Il dottor Antonio Maestri

Imola. Integrazione delle risorse e delle competenze, diffusione delle migliori pratiche, continuità nell’assistenza oncologica ospedale-territorio, centralizzazione di alcune fasi del percorso diagnostico-terapeutico, sviluppo della prossimità delle cure per i trattamenti cronici e delle comunità professionali, coinvolgimento dei medici di medicina generale nei follow up dei pazienti.

Questi i principali obiettivi della nuova rete interaziendale oncologica metropolitana, realizzata dalle aziende sanitarie territoriali di Bologna e Imola ed attiva dal 15 giugno scorso.

L’attività di Oncologia delle Aziende USL di Imola e Bologna è oggi organizzata e svolta in forma unificata interaziendale, sotto la guida del Direttore della UOC di Oncologia dell’Ausl di Imola e capo del dipartimento medico-oncologico dottor Antonio Maestri, che gestisce e coordina professionisti e risorse e sovrintende al governo delle attività cliniche ed assistenziali, ambulatoriali, e dei percorsi diagnostico-terapeutici.

I 6 medici oncologi dipendenti e i 4 convenzionati dell’Ausl di Bologna sono assegnati, fino alla durata dell’accordo, all’Ausl di Imola, andando a costituire un’équipe formata nel complesso da 16 specialisti oncologi, un dietologo ed un psico-oncologo, oltre al Direttore.

L’unificazione non comporta alcuna modifica delle esistenti sedi di Day Service Oncologico ma arricchirà l’attuale disponibilità grazie ad una maggiore integrazione con le attività che si svolgono nelle Case della Salute, dove si potranno prevedere somministrazioni di chemioterapia, controllo degli effetti tossici e programmazione dei follow up, che in parte saranno gestiti dai Medici di Medicina Generale. La rete garantirà infatti l’invio dei pazienti ai diversi centri di riferimento per patologia, supporterà i centri ad alta specializzazione nel gestire i trattamenti oncologici eseguibili sul territorio ed assicurerà ai pazienti in fase avanzata di malattia risposte appropriate il più vicino possibile al proprio domicilio.

Un modello che vede una relazione continua tra le strutture centrali (Ospedali di Bologna) in cui saranno concentrate le tecnologie “pesanti” e nelle quali verranno svolte le attività più specialistiche, e le strutture periferiche (Imola, Vergato, Loiano, Budrio, Bentivoglio e San Giovanni in Persiceto), presso le quali verranno presi in carico i pazienti dei territori ad essi adiacenti, in una relazione continua con la rete delle cure palliative.
Obiettivo finale, garantire cure sempre più prossime ai luoghi di vita dei pazienti, mettendo a loro disposizione tutte le competenze della rete oncologica metropolitana, come terapie sempre più mirate e strumenti quali la telemedicina.