Parole come i vicini di casa, gli amici del bar, i colleghi di lavoro, la famiglia dell’ombrellone accanto, le quattro persone in attesa davanti al banco del dettaglio al supermercato con il loro bravo numerino in mano, devono restituirci la certezza, la consapevolezza del nostro stato: stiamo vivendo in società! Queste piccole quotidiane immagini, insignificanti nel loro ripetersi quasi monotono, tante volte riviste e rivissute devono assumere, ai nostri occhi, la forza del rinnovarsi come estremo valore per la nostra vita. La vita di società. Una situazione irrinunciabile, non procrastinabile, estremo valore nella scala delle nostre priorità. Finanche nei momenti di solitudine, quando ci ostiniamo a ricercare il silenzio nella ricerca di un momento di pace, la certezza di appartenere alla società deve apparirci come assoluta.

Come sempre e ovunque, se la ricchezza del vivere “insieme” ci rende liberi, esiste un prezzo, a volte molto alto, che deve essere pagato. E si chiama responsabilità!
In questo transito di pseudo-libertà, in questi momenti di incertezza, fortemente attratti dal profumo della vita che per qualche mese ci è stato rubato, la sete del vivere non ci deve trovare impreparati, superficiali, incoscienti.

Decine di migliaia di morti (limitandoci a quelli del nostro Paese), centinaia di migliaia di persone che piangono i loro cari non più tra loro, lo sforzo che ha del miracoloso di un sistema sanitario fin troppo poco considerato è molto avvilito, la crisi di un sistema economico-sociale che vede, peana consueto, pagare come sempre più il debole dell’arrogante o del prepotente, devono restituirci la certezza che solo il vivere all’interno di un insieme può restituirci l’immenso valore della quotidianità.

Il nostro comportamento deve non poter prescindere da queste considerazioni che ci devono accompagnare in ogni momento, in ogni gesto della nostra giornata. E se ci troveremo a crearci limiti che fino a ieri ci facevano sorridere avremo, dentro di noi, la certezza della responsabilità.

Le occasioni sono tante e diverse: una volta si chiamava “vasca” o “passeggio”, ora movida con un che di esotico, poi la libertà nel sole della spiaggia o il fresco, nel chiosco, con in mano il bicchiere di birra gelata, la partecipazione nell’ascolto di un brano di musica, il nostro presenziare davanti all’oratore che ci arringa, la lunga fila davanti alla biglietteria, la signora di una certa età che attende appena fuori dal negozio del negozio di frutta e verdura. Sono solo momenti di quotidianità ai quali partecipiamo quasi automaticamente tanto ci appartengono: ora devono essere vissuti con responsabilità. Non possiamo permetterci di non proteggere la persona che ci sta davanti: lo dobbiamo non solo a lei, ma a noi stessi. Le cicale che ci irridono con la loro certezza altro non sono che misere ombre di immagini inesistenti.

Riprendiamoci, con forza, la nostra vita, con qualche momento di rinuncia, di maggiore attenzione, di profondo rispetto. Di responsabilità. Solo così, un domani non lontano, torneremo a sorridere.

(Mauro Magnani)