Così, sembra oramai certo, poco dopo la metà del prossimo mese di settembre, la nostra città, la città di Imola, potrà finalmente vedere alla sua guida una compagine politica democraticamente eletta, dopo la non luminosa vicenda legata alla ex-sindaca Sangiorgi e alla sua compagine politica e al non breve periodo di amministrazione “non politica” come detta la legge.

Inutile nascondersi che il momento sociale, economico, politico non è tra i più semplici e lineari: lo scombussolato travaglio politico, sia locale che nazionale, la pesante pandemia del covid 19 che oltre alle tante preziose vite ci ha portato via una certa dose della nostra eccessiva sicurezza, lo strascico economico davvero pesante del quale non vediamo ancora la fine e sul quale, tuttora, possiamo avanzare unicamente vaghe ipotesi, lasciano intravvedere un prossimo futuro non facile da gestire e affrontare. Una tale situazione, ovviamente, richiederebbe, oltre alla definizione politica puntuale e precisa, la capacità di analizzare, recepire e affrontare le varie problematiche esistenti e persistenti, in favore di un vento nuovo, di nuove dinamiche ricettive, di approfondite analisi indirizzate dal desiderio di innovazione, di ricercare con determinazione una nuova direzione ove convogliare e indirizzare a soluzione i non pochi problemi della nostra municipalità. La situazione della nostra città non si discosta affatto da quella nazionale anzi, ne evidenzia con precisione le ferite inferte dai numerosi rinvii, dalle numerose promesse elettorali troppe volte rimaste sulla carta quando non sul sorriso dell’oratore di turno, dall’esposizione del problema in assenza della seria e vincolante ricerca della soluzione.

Viene spontaneo individuare la priorità che una tale situazione richiede: la sete di innovazione, la certezza che fino ad ora sotto molti aspetti non è stata seguita la via corretta e per finire, ma non certo per ultimo, la volontà e la capacità di indirizzare alla guida della città menti nuove, capaci, preparate. Unitamente a tutto ciò, come non bastasse, occorrerebbe una volitiva, attenta, decisa partecipazione da parte del cittadino: basta con le decisioni prese dagli organi del partito (qualunque esso sia), basta con le solite apparizioni dei soliti visi oramai consumati dal tempo quando non dagli errori commessi , basta con le obsolete aggregazioni delle idee più diverse sotto l’egida assai sbiadita e consumata del “volgiamoci bene”, basta con la consuetudine del ripetersi. Basta con le consuete affermazioni riguardanti i soliti luoghi comuni. Ci è mai stato dato di udire un personaggio politico affermare che la scuola andava distrutta? che la sanità diviene di qualità in base a quanto puoi spendere? che il lavoro non spetta a tutti? che non intendono prestare ascolto alle voci dei cittadini ma operare di testa e volontà propria? che il mondo dei giovani non rappresenta l’unico futuro possibile? che l’ambiente nel quale viviamo è una pattumiera senza fondo? che è ora di farla finita con questa storia della parità dei sessi? Eppure, tutto ciò è tristemente sotto i nostri occhi: un mare di promesse, per l’appunto scritte sulla sabbia.

Le prime avvisaglie locali ci illustrano, senza alcuna pietà, il fermo desiderio di ripetere sé stessi quale panacea certa per affrontare i problemi di sempre: personaggi che ci hanno transitato in questa situazione, qualche viso nuovo ma fin da ora attorniato da equilibri, veti e certi confini invalicabili, quelli che spuntano appena odono lo squillo della tornata elettorale per poi dileguarsi in vistosi silenzi, qualche serio e fermamente deciso che fin d’ora avverte il piano inclinato e scivoloso nel quale si troverà a camminare.

Tutto intorno una città stanca, affamata di speranza e di migliorie, di nuove brezze capaci di allontanare il vecchio umore e di apportare un alito di nuovo. Una città che si troverà smarrita e incerta osservando i candidati esprimere il loro più radioso sorriso al posto di uno sguardo serio, quasi corrucciato, unico indice di certezza di trovarsi davanti a problemi molto seri e non più rinviabili.

(Mauro Magnani)