Dopo 3 mesi, sono di nuovo entrata nella Cra F. Baroncini di Imola, per rivedere mia zia 97enne. Ha abitato con me per molto tempo, quindi ho con lei un rapporto di grande affetto. Prima di questa chiusura forzata andavo a trovarla quotidianamente e confesso di avere molti sensi di colpa per il fatto di non poterla tenere con me a causa delle sue condizioni che richiedono un’assistenza che io non potevo più garantirle in modo adeguato.

I sensi di colpa, molto spesso, fanno sì che i parenti non siano mai del tutto soddisfatti delle cure ricevute nella struttura dai loro cari. Si vorrebbe che le attenzioni e l’affetto fossero sempre simili a quelli vissuti in famiglia. Non generalizzo questo aspetto ma credo che qualche motivo di lamentela lo abbiamo cercato e trovato, a volte, quasi tutti.

Ma questo avveniva prima.

Prima di questo terribile periodo di lontananza da loro, da tutti, dalla nostra vita solita e dalla normale scala delle priorità e dei valori. Tante volte avevo un tuffo al cuore pensando mia zia “da sola”, senza quel legame quotidiano con la sua vita in famiglia, dato dalle mie visite. Ho temuto per la sua salute tante volte e sono state un dono prezioso le video chiamate, le foto e le rassicurazioni che gli operatori hanno provveduto a garantire con molta sensibilità e regolarità.

E oggi, finalmente, ci siamo viste. Molte le procedure da rispettare,misurazione della febbre, questionario da compilare e firmare, la borsa in un sacchetto… poi, in una stanza grande e vuota un tavolino con un divisorio in plexiglas, 2 sedie una di fronte all’altra e, finalmente ecco mia zia. Per un attimo ho avuto l’immagine delle visite ai detenuti, anche se non ne ho mai fatte ma, subito mi sono commossa a vedere che era in salute e anche abbastanza arzilla. Mi ha riconosciuta subito ed ho parlato con lei per tutta la mezz’ora. Ho mostrato foto e si è commossa quando ha visto i miei nipoti.

La cosa che più mi ha tranquillizzata è stato constatare con quanta serenità e sorrisi si rivolgeva agli operatori che ogni tanto passavano e che avevano con lei un dialogo molto dolce.

E allora sento davvero il bisogno di dire un grazie grandissimo a tutti quelli che in questi mesi si sono presi tanta cura dei nostri cari e li hanno portati sani e salvi fino a questi primi incontri, nonostante la loro età, i loro acciacchi , la loro nostalgia di casa e il subdolo e pericoloso virus che ha colpito anche la nostra città.

Spesso ho provato ad immaginare quanto sia stato difficile lavorare in queste condizioni, con tutti i nuovi protocolli da seguire, la chiusura della struttura, le mascherine, che sono molto fastidiose se portate per poco tempo, figurarsi per un intero turno di lavoro.

Ma hanno resistito ed eccoci qua a poter sperare in un ritorno alla normalità, grazie a loro, solo a loro,a tutti gli operatori del Cra F. Baroncini, nessuno escluso.

Spero che, dopo questi giorni di stravolgimento delle vite di tanti, ci si sia resi conto di quale sia il valore del lavoro di cura, dell’impegno che un’Istituzione pubblica riesce a mettere al servizio dei cittadini. Credo che Imola debba mostrarsi riconoscente a tutti coloro che, a vari livelli, hanno permesso ai suoi cittadini di uscire, quasi indenni da questa dura prova.

E tutti dobbiamo impegnarci per chiedere che i servizi di sanità, di cura degli anziani, di educazione dei minori, di assistenza alle famiglie vengano potenziati e protetti perchè sono l’indicatore del livello di civiltà di un paese.

Quindi ancora grazie, grazie a tutti voi che avete svolto un meraviglioso lavoro, offrendolo con la solita competenza ma con tanta attenzione in più e con quell’ingrediente prezioso che è l’affetto racchiuso in un sorriso, in uno scherzo o in una carezza.

Ho qualche senso di colpa in meno perchè so che zia è in un buon posto.

(Valeria Castaldi)