Graziano Beltrami non c’è più. E’ difficile e doloroso per me scriverne un ricordo in quanto troppe sono le cose da dire e gli affetti che ci univano. Abbiamo frequentato assieme le scuole medie, poi non ci siamo più persi di vista. Dai primi turbamenti adolescenziali con le ragazze alle giostre ed al parco delle Acque Minerali, al tempo libero, alla politica, agli amici comuni, ci siamo frequentati fino all’ultimo.

Graziano Beltrami

Sveglio, curioso, veloce nel capire le situazioni, Graziano era molto legato alla sua famiglia modesta e popolare. Entrambi figli unici, di fatto quasi quasi per me è stato una specie di parente, magari talora scomodo, più che un “amico”. Siamo stati diversi, ma ci siamo sempre capiti al volo. E lui ha lasciato il segno in tanti campi.

La personalità e la cultura: eclettica e vasta, magari per questo talora un poco superficiale, ma capace di spaziare in vari campi, specie filosofia e poesia (uno dei tanti suoi soprannomi fu “poeta”). Graziano aveva una personalità potremmo dire poliedrica e proteiforme, capace di avere diverse “maschere”, al punto che quasi tutti quelli che lo hanno conosciuto riportano ricordi ed impressioni personali, magari un poco differenti, tuttavia interessanti e non banali. Gli piaceva stare in compagnia, tra la gente, ed era un grande affabulatore, capace di intrattenere l’uditorio e di interloquire sui più svariati argomenti con competenza e sicurezza. Amava i “colpi di teatro”, al punto che una volta si presentò ad un incontro di sessantottini tutti vestiti in stile “militare” e con l’eschimo di ordinanza, indossando un completo rosastro con giacca e cravatta!

Il tempo libero: ha amato il gioco, dalle carte in tutte le versioni, al biliardo, al Mah-Jong e così via, e pure lo sport, dal tennis all’amata montagna degli ultimi anni. L’enogastronomia: senza eccedere, ha profondamente amato il mangiare ed il bere ed amava cucinare. Fu molto legato alle tradizioni, essendo del resto profondo conoscitore di tutte le carni, cosa bene appresa dal padre macellaio, e dei primi emiliano-romagnoli, tuttavia gli piaceva anche cimentarsi in piatti esotici o della tradizione di altre regioni.

L’amicizia: Graziano è stato un essere assolutamente carico di socialità, dalla grande facilità di entrare in confidenza con persone da poco conosciute e di diventarne amico, grazie ad una capacità comunicativa e ad una giovialità invidiabili. In realtà aveva tanti tipi di rapporti, come in un specie di cerchi concentrici, al centro dei quali esisteva una ristretta cerchia di conoscitori dei suoi pensieri più intimi, che via via si allargava quasi all’infinito.

Il lavoro: ha saputo destreggiarsi in svariati campi, avendo anche incarichi di rilievo, tra l’altro nella Fiera di Imola, nell’Autodromo, nel Pala de Andrè di Ravenna, in diverse cooperative e società di cui è stato amministratore ed animatore. Probabilmente ha ricoperto questi ruoli diversi come vere e proprie “avventure” da vivere.

La politica, infine: per uno della mia generazione questa ovviamente ha avuto un posto di rilievo. Di formazione cattolica, da ragazzo fece vita di parrocchia (a biliardino è sempre stato nettamente più bravo del sottoscritto), poi ha aderito a posizioni di sinistra, in genere più radicali delle mie, che ha mantenuto fino all’ultimo. Sapeva parlare, al punto di tenere assemblee con gli appunti scritti su di un pacchetto di sigarette; e molti non sanno che quando la sinistra “storica” decise di aprirsi ai giovani sessantottini, a Graziano fu fatto fare un comizio in una piazza Matteotti gremita al fianco di Enrico Gualandi. Amava ricordare che fui io ad iscriverlo al PCI, quando ancora simpatizzava per il Movimento Studentesco, non ho mai capito se per rimproverarmi o prendermi in giro… Sta di fatto che fino all’ultimo è rimasto fedele a quel campo, anche nel corso degli ultimi tempi in cui forse non ne condivideva del tutto la linea politica.

Insomma mi pare si possa dire che ha cercato una vita “piena” ed è stato capace di lasciare un segno e dei ricordi in tanti che lo hanno conosciuto: ci sentiamo un po’ più soli.

(Marco Pelliconi)