Bologna. Importanti novità sul fronte sanità in Emilia Romagna che riguardano il riconoscimento economico a tutto il personale impegnato durante l’emergenza e i medici specializzandi.

Telemedicina (Foto Wikipedia)

Riconoscimento economico
Dopo il primo riconoscimento erogato a maggio, la Regione Emilia-Romagna torna a valorizzare i lavoratori della sanità pubblica dell’Emilia-Romagna, impegnata nella gestione dell’emergenza Covid-19, destinando loro altri 10 milioni di euro. Questa volta a beneficiarne sarà tutto il personale, compresi tecnici e amministrativi.

La Giunta regionale ha infatti approvato una delibera che dà seguito al confronto avviato dalla Regione con le organizzazioni sindacali (13 sigle), dopo le modifiche alla materia introdotte dal decreto “Rilancio” insieme all’integrazione delle risorse.

Tra le principali novità, l’allargamento dell’ambito di applicazione del trattamento economico accessorio, che ora fa appunto riferimento a tutti i lavoratori dipendenti del sistema sanitario, compreso il personale dirigenziale del ruolo professionale, tecnico e amministrativo: non più quindi il solo organico sanitario, ma anche chi a vario titolo fa parte della ‘macchina’ che assiste e cura i cittadini.

Cambia anche il criterio di priorità dell’assegnazione delle risorse: verranno remunerate tutte le prestazioni correlate alle particolari condizioni di lavoro dettate dall’emergenza Covid-19, e non solo quelle di lavoro straordinario.

Inoltre, le risorse, che potranno derogare anche ai vincoli in materia di spesa per il personale – oltre che a quelli sulla consistenza dei fondi contrattuali -, potranno essere destinate anche ad altri fondi, in particolare quelli che finanziano la performance organizzativa e individuale.

Al netto degli oneri, queste nuove risorse ammontano a 10.630.201 euro e sono state stabilite dal decreto ‘Rilancio’ su un totale di 190 milioni di euro erogati al Sistema sanitario nazionale come ulteriore finanziamento. Regione e sindacati hanno scelto di confermare il medesimo criterio di riparto già utilizzato a maggio, che si rifà a una proporzione con il numero di lavoratori in servizio.

Per l’Asl di Piacenza i fondi a disposizione sono quindi 618.622 euro, per l’Azienda ospedaliera di Parma 695.476 euro, per l’Asl di Parma 448.981 euro, per l’Asl di Reggio Emilia 1.148.071 euro, per l’Azienda ospedaliera di Modena 635.371 euro, per l’Asl di Modena 795.816 euro, per l’Asl di Bologna 1.425.222 euro, per l’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna 213.323 euro, per l’Azienda Ospedaliera Sant’Orsola di Bologna 838.349 euro, per l’Asl di Imola 307.585 euro, per l’Azienda ospedaliera di Ferrara 419.585 euro, per l’Asl di Ferrara 465.238 euro, per l’Asl della Romagna 2.592.560 euro.

Sanitari al lavoro (Foto Regione Emilia Romagna)

Medici specializzandi
Da una parte la volontà di offrire un inserimento rapido nel mondo del lavoro ai medici specializzandi, che durante l’emergenza Covid hanno dimostrato di essere pronti al servizio in prima linea. Dall’altra, la necessità di dare una risposta al fabbisogno di medici che caratterizza in questo momento il Servizio sanitario.

La Giunta regionale dell’Emilia-Romagna ha siglato un accordo con le Università di Parma, Modena-Reggio Emilia, Bologna e Ferrara che sancisce la possibilità di assunzione dei medici specializzandi iscritti al penultimo e all’ultimo anno del corso di specializzazione.

Gli specializzandi potranno quindi partecipare ai concorsi, e per loro è previsto, in caso di esito positivo, un contratto a tempo determinato, durante il quale resteranno iscritti alla scuola di specializzazione universitaria. Non appena completeranno il loro percorso di studi, il contratto si convertirà a tempo indeterminato

In arrivo anche un’altra importante novità per gli specializzandi: gli incarichi a tempo determinato già affidati per il contrasto all’emergenza Covid-19 potranno essere prorogati fino al 31 dicembre 2020.

Ai medici in formazione specialistica assunti verranno affidati incarichi compatibili con le loro competenze, e sempre sotto la supervisione di un medico della struttura.

Per loro sono previste 32 ore settimanali di lavoro e formazione pratica, mentre l’Università pianificherà gli orari delle lezioni teoriche, che non dovranno essere lasciate indietro: l’obiettivo è conciliare lavoro e formazione senza prolungare la durata degli studi.

Si aprono poi anche nuove prospettive di mobilità per gli specializzandi e si potrà essere assunti anche se si proviene da un ateneo diverso della Regione. Ad assicurare l’applicazione uniforme dell’accordo in tutta l’Emilia-Romagna sarà l’Osservatorio regionale per la formazione medico specialistica, l’organismo paritetico Università – Servizio sanitario regionale.