Dopo lo stop durato oltre due mesi dovuto all’emergenza covid-19, la situazione economica e produttiva del paese e dell’industria in particolare resta grave, alla crisi dei consumi si aggiunge il crollo della produzione industriale, con centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori che rischiano seriamente di perdere il posto di lavoro nell’industria, nell’agricoltura, nei servizi e nei trasporti, praticamente tutti i settori risentono ormai di una diffusa crisi interna dei consumi e degli investimenti che insieme ad una sempre più marcata incertezza dei mercati internazionali, stanno portando a una situazione che se non viene rapidamente supportata da adeguati interventi volti alla ripresa del sistema produttivo e al rilancio dei consumi, si rischia l’esplosione di una vera e propria emergenza sociale che potrebbe rendere ancora più impervia la strada verso l’uscita dalla crisi stessa.

Secondo i sindacati confederali solo nell’industria sono 300 mila i lavoratori che rischiano seriamente di perdere il posto lavoro, a questi ne vanno aggiunti altre centinaia di migliaia da altri settori, sicuramente il quadro purtroppo sarà più completo quando in autunno cesseranno gli ammortizzatori sociali in deroga che interessano i lavoratori delle piccole imprese e dei settori non coperti dalla cassa integrazione.

Intanto al Ministero dello Sviluppo Economico iniziano a lievitare i tavoli di crisi aziendali, se già prima dell’emergenza sanitaria era difficile la soluzione dei 160 tavoli aperti ora con la frenata economica in corso la situazione appare più complicata, giusto precisare che oltre la metà di quei tavoli aperti sono del settore metalmeccanico.

La mappa delle crisi vede la siderurgia in primo piano, con la ex Ilva in testa che nel giro di due anni si è passati dalla piena occupazione all’attuale minaccia della proprietà Arcelor Mittal di mollare tutto con il licenziamento di migliaia e migliaia di lavoratori, a rischio chiusura la Ferriera di Servola Trieste con i suoi 700 addetti dove dopo 123 anni è stato spento l’altoforno, ballano anche i 1.400 lavoratori della Acciai Speciali di Terni, a rischio anche i lavoratori del siderurgico a Piombino e della ex Alcoa in Sardegna.

L’automotive è un’altra filiera strategica e in difficoltà dell’industria italiana, da ormai un decennio prosegue il calvario dei mille addetti della Blutec l’ex Fiat di Termini Imerese e del suo indotto, senza soluzione per il momento rimangono anche gli oltre mille addetti della Bredamenarinibus di Bologna e Avellino, a rischio anche i circa mille lavoratori della Bosch di Bari dove si fanno componenti per motori diesel, e poi la Cnh Industrial (gruppo Fiat) con 2.700 lavoratori a rischio tra Brescia e Lecce.

L’elenco prosegue con gli elettrodomestici dove i nodi principali sono rappresentati dalla Whirpool di Napoli e dalla ex Embraco in Piemonte, altre migliaia di lavoratori sono a rischio nelle installazioni, informatica, aereospazio, mentre nelle ultime settimane in Emilia Romagna si sono aggiunte la Demm di Porretta Terme e la Fiac di Pontecchio Marconi.

Già di difficile soluzione prima della pandemia era la questione Alitalia, il post covid potrebbe riservare alla compagnia aerea italiana effetti devastanti con migliaia e migliaia di esuberi, anche nella grande distribuzione a rischio migliaia di lavoratori del gruppo Auchan passato al gruppo Conad ed irrisolta rimane ancora la situazione Mercatone Uno. Le aziende e i settori citati sono solo uno spaccato parziale della crisi del nostro sistema produttivo e dei servizi.

In questa situazione economica che inizia ad aggravarsi sempre di più ogni giorno che passa, spicca la grande manifestazione unitaria dei metalmeccanici di Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil svoltasi giovedì 25 luglio a Roma in Piazza del Popolo dove sono stati portati le lavoratrici e i lavoratori delle oltre 80 vertenze di aziende metalmeccaniche in crisi presso il Ministero dello Sviluppo Economico, in questa piazza i sindacati hanno chiesto a gran voce un piano straordinario per filiere produttive e l’avvio di una politica industriale di ampio respiro.

(Edgardo Farolfi)