba non di poco conto visto che è un’altra di quelle società a cui le amministrazioni comunale hanno sempre fatto riferimento come ad un asset strategico dello sviluppo della città: l’autodromo Enzo e Dino Ferrari.

Area Blu, Con.Ami, Formula Imola, Osservanza Srl: diversi puzzle di un’unica scacchiera. Quella sulla quale si sta giocando gran parte del futuro del nostro territorio, ma con interlocutori che vanno ben oltre i confini del circondario, ad esempio, per citarne uno, la Città metropolitana, sui cui tavoli Imola è assente da troppo tempo… e questa assenza rischiamo di pagarla molto cara.

La compagine sociale di Area Blu
Comune di Imola (91,0284%)
Con.Ami (2,7212%)
Città Metropolitana di Bologna (2,4296%)
Comune di Castel S. Pietro T. (1,4578%)
Comune di Medicina (0,9862%)
Nuovo Circondario Imolese (0,6803%)
Comune di Dozza (0,4859%)
Comune di Mordano (0,2105%)

La governance della Società è affidata ad un Consiglio di amministrazione di tre componenti che vengono designati dagli Enti soci proprietari: un Presidente con funzioni di legale rappresentante e Amministratore delegato e due consiglieri. Affiancano il Cda una struttura di coordinamento soci e l’assemblea. In una società normale il Comune di Imola avrebbe il totale controllo societario, ma essendo una società in house e grazie, anche al coordinamento soci, struttura intermedia tra Cda e Assemblea, anche gli altri soci possono dire la loro, anche perché a livello statutario la maggioranza qualificata è al 94%, percentuale che da solo il Comune di Imola non raggiunge. Particolare anche il sistema di voto che è un misto tra le quote percentuali e il voto a testa, ciò spiega anche perché alcune scelte della Giunta Sangiorgi non siano passate.

(Valerio Zanotti)