“Non si deve tornare alla normalità di prima”. E’ il motto che ha caratterizzato questi mesi di lockdown, in attesa della ripartenza dopo l’emergenza da coronavirus. L’infezione respiratoria acuta è partita dalla Cina in inverno ed è dilagata in Europa insediandosi per prima in Italia e in Pianura padana in particolare, dove vige il triste primato europeo per inquinamento, conteso con la zona industriale di Varsavia in Polonia.

A vedere le fasi di ripartenza però non sembra che si siano tratti elementi di spunto dai forzati cambiamenti di vita di questi mesi, per non ripetere gli stessi errori. Ad esempio quelli relativi alla mobilità e alla “quarantena” automobilistica primaverile. Eppure se la malattia ha attecchito è stato anche per via delle polveri sottili, che le auto contribuiscono a produrre, il cui connubio con le malattie respiratorie è ampiamente dimostrato dalla ricerca scientifica.

Il traffico veicolare, anche a Imola, è ripreso ai livelli precedenti il lockdown, forse anche maggiori. La stazione di monitoraggio Arpae di viale De Amicis, nella prima cintura del centro imolese, alle ore 7 dell’1/7 ha registrato 39 ug per m3 di biossido di azoto presente nell’aria. Nella prima metà di luglio del 2019 il picco massimo era stato di 35 ug/m3 il giorno 15/7.

L’aria “pura”, la nitidezza visiva e il silenzio di cui tutti hanno fatto esperienza sono solo un ricordo.

A gravare sulla qualità della vita non è solo l’inquinamento: l’osservatorio Asaps (Associazione sostenitori amici Polizia stradale) indica ad esempio che a maggio 2020 sono di nuovo aumentati in Italia gli investimenti mortali che hanno coinvolto i pedoni: 15 casi, contro i 5 di aprile. Dall’inizio del 2020 si sono registrati 101 pedoni morti sulle strade italiane rispetto ai 238 dello stesso periodo del 2018 (ultimo dato disponibile). Un calo del 58% circa nel periodo di immobilità forzata.

Eppure gli strumenti per incidere positivamente sulla mobilità urbana rendendola più sostenibile e sicura e migliorando la qualità della vita ci sono. Primo tra tutti il Pums, il “Piano urbano della mobilità sostenibile” dell’area metropolitana di Bologna, che è stato approvato il 27 novembre 2019. E’ il piano strategico, basato sugli strumenti della pianificazione e aperto alla partecipazione e al contributo di cittadini e portatori di interessi, che intende soddisfare e conciliare la necessità di mobilità delle persone e delle merci con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita in città e dintorni. Stabilisce e indica le risorse economiche relative a cosa fare da qui al 2030 in termini di mobilità sostenibile, analizzando tutte le forme di trasporto presenti nell’area metropolitana pubbliche e private, passeggeri e merci, motorizzate e non motorizzate di circolazione e sosta.

Si basa su linee guida europee messe a punto dalla direzione generale per la mobilità e trasporti della Commissione europea (https://www.eltis.org/mobility-plans/sump-guidelines).

Il motto del Pums della città metropolitana è: mobilità più facile, più sicura meno inquinante.

La questione principale è che i Comuni interessati non lo considerino solo uno strumento aggiuntivo, ma lo utilizzino come base per la pianificazione della viabilità. In pochi anni si assisterebbe ad una rivoluzione del modo di muoversi, con beneficio per tutti.

Sul sito dedicato al Pums dell’area metropolitana bolognese (https://pumsbologna.it/Home) vengono tracciate anche le linee guida e gli obiettivi del circondario imolese sintetizzati nell’immagine: ridurre l’uso di auto private dal 69% al 51,5%; aumentare gli spostamenti a piedi, in bicicletta e utilizzando il trasporto pubblico.

A Imola di strada da fare ce n’è parecchia: nonostante sia considerata una delle città delle biciclette, il tasso di motorizzazione è simile a quello della media italiana, che è altissimo: al 2016 era di 63,6 auto ogni 100 abitanti (dato reperito sul sito Comuni italiani).

In generale l’obiettivo principe del Pums prevede al 2030 la riduzione del 40% di gas serra da traffico rispetto al 1990. Per raggiungere il traguardo si è ipotizzato da una parte di ridurre il traffico privato, con 440.000 minori spostamenti in auto al giorno, e dall’altra a decarbonizzare il parco veicolare.

Attualmente il 16% degli spostamenti in auto è inferiore a 1 km e il 33% tra 1 e 5 km: significa fare muovere due tonnellate di peso (quelle dell’auto) per spostare di alcune centinaia di metri 80 kg di italiano medio: un vero spreco di risorse, antieconomico, pericoloso, inquinante! Senza contare l’enorme occupazione di spazio e la minore vivibilità e accessibilità dei centri urbani, le code, la difficoltà di parcheggio, ecc.

Incentivi e divieti per rinnovare il parco auto circolanti sono necessari: nell’immagine balza agli occhi quanto ancora siano preponderanti nella città metropolitana bolognese (che è l’ambito provinciale) la benzina e il gasolio, che rappresentano insieme quasi l’80% dell’alimentazione, con un indice di motorizzazione di 60,7% di auto su 100 abitanti e 615.577 auto circolanti, con tutto il corollario di gas che si portano dietro (fattore di emissione medio di anidride carbonica CO2 240,0 g/km).

L’Italia risulta prima in Europa per indice di motorizzazione, con tendenza al continuo aumento. Il tasso di motorizzazione medio dei capoluoghi italiani è di 63,3 auto ogni 100 abitanti: si tratta di livelli record, con città letteralmente piene di auto. Le maggiori città europee registrano valori molto inferiori, in qualche caso si avvicinano alla metà a Parigi, Londra e Berlino si contano 36 auto ogni 100 abitanti a Barcellona 41 e Stoccolma e Vienna 38 (fonte Legambiente) e questo va di pari passo con lo scarso investimento nel trasporto pubblico o in altre forme di mobilità alternative.

Nel Piano della mobilità sostenibile dell’area metropolitana si prevedono 700 km di nuove ciclabili: in alcuni casi non importerebbe nemmeno costruirle, ma solo dedicare loro una corsia riservata, come avviene nelle città del nord Europa. E poi intermodalità, cioè luoghi di scambio tra trasporto collettivo e privato e uso della rete pubblica più efficiente: nei paesi nord europei i sistemi quali tram, metro e ferrovie locali sono usati dal 66% dei cittadini contro il 36% italiano.

E infine camminare! E’ uno straordinario farmaco naturale contro sovrappeso, ipertensione, diabete, stress. Diecimila passi al giorno (circa 7 km), secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, servono per mantenersi in salute. Ma bastano anche i famosi “quattro passi”, magari in un ambiente salubre, con nuove zone ZTL ambientali e a Traffico pedonale privilegiato, per contrastare il vizio della sedentarietà e non “tornare alla normalità di prima”.

(Caterina Grazioli)