Imola. Il “River side” è stata la seconda casa della mia gioventù, la prima fu “Renzo” quando ancora il “River” non esisteva. La grande sacerdotessa di “certe notti” in quel luogo sorto quasi dal nulla in riva al Santerno, attaccato al circuito, è stata per circa 25 anni Sabina Tagliaferri.

Le riuscì un cocktail buonissimo e quasi impossibile da preparare di buona musica e cabaret d’autore rigorosamente dal vivo, serate da discoteca in una piccola veranda a pochi passi dal fiume, buonumore, ottime pietanze e bicchieri dal bar dove si destreggiava splendidamente spalleggiata da giovani, entusiasti, ragazzi.

Sabina irradiava idee da ogni angolo del corpo, mi spedì perfino qualche volta a presentare, non era il mio mestiere allora sapevo solamente scrivere qualche articoletto da aspirante giornalista, gli ospiti di diverse serate. Ero timido, quindi mi ci voleva prima una vodkina che mi offriva generosamente.

Nel mondo dello spettacolo, Sabina aveva un fiuto pazzesco e una capacità di fare amicizia incredibile. Fece arrivare talenti già importanti e altri che lo sarebbero diventati: ricordo alla spicciolata I Gemelli Ruggeri, Luciana Littizzetto, Gioele Dix, Dario Vergassola, Antonio Albanese, Aldo Giovanni e Giacomo, Stefano Nosei con chitarra a storpiare “Certe Notti” in “Bertinotti” e una sera, solamente a cena e sfortunatamente non sul palco, perfino Enzo Jannacci. Ma ce ne sono stati tanti altri.

Sabina aveva un intuito pazzesco, inventò una “carnevalesca” regata sul Santerno che si svolgeva nella canicola a metà agosto dove venivano premiati i “barconi” più fantasiosi e bizzarri, organizzò pure una “fanzine”, era amica di Michele Serra che allora dirigeva il mitico settimanale satirico “Cuore”, nome anche di un locale che lei poi aprì in centro storico a Imola. Sabina non se la tirava mai, anche se aveva conoscenze di prestigio la sera fino a notte fonda si fermava a chiacchierare con noi giovani di tutto, dal “niente alla musica alla politica” poi suggeriva e ascoltava ipotesi di iniziative eccentriche, seppur a volte irrealistiche e irrealizzabili. Ci galvanizzava e spronava sempre.

Il venerdì e il sabato notte poi si ballava musica italiana, brasiliana, latinoamericana, rock, di tutto a dispetto dei vicini dei palazzoni di via Boccaccio che si lamentavano (in parte giustamente) del troppo rumore. In quelle serate l’enorme parcheggio, che comprendeva tutta l’area dove un tempo a luglio sorgeva la Festa dell’Unità, non riusciva a contenere tutte le auto e le moto che arrivavano, anche da Bologna e altre città della regione.

Ricordo che una sera d’estate vennero a ballare i vertici del Pds, Raffaello De Brasi e il “povero” Massimo Marchignoli in testa. Raffaello era un grande ballerino del rock ‘n roll, coinvolse tutte le più belle ragazze, gli altri del suo gruppo e noi giovani “pestavamo” in seconda fila.

A un certo punto Sabina si stancò di quell’immensa mole di lavoro duro e creativo al tempo stesso, le gestioni che seguirono non riuscirono purtroppo a ripetere i fasti di quei giorni là e forse nel frattempo io ero diventato “vecchio”.

Ora il “River Side” viene demolito per una questione di carte bollate. Sabina non la sento da molto tempo, ma so che non avrà nemmeno lei il muso lungo e non vorrebbe, nè gradirebbe, epiteti tristi.

La chiudo così. Ci siamo divertiti tanto, ci siamo sentiti vivi e giovani per un pezzo importante della nostra vita. Evviva.