Bruxelles. La crisi da coronavirus ci ha ricordato, una volta di più, il ruolo centrale che il sistema agricolo europeo occupa nelle nostre vite. In marzo e aprile, quando la maggior parte delle attività produttive si è fermata, i nostri agricoltori hanno continuato a produrre e a fare in modo che gli scaffali di negozi e supermercati restassero pieni, nonostante le molteplici difficoltà che hanno dovuto affrontare.

L’eurodeputato Herbert Dorfmann

Problemi di stoccaggio, di trasporto, di manodopera straniera insufficiente, di riduzione della clientela (principalmente a causa della chiusura di ristoranti e mercati): indipendentemente da tutto ciò, l’agricoltura europea ha retto il colpo ed è riuscita a garantire la sicurezza alimentare.

Per cercare d’aiutare il settore agricolo, la Commissione europea ha adottato una serie di misure, che vanno dalla creazione dei “corridoi verdi”, all’inizio della crisi, per permettere a merci e lavoratori stagionali di muoversi nel continente, all’adozione di un pacchetto di misure eccezionali a fine aprile, che comprendono gli aiuti all’ammasso privato per i settori lattiero-caseario e delle carni, l’autorizzazione temporanea a organizzare autonomamente misure di mercato per i produttori dei settori maggiormente colpiti e flessibilità nell’attuazione dei programmi di sostegno del mercato. Inoltre, la Commissione ha proposto di permettere agli stati membri d’utilizzare i fondi ancora disponibili nello sviluppo rurale per indennizzare gli agricoltori e le piccole imprese agroalimentari, con importi rispettivamente fino a 5.000 e 50.000 euro.

Foto Regione Emilia Romagna

Si tratta di misure che vanno nella giusta direzione, ma non basta. Servono più coraggio e inventiva! È quello che io e i miei colleghi della commissione agricoltura in Parlamento europeo continuiamo a ripetere dall’inizio della crisi.

L’Unione europea è responsabile della politica agricola comune da decenni e, anche per questo, l’agricoltura è una delle politiche maggiormente gestite a livello europeo. Di conseguenza, ci si aspetta che l’Unione presti particolare attenzione a questo settore.

Con la presentazione del fondo per la ricostruzione “New Generation EU” da 750 miliardi di euro, lo scorso 27 maggio, la Commissione ha corretto parzialmente il tiro, prevedendo 15 miliardi di euro a favore dei programmi di sviluppo rurale. Ma, anche così, i conti non tornano. Questo perché, nonostante i 15 miliardi aggiuntivi, nella proposta della Commissione le risorse del quadro finanziario pluriennale (QFP) 2021-2027 dedicate alla politica agricola comune rimangono inferiori rispetto alla dotazione del QFP in corso.

Serve più ambizione, soprattutto in un momento in cui, nonostante la crisi, la Commissione ha lanciato la strategia Farm to Fork, che rischia di tradursi in una serie di impegni aggiuntivi per i nostri agricoltori.

Per quanto riguarda la tutela ambientale, non metto in dubbio che ognuno debba fare la sua parte, ma a impegni maggiori devono corrispondere risorse maggiori. Sarò chiaro: in quanto coordinatore del Partito popolare europeo in commissione agricoltura, appoggerò nuovi impegni per gli agricoltori in materia di tutela ambientale solo a patto che i nostri contadini ricevano un contributo proporzionale allo sforzo che sarà loro richiesto.

Ritengo un grave errore politico della Commissione aver lanciato il dibattito sulla Farm to Fork in un momento in cui gli agricoltori stanno ancora facendo i conti con la crisi. Ora mi attendo che essa riesca almeno a formulare una proposta ponderata, che deve essere soprattutto finalizzata a migliorare l’approvvigionamento alimentare nel continente.

In Europa ci sono già molti agricoltori che lavorano in maniera rispettosa dell’ambiente. Dobbiamo sostenerli, non punirli. Questa è la posizione che continuerò a portare avanti in commissione agricoltura.

(Herbert Dorfmann, europarlamentare)