I maceri e gli stagni immersi nelle campagne sono lembi di vita selvatica sempre più rari da conservare e valorizzare. L’ambiente acquatico e i suoi confini sono una ricchezza di biodiversità piena di sorprese. E’ sempre più difficile vedere nelle nostre campagne maceri, che un tempo servivano per lavorazione della canapa, o pozze d’acqua utilizzate per abbeverare il bestiame, riserve d’acqua e di vita un tempo molto comuni in ogni podere rurale.
I ricordi degli stagni: le libellule rosse o azzurre che frequentavano gli stagni volteggiando su di essi come elicotteri. In questi luoghi prolificavano poi tante rane, che oggi non sono tanto presenti come a quei tempi. Anche questo fa parte del grande cambiamento del nostro ecosistema.


Come sostengono alcuni anziani, ogni casa colonica ne aveva uno, e pur non sapendolo, “proteggevano il pianeta”. Infatti, ora si stanno ricostruendo, proprio per rimettere in funzione l’ecosistema.
Come fece il WWF in una campagna inerente proprio questa tematica, in occasione della giornata mondiale delle zone umide. Rilanciando dunque nuovi stagni “fai da te”, per permettere a quella fauna come libellule, anfibi e ninfee di tornare a svilupparsi. Ormai, il 90% di questi ambienti si sono estinti, sono stati bonificati. La palude, snobbata, fungeva però da oasi di un importante settore faunistico.

In Italia la situazione non è migliore: attualmente sono una cinquantina le aree nazionali protette dalla Convenzione di Ramsar, per il resto si parla invece di cattivo o inadeguato stato di conservazione. Anche in questo caso, le cause sono da ricercare nello sviluppo urbano, nell’agricoltura intensiva, nell’inquinamento, nelle modifiche del regime idrogeologico, nell’introduzione di specie invasive e nei cambiamenti climatici.

(Aris Alpi – Collaborazione de “La Campagna appena ieri”)