A volte ci appare quasi impossibile che due storie così lontane e diverse tra di loro abbiano tanti punti in comune da sembrare quasi univoche; altre volte non riusciamo a scoprirne i punti che le due storie possano avere punti in comune; altre volte ancora ci scopriamo certi di aver individuato i punti che accomunano le storie ma non riusciamo a credere che possa essere davvero così come noi abbiamo scoperto.

La prima vede un ragazzo che, come tanti altri della sua età e specie, ha individuato nell’estero la via da seguire e ha scelto un ramo di studi e di preparazione certo non comune. E’ andato nella capitale del Regno Unito per poter studiare i legami, le vie e i sistemi che collegano le vite e le realtà degli stati del nostro mondo: si parte dalla storia delle vicende umane trascorse da poco o molto tempo, se ne cercano i tratti in comune come le differenze e le distanze, le origini e le conclusioni delle medesime per cercare di crearsi un bagaglio di conoscenze tale da poter individuare, nel presente, le similitudini e le dissonanze finendo per facilitarne le positive soluzioni.

Poi, indispensabile nella tipologia di studio, occorre predisporsi ad uno studio, come dire, sulla realtà attuale per verificare e verificarsi nell’acquisito. Dove meglio di una realtà politica e sociale fin troppo evidente nei suoi squilibri, nelle sue lacune, nelle sue sperequazioni riguardo i valori sociali che contraddistinguono alcune delle moderne realtà di uno stato, una realtà che vede le basi del diritto sociale moderno dimenticate o accantonate.

Sarebbe opportuno chiedersi per quale ragione un ragazzo giovane e di certo non fornito di antica esperienza sia stato inviato in un simile posto a far domande, a cercare di penetrare nella lealtà locale al fine di comprendere, di capire, di verificare. O forse è stato inviato in quel luogo da astute volpi cresciute nell’esperienza per approfittare della sua naturale copertura dovuta proprio all’inesperienza. Fatto sta che viene individuato, riconosciuto come un personaggio scomodo e ucciso a percosse e torture. Alto si eleva lo sdegno e la costernazione, vengono spese parole di peso e illustri personaggi si spendono in parole ed interventi. Tutti sanno cosa è realmente successo mentre in realtà nessuno ha il vero coraggio della verità.

Contemporaneamente, il regime politico del paese estero del quale stiamo parlando va assumendo un’importanza fondamentale nell’evoluzione della tragica situazione politica e sociale della zona, si dimostra risoluto per la situazione della stessa e sembra abbracciare una linea parallela a molti altri interessi. Purtroppo si sa, da sempre, che quando finisce il ruolo della politica inizia quello delle armi: e già, l’uomo, bestia stupida, non ha ancora imparato nulla dal suo passato e continua ad individuare nel menarsi la soluzione ai suoi problemi.
Oggi non ci si mena più con bastoni e coltelli più o meno lunghi e affilati, oggi occorrono armi moderne e sofisticate e il paese in questione non dispone né della tecnologia né del sapere necessario a costruirle. Per non dire delle strutture, dei sistemi e dei progetti di costruzione.

Dall’altra parte del mare si trova, al contrario, un paese che si colloca tra i principi nell’arte della costruzione di armi e sistemi di difesa e assalto all’avanguardia e, guarda caso, naviga in cattive acque e difficoltà varie per quanto riguarda la sua economia interna: non esiste incontro di domanda e offerta che possa basarsi su basi maggiormente consolidate. Da un lato un rissoso regime e per di più ansioso di far parte di un’elite di importanti protagonisti e dall’altro un’economia quasi allo sbando ma che riconosce al suo interno fabbriche all’avanguardia nel costruire sistemi bellici, in questo caso fregate militari capaci di intercettazioni, sistemi di difesa e di offesa all’avanguardia. Da un lato il lavoro, la vendita e il denaro, dall’altro il bisogno di primeggiare e di farsi sentire come importante pedina: champagne e sorrisi quando il gioco è fatto.

Quello che stupisce e che non si riesce a comprendere come ancora possa accadere si deve riscontrare nel pesante velo di falsità e di vane parole che accompagnano questa realtà. Da un lato la società civile e i famigliari della vittima a chiedere giustizia manifestando il loro sacrosanto diritto nella conoscenza della verità e dall’altro vincoli e sistemi politici internazionali alla ricerca dell’equilibrio militare nella zona, il prestigio da solutori e ricercatori di un equilibrio e il denaro. Sporco, ma pur sempre denaro. Poveri uomini di giustizia intenti allo studio di carte e documenti inutili e vani alla perenne ricerca di una verità che è in possesso di tutti e inesperti uomini politici, vestiti di un incarico più grande di loro, che mostrano il petto per venire contraddetti pochi istanti dopo da istanze di forza maggiore.

Invecchieremo in assenza di verità poi, se ancora saremo lucidi e capaci di intendere, fra una cinquantina d’anni o in caso di rovesciamento dell’attuale regime, una luce squarcerà le tenebre e, forse, sapremo e poi, uomini semplici che non siete altro, cosa volete che sia la vita di un uomo messa nel piatto troppo vuoto della bilancia, quando sull’altro viene posto il prestigio internazionale, gli interessi politici mondiali e, come sempre, il denaro. Molto denaro.

Il regista Milos fa terminare il suo Amadeus con una frase dell’ormai compromesso, nella mente, Salieri che rivela tutta la verità della quale le parole possono essere capaci: … e voi, uomini mediocri di tutti i tempi… .

(Mauro Magnani)