Il punto di vista dei giovani agricoltori per scrivere il futuro dell’agricoltura. Ne parliamo con Stefano Francia, presidente nazionale dei giovani agricoltori della Cia.

Cosa emerge dopo il Covid?
“L’emergenza Coronavirus, oltre a rappresentare la più epocale delle crisi sanitarie, economiche e sociali degli ultimi tempi, ha di sicuro amplificato ed esasperato vizi e virtù del nostro Paese come dell’umanità interna. Questo per dire, tornando al nostro contesto, che anche il tema dei giovani in agricoltura e del ricambio generazionale nei campi, ha  potuto toccare il suo picco di distorsioni, quando in realtà la questione non è certo attuale, ma accesa da tempo, e vede il problema manodopera in agricoltura strattonato da più parti, a discapito di una serie di fattori che, invece, ora più che mai, in piena “Fase 2”, andrebbero riportati in primo piano. Tra questi, il pilastro delle competenze e quello della sostenibilità ambientale che chiamano in causa, il punto da fare su ricerca, innovazione e transizione verde.”

Facciamo il punto sulla presenza dei giovani nei campi.
“Oggi sono oltre 57 mila le imprese agricole italiane condotte da under 35 e negli ultimi 4 anni sono aumentare del 15%. Aumentano anche gli studenti delle Università di Agraria che salgono di 2 mila iscrizioni l’anno. Guarderei a questi dati, mentre credo sia prematuro ragionaree degli effetti dell’emergenza sulle scelte dei giovani.

La domanda da porci, infatti, è come usciremo dalla crisi in atto e quali opportunità saremo in grado di cogliere, per consentire quel cambio di passo, necessario al settore che Cia e i suoi giovani, sollecitano da tempo. Non occorrono solo risorse umane, ma soprattutto profili competenti, l’investimento reale nella conoscenza, in nuove soluzioni e tecnologie davvero all’avanguardia. Possiamo invocare quanto vogliamo il ritorno nei campi, se quest’ultimi per quanto riguarda l’Italia, sono per lo più nelle aree interne con infrastrutture fisiche e digitali ancora inadeguate. Possiamo dire quanto vogliamo che occorre tempo e che l’orografia appenninica è limitante se, invece, di interrogarci, in modo creativo anche, sulle strategie più adeguate e sfidanti, si continuano a guardare i soli problemi. E’ contro ogni logica di cambiamento e sviluppo.!”

E’ innegabile una nuova attenzione verso il mondo agricolo.
“Ad essere positiva è certamente una nuova attenzione all’agricoltura e alle aree rurali. Cia, in questo, ha incredibilmente anticipato i tempi, richiamando mesi fa, con il progetto “Il Paese che Vogliamo”, l’attenzione su aree interne e asset per far ripartire l’Italia. E’ tempo, di far convergere gli interessi e gli investimenti pubblici e privati, per sperimentare, fare ricerca su nuove tecniche produttive, dare spazio agli agricoltori di domani, mettere in rete le conoscenze, anche lavorando sullo scambio con il mondo dell’istruzione e della formazione, e cogliere le intuizioni per rendere l’agricoltura più in grado di far fronte ai cambiamenti climatici.

C’è poi un secondo punto, rappresentato dalla transizione green e, quindi, dal Green Deal Ue, può essere considerato l’asso nella manica dell’Europa anche per coinvolgere seriamente i giovani e far tesoro delle loro potenzialità. La nuova proposta di bilancio Ue 2021-27 che include l’agricoltura nel Piano di rilancio “Next generation Eu” dedicato all’economia post crisi, guarda alle generazioni future e vuole un’Europa più digitale e sostenibile. Inoltre, sostiene le aree rurali e vuole rispondere con le strategie “Biodiversità 2030” e “Farm to Fork”, agli obiettivi fissati entro il 2030 dal Green Deal Ue. E’ una sfida ambiziosa che riconosce un ruolo chiave al settore agricolo, ma fissa anche target importanti come la riduzione del 50% dell’uso dei pesticidi e dei rischi ad essi legati; del 20% dell’uso di fertilizzanti e del 50% delle vendite di antimicrobici per gli animali da allevamento e per l’acquacoltura, oltre all’aumento del 25% delle superfici ad agricoltura biologica. I giovani saranno cruciali per il cambio di passo, ma resta la preoccupazione che condividiamo con i nostri colleghi di diversi altri Paesi Ue, circa l’impatto che tali richieste avranno sulle attività delle aziende. L’agricoltura è chiamata a mettersi in discussione, ma questo vale anche per Bruxelles. Non va, infatti, penalizzato il finanziamento di misure rivolte al mercato e in grado di assicurare e mantenere la produzione agricola. A ciò si aggiungono le criticità circa l’accesso alla terra e al credito che riguardano un po’ tutti i giovani agricoltori Ue. A tal riguardo, l’Italia più di altri Paesi, lotta con il tempo e la burocrazia.

Nel frattempo, i giovani di Cia-Agricoltori Italiani non hanno mai smesso, non solo di lavorare nei campi, ma anche di dialogare con i colleghi europei, anche nell’ambito del Ceja, proprio per condividere questo periodo di crescita e sviluppo comune. In Italia, la coesione dei giovani della nostra associazione è con le donne e i pensionati del settore, rappresentati in Cia, rispettivamente, da Donne in Campo e Anp, proprio per ripensare insieme, alla luce della grande emergenza, forme di organizzazione e produzione più adeguate ai cambiamenti in atto e rivedere stili di vita e ruolo degli spazi rurali. Il periodo che stiamo vivendo, ci chiede un vero progetto di comunità.”

(m.z.)