Medicina. Il periodo della “zona rossa” deciso dalla Regione. Un brutto ricordo per coloro che non hanno potuto lavorare in quei giorni, ad esempio un commesso dell’Ipercoop a Imola residente a Medicina, che non hanno ancora visto riconosciuto lo stato di malattia dall’Inps come invece le altre “zone rosse” istituite dal Governo. L’equiparazione va fatta e a chiederlo sono sia Fi in Senato, il M5s in Regione e il sindaco Pd del Comune Matteo Montanari. Ma i tempi ancora una volta sono lunghi ed è bene fare pressione.

“Stefano Bonaccini, in qualità di presidente della Conferenza Stato-Regioni, faccia di tutto affinché l’Inps riconosca ai lavoratori di Medicina l’equiparazione alla malattia del periodo di assenza dal lavoro dovuto al lockdown. Se non si interviene al più presto il rischio è che oltre 300 lavoratori debbano far ricorso a ferie, o a permessi non retribuiti, per giustificare le loro assenze. Una beffa da evitare”. È quanto chiede con un’interrogazione Silvia Piccinini, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo al caso dei lavoratori di Medicina alle prese con il mancato riconoscimento da parte dell’Inps dello stato di malattia per il periodo in cui il loro Comune è stato dichiarato “zona rossa” dalla Regione al fine di contenere la diffusione del Coronavirus.

La presidente dei senatori di Forza Italia Anna Maria Bernini tuona: “Quanto sta accadendo ai lavoratori del Comune di Medicina, che ancora attendono di vedersi riconosciuta la malattia per il periodo di quarantena forzata a seguito della dichiarazione di zona rossa da parte della Regione Emilia-Romagna, è fuori da ogni logica. E dire che gli amministratori, di qualunque livello, avevano immediatamente redarguito sul fatto che non potevano esserci disparità di trattamento tra i lavoratori delle zone rosse decretate dal Governo e quelli delle zone rosse individuate dalle Regioni. Tanto più che alcune Regioni sono state costrette a intervenire per colmare proprio le lacune e i ritardi del Governo. Si ponga immediatamente fine a questa assurdità: una tale situazione si poteva e si doveva evitare fin dall’inizio”.

Da parte sua il sindaco di Medicina Matteo Montanari chiarisce prima di tutto che “dopo l’istituzione della zona rossa di Medicina con ordinanza regionale del presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, il Comune si è mosso immediatamente con l’assessore regionale al lavoro Vicenzo Colla e con il Ministero del Lavoro per definire un percorso che tutelasse i lavoratori. Stiamo parlando ovviamente solo di quei lavoratori che, nonostante i provvedimenti del Governo che ha chiuso in data 10 marzo la quasi totalità delle attività commerciali e produttive (decreto ‘Io resto a casa’), erano ancora impegnati nei servizi essenziali come i negozi alimentari, le attività legate alla filiera agricola, alcuni presidi sociosanitari e le forze dell’ordine. Da parte del Governo, in accordo con la Regione, erano giunte rassicurazioni affinché tale soluzione potesse essere trovata all’interno del Decreto Aprile, poi diventato Decreto Rilancio e pubblicato nella prima metà di maggio. Non essendo stato invece inserito alcun provvedimento risolutivo in tale Decreto si è preso di nuovo contatto con Regione, Governo e Parlamentari affinché fosse predisposto un emendamento al Decreto Legge che in fase di conversione possa garantire ai lavoratori di Medicina bloccati dalla zona rossa, lo stesso trattamento dei lavoratori bloccati nelle zone rosse istituite per via governativa”.

“Il nostro Comune non smetterà di chiedere provvedimenti a tutela dei lavoratori di Medicina bloccati dalla zona rossa fino a quando per questi non saranno previste le stesse misure definite per i lavoratori delle zone rosse governative – conclude perentorio Montanari -. Ci aspettiamo dal Parlamento e dal Governo una risposta concreta e veloce”.