Giordano Zambrini presidente della Cia

Imola. “Il mondo cooperativo bolognese deve fare il lavoro per cui è nato: valorizzare la sua base associativa e i prodotti agricoli che gli vengono affidati per la lavorazione e commercializzazione sul mercato. Quello che abbiamo visto in questi anni è stata, invece, una progressiva disgregazione di quel sistema che in Emilia-Romagna è stato una vera e propria eccellenza sociale”, afferma Giordano Zambrini, presidente di Cia-Agricoltori Italiani Imola.

L’associazione imolese lancia un appello alle Cooperative e Op di Imola e dell’intero territorio bolognese, in vista di un’altra annata che porterà difficoltà e problemi ai produttori, in particolare a quelli frutticoli.

“La cooperazione deve tutelare le aziende agricole che producono e conferiscono i prodotti, – continua Zambrini – attenendosi a rigidi standard qualitativi decisi dalle cooperative stesse. Per noi tutelare significa sviluppare ancora di più i mercati già aperti o trovare nuove strade per trasferire valore ai soci. Troppo spesso vediamo, invece, le aziende ortofrutticole diventare l’ultimo anello delle filiere e ritrovarsi a lavorare in perdita, senza la possibilità di ottenere un reddito, perché i prezzi pagati sono inferiori ai costi di produzione. E, voglio dirlo con chiarezza: una certa responsabilità di questo gap di valore è da attribuirsi all’incapacità del sistema cooperativo di fare squadra e aggregarsi”.

Cia – Agricoltori Imola aveva già chiesto, negli anni scorsi, l’apertura di un ufficio commerciale centralizzato di tutte le cooperative, un organismo univoco per andare in maniera forte e competitiva sui mercati italiani e internazionali.

“I nostri produttori d’eccellenza hanno un solo obiettivo: veder valorizzati i loro prodotti sul mercato, fare reddito e reinvestire nelle loro aziende. Ma spesso gli ostacoli per arrivarci appaiono insormontabili. Certo ci sono quelli di natura climatica e fitosanitaria, sui quali non sempre si riesce a intervenire, tanto che anche quest’anno ci sono già cali produttivi consistenti per via delle gelate primaverili e l’incognita cimice asiatica. Ma sulla commercializzazione efficace dei prodotti si può e si deve lavorare. Se le cooperative e le Op riuscissero a mettere da parte l’eccesso di personalismo e tornassero alle origini, quando il bene delle aziende e dell’agricoltura veniva prima di altri interessi, sicuramente meno etici, allora si potrebbe costruire un sistema diverso, che funziona e premia in maniera equa tutti gli attori delle diverse filiere. Noi crediamo nella cooperazione, è importante per le aziende che non sono in grado di andare da sole sul mercato e pensiamo che potrebbe essere davvero strategica per la corsa alla ripresa del settore agricolo. A patto che ci sia da parte sua una forte presa di coscienza e azioni concrete per fare il bene della propria base associativa nel 2020 e nel prossimo futuro.  Altrimenti – conclude il presidente Cia – gli agricoltori troveranno modi alternativi di vendere i prodotti, semplicemente bypassando cooperative e Op, come già fanno aziende più strutturate nella nostra Regione e ovviamente fuori dall’Emilia-Romagna. La cooperazione è un mondo che rischia di implodere e scomparire, mentre noi gli chiediamo un cambiamento vero, prima che sia troppo tardi, perché la nostra agricoltura e le esigenze delle aziende agricole sono già cambiate”.