Imola Pride in Piazza Gramsci

Era un clima festoso quello in Piazza Gramsci ieri pomeriggio per l’Imola Pride. Giovanissima la media di età dei presenti e molte più donne che uomini. Dalle 100 alle 150 persone, dall’abbigliamento colorato e con l’immancabile arcobaleno, da sempre simbolo del Day Pride e delle differenze sessuali e di genere. Apre Marzia, una delle organizzatrici e spiega le motivazioni dell’iniziativa, parla di diritti e del valore delle differenze, della violenza maschile sulle donne e del diritto all’aborto. Condanna l’omofobia , il razzismo ed esprime una dura critica alla sospensione dell’erogazione della pillola anticoncezionale da parte del consultorio durante l’emergenza Covid 19.

La musica si alterna alle voci, tutte femminili, che propongono riflessioni, brevi approfondimenti, messaggi, raccontano esperienze. Sono comunicazioni lucide, efficaci che esprimono un pensiero chiaro. Tra una comunicazione e l’altra si balla, si liberano i corpi. Ci si muove da soli e insieme a sottolineare la voglia di libertà e di spazio (anche in senso metaforico). Per lo più ragazze poi alcuni giovanissimi maschi occupano il centro della scena per un po’e danzano in gruppo, ciascuno seguendo il proprio ritmo. Sembrano prendere forza dal gruppo e interpretare un rito tutto loro.

Due ragazze tengono la bandiera arcobaleno

Lidia parla di come il concetto di famiglia tradizionale tende ad assorbire i diversi tipi di famiglia presenti oggi nella società, omologandoli. Propone una sua analisi dell’art. 29 della Costituzione che definisce la famiglia una società naturale. Sottolinea come in base a questo tutti i tipi di famiglia siano legittimi per soddisfare i bisogni umani fondamentali e come ci si affanni a ricondurle al modello tradizionale secondo la concezione cattolica che propone il tabù sessuale. Un tabù che si esprime anche nelle definizioni che il Codice Civile contiene in materia di famiglia. “Oggi la famiglia” prosegue Lidia, “ è un brand per offrire sconti, proporre promozioni, pacchetti turistici. Cosa c’è di naturale in questo?”Conclude dicendo che ognuno  dovrebbe essere libero/a di formare la famiglia che crede e che “l’unica famiglia naturale è quella che realizza la felicità di chi ne fa parte”.

La strada è arcobaleno

Marianna è una studentessa. Ha collaborato all’organizzazione del pride. E’ attiva anche in Amnesty International. Critica il fatto che durante l’emergenza Covid si sia paragonato l’aborto alla morte per Coronavirus e che lo si sia considerato una pratica non indispensabile. Sottolinea che solo il 17% delle donne e delle ragazze ha accesso alla pillola abortiva e che il Consultorio ha sospeso la distribuzione della pillola anticoncezionale per evitare assembramenti. Un pretesto evidenziato con ironia. Denuncia inoltre l’assenza di programmi nelle scuole per  l’educazione sessuale e di genere e ricorda che molti ragazzi e ragazze cercano informazioni su internet.

Libere di scegliere

Claudia è messicana e attiva nell’Associazione “Trama di Terre”. Un viso sorridente e luminoso. Ricorda la pesante condizione delle donne a casa durante l’epidemia e i casi di violenza sulle donne, la difficoltà a raggiungere l’autonomia finanziaria , la mancanza di lavoro , i bassi stipendi, la povertà che ne consegue. “E’ urgente proteggere i diritti umani. Il diritto al lavoro, alla salute sessuale e riproduttiva, alla formazione che deve essere laica. Serve un cambiamento sociale che elimini il sessismo, l’omofobia, il razzismo, il classismo. Occorre un’educazione ai diritti umani. Solo col riconoscimento di ciascuno/a come soggetto di diritto  ci sarà una società giusta. La diversità unisce”.

“In un mondo dove puoi essere tutto, sii gentile”. “Contro l’ipocrisia, lo scandalo è l’unica via”. Carolina insegna danza. Partecipa al pride per la prima volta. Esordisce con due slogan a lei cari che spiega in una lucida e acuta testimonianza. Per lei non solo i fatti sono importanti. Anche le parole lo sono, eccome. Parla dei commenti sui social a proposito di foto che ritraggono donne e ragazze, di come si dispensano parole pesanti sui corpi femminili. Solo ragazzate, battute da bar (si dice) ma non si pensa al male che procurano agli altri. Lo spiega in metafora citando un quadro di Frida Khalo dove è rappresentato un corpo femminile disteso trafitto da più coltellate. “Solo qualche colpetto” è il titolo dell’opera. Aspira a una società fondata sull’amore, la solidarietà, la libertà.

Ragazze a Imola Pride

Chiedo a due ragazze molto giovani che danzano tenendo una bandiera arcobaleno alle estremità, perché sono lì. “ Per i diritti di tutti” mi rispondono precisando che da due anni partecipano. La piazza inizia a svuotarsi e fra i tanti cartelli e messaggi me ne colpisce uno in particolare che sintetizza bene il senso della giornata: “Siamo tutti uguali perché siamo tutti diversi”.

(v.g.)