Imola. La Comunità Europea è pronta a sostenere aiuti massicci verso il nostro paese per modernizzare sanità, digitalizzazione, infrastrutture, scuole e green day: insomma, finanziare un nuovo modello di sviluppo sia ecosostenibile, che mettendo al centro le persone. Con l’unica condizione che l’Italia sia trasparente e progettuale.

Anche il Governo Conte partecipa a questo mutamento epocale e con gli “Stati generali” ha individuatio, ed annunciare al mondo, le nuove intenzioni italiche. E Imola? La nostra città vive una situazione estremamente delicata. Moltissime aziende in cassa integrazione, sicuramente all’orizzonte riduzioni di personale, commercio sull’orlo del collasso, ambienti scolastici da ristrutturare (sui social girano foto emblematiche), famiglie che faticano a gestire lavoro e figli. Se escludiamo il settore sanitario che, grazie al sacrificio continuo del personale, è riuscito a contenere il virus, la fotografia attuale presenta pochi colori.

Infermieri policlinico Sant’Orsola di Bologna (Foto Regione Emilia Romagna)

Il rischio è che si vada verso un’ulteriore deindustrializzazione e marginalizzazione del nostro territorio. Non tutto è negativo, il nostro territorio può contare su eccellenze aziendali, su filiere uniche al mondo, su un’ottima struttura scolastica a livello qualitativo, su eccellenze artistiche come l’Accademia pianistica. Se avremo aiuti le destinazioni sembrano molto chiare, a condizione che la politica locale voglia tutelare scuola, lavoro, sanità, welfare e famiglie.Invece, per l’ennesima volta, la forbice tra politica e società sembra sempre più aperta.

Se escludiamo la Cappello e la Brienza che in queste settimane un minimo di visione in prospettiva l’hanno dimostrata (senza dimenticare il lavoro svolto durante la pandemia), i rimanenti attori sembrano vivere in una palude di idee e programmi.

I media ci raccontano una situazione “medio orientale” quasi uscisse da un libro di John le Carré, dove chiunque può essere una spia, un infiltrato, un colpevole o un innocente. Nemici che, forse, diventeranno amici. Antieuropeisti sulla via di Damasco. Valori messi in cantina. Personaggi riesumati dalla cantina. Tanti cattivi che forse così cattivi non sono e tanti buoni che forse così buoni non sono!

Il “caso F1” è eclatante: Imola è in sofferenza? L’Europa ci chiede trasparenza? Ovviamente, parlando amabilmente e sorseggiando un aperitivo, per gli attori di Le Carré, servono risorse pubbliche! Già, ma quali sono le priorità? La prima è “cameriere un altro prosecco” e giù tutti a ridere. Poi, tornando seri, all’unisono “la F1 a porte chiuse”.

In ogni romanzo è sempre presente un ingenuo che, sorseggiando un analcolico, dice, indicando due persone “scusate, ma non avete criticato per anni Formula Imola per scarsa trasparenza e perché nel sito manca il cv del Presidente? Adesso volete che lo Stato regali milioni di euro?”. Dopo un attimo di silenzio “cameriere un altro prosecco, possibilmente doppio”. E l’ingenuo “forse bevi troppo”, un attimo di ulteriore silenzio ed infine la risposta che meglio sintetizza Imola “bevo per dimenticare… anzi, mi sono già dimenticato di quello detto per anni. Mi sento proprio bene! Assieme a Voi”.

Torno serio: mi sembra che quando si tratta di usare danari pubblici siamo tutti fenomeni.  La F1 non è una priorità, ma uno strumento utilizzato per fini personali oppure per fini politici. Può servire per valorizzare il territorio? Si, se utilizzata da professionisti come a Monza dove il Gp ha una valenza nazionale. A Monza, ovvero Milano, richiamano stilisti, artisti, allargando la visibilità fino a Venezia con un numero “sbalorditivo” di iniziative sul territorio. Monza è la F1, Imola ha ospitato la F1. Monza ha alle spalle l’Aci che può permettersi di mettere a bilancio il pesantissimo disavanzo di gestione. Mediamente, oltre ai 5 milioni pagati dalla Regione Lombardia (sappiamo da dove vengono tolti…) l’esperienza si chiude con un disavanzo di quasi 10 milioni di euro. Gli imolesi è bene che sappiano che a Imola il disavanzo sarebbe a carico di Formula Imola, cioè dei cittadini.

Veramente, dopo il coronavirus, avremmo il coraggio di togliere, alle poche risorse disponibili, milioni di euro per il Gp? Vogliamo utilizzare gli aiuti dell’Europa per la F1? Siamo proprio sicuri? Siamo sicuri che i conti del Comune siano in sicurezza? Non trovate offensivo che, in una città dove i bambini non hanno potuto vivere il classico rito di passaggio dell’ultimo giorno di scuola, la politica (quasi tutta) metta come priorità l’utilizzo di danari pubblici per questo evento. Non trovate curioso che nessuno Vi parli di cifre, ma di “quest’anno si spende molto meno come organizzazione (quanto?) e le ricaduto sul territorio saranno notevoli (quali, quanti euro?).

Il mondo cambia, ma invece di immaginare la nascita di un polo polifunzionale che possa rilanciare il turismo (a 360 gradi) di Imola, permettendo agli albergatori e ristoratori di poter contare su una risorsa trasversale, i nostri politici, sostanzialmente un partito unico dove non esiste destra, sinistra e risvolti vari, insistono nel rinunciare a gestioni trasparenti ed in linea con il futuro.

PS: Daniele Marchetti ha in parte ragione nel sostenere che altre realtà fanno di tutto per avere la F1. Per esempio l’Austria potrà disporre di due gare. Epperò in Austria abbiamo un imprenditore che si divide oneri ed onori e non pesa sulle tasche dei cittadini. A Imola, se veramente l’evento è profittevole, servirebbe un imprenditore come il collega austriaco. Ho 60 anni e l’unico imprenditore che conosco, in ambito Autodromo, è Checco Costa… Poi il buio.

Veramente in ultimo: ancora qualche imolese crede che l’attuale Autodromo dia lavoro e prosperità ad Imola. La verità è che realtà, una tra le tante, ma essendo pubblica merita di essere evidenziata, come Montecatone Rehabilitation Institute con i circa 400 dipendenti ed i 27 milioni di fatturato regalano lavoro ed utili al territorio. Senza dimenticare la validissima rete di volontariato a supporto. Queste sono le vere ricchezze del nostro territorio.

(Mario Zaccherini)