Tra pochi giorni, davvero pochi, un’inaugurazione porrà fine a una delle ferite più profonde che la città di Genova abbia dovuto subire nella sua millenaria storia: le due parti della città, ora divise dall’uomo, ritorneranno ad unirsi per opera dell’uomo.

Ricordo, ancor oggi molto nitidamente, le immagini di quel crollo, di quella nube di polvere e pietre, di quelle grida di quanti si ritrovarono inermi spettatori della grande tragedia: “Oh! Dio! O Dio no!”. in queste poche sillabe tutto lo sgomento, la disperazione, l’orrore per quanto stava accadendo o era appena accaduto. Poi il grido silenzioso ma non meno forte di quanti hanno perso la vita mentre, del tutto ignari, transitavano su quel maledetto ponte: chi regolarmente ogni giorno, chi per lavoro, chi per un viaggio di riposo e svago atteso da tempo. Poi, di lì a poco, la tristezza, il grande e profondo disagio di quanti hanno dovuto abbandonare tutto, la propria casa, gli oggetti di una vita, i ricordi legati ad uno sguardo dalla finestra. Tutto. Poi, le mine per demolire il restante e poco prima uomini funamboli che si facevano sollevare da terra da immense gru per poter vedere, visionare, controllare. Intanto, poco lontano, la mente di un uomo e quella dei suoi collaboratori, un uomo figlio del genio e della cultura Italiana, un uomo che tutto il mondo ci invidia, un uomo capace di realizzare l’impensabile con una semplicità che non cessa di stupirci. Ogniqualvolta ci si trova ad osservare una sua creazione lo stupore ci avvolge: la semplicità delle linee, le soluzioni che sembrano poggiare sul nulla, l’eleganza che solo la mancanza del superfluo sa dare, l’eleganza dell’essenziale.

Ed eccolo lì, quasi ultimato, pronto nei tempi previsti come da mai accade. Pronto per la passerella immancabile del politico di turno. Alcuni si sono già esibiti, reclamando la loro parte di popolarità senza merito alcuno. L’abilità del comparire nel posto giusto al momento giusto. I tempi sono stati corretti, come previsto, per il solo merito di una persona, l’Ing. Renzo Piano: unicamente una persona come lui e la forza coesa del suo studio può uscire indenne dalla perenne sequenza di affaristi, intrallazzatori, falsi mediatori, ladri.

Le immagini del nuovo viadotto appaiono su tutti i giornali, le riviste, il web: lungo più di un chilometro, sotto il sole cocente di questi giorni è capace di allungarsi di oltre 70 centimetri, quasi a stirarsi dal sonno della notte. La lunga sequenza di torri di cemento/acciaio che lo sorreggono sfumano nella distanza fino a divenire, per l’occhio, piccole, troppo piccole, mentre la leggera curvatura sembra fornire alla struttura uno slancio senza fine.

A ben vedere, tutto ciò ci rende, ancora una volta (se ce ne fosse bisogno) l’immagine nitida e impietosa della nostra povera Italia: da un lato il profitto, cieco e abbietto, la falsa sete di denaro di chi ne possiede già tanto da non sapere più che farsene, poi i controlli mancanti, o insufficienti, o fallaci (sarà poi il magistrato a decidere), l’incuria, la faciloneria, la sottostima per non parlare del politico di turno, un uomo troppo piccolo per un peso così grande; dall’altro un gioiello della innata capacità dell’Italia di continuare a stupire il mondo intero con la Sua capacità intrinseca, una capacità incisa nella Sua storia, nelle menti dei suoi uomini migliori. Da un lato la polvere, la morte, il dolore senza speranza; dall’altro le linee perfette, pulite, nitide scaturite dalla mente di chi sa. Ancora una volta a noi tutti la scelta. Non è più possibile sbagliare.

(Mauro Magnani)