Quando sarà possibile tornare alla normalità, non tutti i paesi si troveranno sulla stessa linea. Le condizioni del Bilancio pubblico di ciascun Stato faranno la differenza. Il debito pubblico accumulato negli anni condizionerà la velocità e la natura per gli interventi di rilancio dell’economia. Questo è il motivo dello scontro all’interno dell’Unione europea. Alcuni governi Tedesco, Austriaco, Olandese sono convinti di poter finanziare la ricostruzione in proprio e non la vogliono condividere con altri membri dell’Unione tutti i costi.

A gennaio, in base all’ultima rilevazione della Banca d’Italia, il debito pubblico italiano ammonta in valori assoluti a 2.443 miliardi di euro, una somma superiore ai 2.420 miliardi di un anno prima e anche ai 2.350 miliardi di gennaio 2018.

Andrea Roventini, professore associato di economia alla Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, paragona la manovra dell’istituto di Francoforte: “al metadone, a un calmante che attutisce la sensazione del dolore, ma non è la soluzione del problema”. Anche perché gli acquisti di Titoli di Stato da parte della Bce non potranno continuare all’infinito. In prospettiva, l’Italia rischia di trovarsi sospesa tra il crack finanziario e la depressione economica.

Roventini, come molti altri economisti, preme per una soluzione in sede europea, i cosiddetti coronabond: “Ovvero – spiega Roventini – dei titoli emessi e collocati con la garanzia di tutti i Paesi dell’area euro in proporzione del loro Pil”. L’Italia avrebbe il vantaggio di pagare interessi inferiori rispetto a quelli dei propri Btp.

Chi ha creato il debito pubblico italiano?  Debito sulle spalle

 

Quanto pesa la corruzione sul Debito pubblico
L’elevato livello di corruzione del nostro paese influisce sulla crescita del Pil e di conseguenza peggiora la situazione della nostra finanza pubblica. Il dibattito sui fattori che hanno determinato l’ingente debito pubblico italiano e di cui l’elevato rapporto debito/Pil non si sofferma quasi mai sul ruolo della corruzione. Eppure, la corruzione influisce sulle principali variabili che determinano il livello del debito: da un lato, tende a far crescere i livelli di spesa pubblica a causa del maggior costo dei servizi e beni acquistati; dall’altro, diminuisce il tasso di crescita del Pil e di conseguenza riduce il gettito fiscale.

L’Italia emette circa 400 miliardi di titoli all’anno per rinnovare le quote di debito pubblico in scadenza e per finanziare il fabbisogno annuo. Si tratta di una cifra molto elevata, che si potrebbe ridurre con un piano di allungamento delle scadenze.

L’elevato livello del debito pubblico italiano costituisce uno dei principali fattori di vulnerabilità della nostra economia. Gli investitori esteri continuano a percepirci come rischiosi e, anche le istituzioni europee e internazionali richiedono alle forze politiche un impegno serio e credibile per la riduzione del debito. Il miglioramento delle prospettive di crescita potrebbe favorire il processo di risanamento delle finanze pubbliche timidamente intrapreso.

Tuttavia, nonostante questi dati positivi, nei prossimi anni l’Italia sarà ancora alle prese con la sfida di collocare titoli per circa 400 miliardi all’anno per scadenze e nuovi fabbisogni. Si può però ragionare sulla possibilità di attuare una strategia di allungamento delle scadenze che permetta di abbattere in misura significativa le emissioni annue su un orizzonte temporale di 5-6 anni.

E’ stata elaborata un’ipotesi di allungamento delle scadenze che prevede una progressiva riduzione delle emissioni di Bot, le quali scenderebbero dagli oltre 150 miliardi preventivati nel 2018 a 80 miliardi nel 2022, e un’intensificazione delle emissioni di Btp a 10, 15 e 30 anni per il finanziamento delle emissioni diverse da Bot. Questa strategia permetterebbe di allungare la vita media residua dello stock di titoli al 2025 sino a quasi 9 anni, 2 anni in più di quella attuale.

Già nel 2022 le emissioni lorde annue scenderebbero di circa 150 miliardi rispetto a uno scenario di base in cui si ipotizzi che i titoli in scadenza vengano rinnovati con altri titoli di uguale durata.

Emissioni lorde annue in previsione (in miliardi; elaborazioni su dati Banca d’Italia)

L’aggravio di costo contenuto nella strategia, rispetto allo scenario di base, è quantificato in 4 miliardi nei primi anni e attorno ai 5 miliardi a regime. La ragione principale sta nel fatto che la riduzione delle emissioni annue garantita dall’allungamento delle scadenze offre una copertura dal graduale rialzo atteso dei tassi. Allungare oggi vuole dire infatti garantirsi tassi bassi per un periodo più lungo di tempo al posto dei maggiori tassi che ci si attende in futuro.

Spesa per interessi (in miliardi; spesa relativa ai titoli, circa l’85 per cento del totale del debito pubblico)

Mes o Coronabond è sempre Debito
È vivo il dibattito nell’opinione pubblica e nella politica tra il Mes (Meccanismo europeo di stabilità) e i Coronabond, nella realtà sono strumenti di indebitamento. La vera distinzione è tra emissione unilaterale e simultanea di nuovo debito.

Nella nuova versione proposta dall’Eurogruppo (la possibilità di accedere a fondi fino al 2% del Pil alla sola condizione di utilizzarli per la spesa sanitaria), il Mes viene da molti ( Lega-FdI- M5S ) percepito come un compromesso vincolante, e dannoso, rispetto all’ipotesi dei cosiddetti coronabond. Cosa accadrebbe all’Italia se accedesse al Mes?

Contrapporre il Mes ai coronabond è incomprensibile
Il Mes è un fondo assicurativo con quote garantite da tutti i paesi dell’Ue. Supponiamo che una unione sia formata da 10 paesi identici e che ogni paese metta 10 euro in una cassa comune (in realtà ogni paese contribuisce in proporzione al proprio Pil). La cassa comune (il Mes) usa questi 100 euro come garanzia per indebitarsi “a leva” sul mercato, cioè per un ammontare molto più alto di 100 (diciamo 200). Poichè questo debito ha come base di garanzia un fondo ampio, presumibilimente per la cassa comune sarà facile indebitarsi a tassi di interesse molto bassi, e sicuramente più bassi di quelli che ciascun paese da solo riuscirebbe a ottenere. A sua volta la cassa comune, ottenuti 200 euro sul mercato, presterà ai diversi paesi a tassi di interesse molto bassi; con la sola condizione, nel caso specifico del Mes recentemente deliberato dall’Eurogroppo, che il prestito sia usato per spese sanitarie conseguenti all’emergenza Covid19.

Difficile trovare differenza alcuna con una eventuale emissione di coronabond, che sarebbero presumibilmente titoli di debito emessi per raccogliere risorse da destinare alle spese sanitarie da Covid19 e garantiti dai tutti i paesi dell’Unione. Il meccanismo è sempre lo stesso. I paesi partecipanti fanno pooling delle risorse, una cassa comune. Un’istituzione comunitaria (la Commisisone Europea o il Mes è dotato di personalità giuridica) utilizza questo fondo per emettere debito a condizioni molto vantaggiose, sfruttando proprio la credibilità del fondo come garanzia, per poi prestare risorse ai singoli paesi a condizioni più vantaggiose di quelle che ciascun paese individualmente potrebbe ottenere sul mercato.

European Recovery Fund
Quando si parla di Recovery Fund si fa riferimento ad un fondo garantito dal bilancio dell’Unione Europea. Il suo funzionamento si basa sull’emissione di Recovery Bond (titoli di debito comune), necessari per il suo finanziamento.

Il solo punto di accordo è che l’ERF sarà innestato sul bilancio comunitario e alimentato dalla raccolta di fondi sul mercato finanziario. Molti aspetti, demandati alla Commissione, sono ancora da definire e molti inciampi possono ancora ostacolarne il cammino. I vincoli politici nazionali di molti paesi (incluso l’Italia) impediscono voli pindarici su bilanci europei e competenze condivise. Tuttavia, l’ERF potrebbe essere un primo seme, di una leva fiscale europea lungamente attesa. Perché lo sia, occorre disegnarlo in maniera da poter bilanciare, tutte le linee di frattura tra governi contrari e governi favorevoli alla creazione di uno nuovo strumento comunitario di questo genere.

Leva finanziaria/Levarege
Il termine leva finanziaria o rapporto d’indebitamento è un indicatore utilizzato per misurare l’indebitamento di un’azienda – in economia aziendale significa l’uso di capitali di terzi a fine di finanziamento, in finanza aziendale la scommessa di poter ottenere attraverso reinvestimento di capitali prestati un rendimento maggiore delle condizioni del prestito.

La leva finanziaria è uno strumento che permette di ottenere un’elevata esposizione sul mercato finanziario, pur avendo un piccolo capitale da investire. Grazie alla leva anche ai piccoli trader è concessa la possibilità di investire grandi somme di denaro, aprendo la posizione con una piccola parte del capitale.

Le stime Ue: debito pubblico dell’Italia al 158,9%, il doppio di quello di Olanda e Germania.

Il debito pubblico esplode al Sud
A guardare i numeri nel dettaglio, si vede un’Europa spaccata in due: il debito pubblico esplode tra i Paesi del Sud che partivano già più indebitati. La Francia passerà dal 98,1% del 2019 al 116,5% di quest’anno. La Spagna dal 95,1% al 115,6%, il Portogallo dal 117,7% al 131,6%.

Allarmanti anche i dati sulla disoccupazione, che ancora una volta mostrano come l’emergenza nel Sud Europa sia più forte. Il tasso di disoccupazione nell’Eurozona passa dal 7,5% dello scorso anno al 9,6% di quest’anno per scendere all’8,6% nel 2021. Ma se si guardano i singoli Stati, si vede che in Germania la percentuale di senza lavoro passa dal 3,2% del 2019 al 4% di quest’anno per scendere al 3,5% nel 2021. L’andamento in Olanda sarà 3,4%-5,9%-5,3%, mentre in Italia 10%-11,8%-10,7% e in Francia 8,5%-10,1% -9,7%. Quanto all’inflazione, la Commissione si aspetta che cali in modo significativo nel 2020 a causa della caduta della domanda e del prezzo del petrolio.