Lo smart working (SW) é la grande novità del 2020. L’epidemia ci ha lasciato in ereditá anche questa nuova modalità lavorativa. Che poi in italiano sarebbe “lavoro agile” ma questa è un’altra storia.

Tutto è andato per il verso giusto? No. E quindi facciamo dei distinguo. Da marzo questa modalità lavorativa, già partita in alcuni enti pubblici, è stata solo in emergenza.

Ricordiamo che in origine lo SW nasce per conciliare i tempi di vita con il lavoro; rendere il lavoro più flessibile; lavorare per obiettivi. Nato proprio per meglio conciliare il mondo familiare con quello lavorativo: figli da portare a scuola; cura della famiglia; cura dei genitori anziani.

É innegabile che con lo SW siano state date concrete risposte affinchè si possa vivere una vita lavorativa più serena e tranquilla.
• minore ansia;
• Minori spostamenti;
• Maggiore produttività

Purtroppo, in un recente webinar Cisl, a cui ho partecipato, ho posto l’attenzione ad alcuni aspetti critici indiretti:
• Denigratori (classico: si sta in vacanza);
• Maggiore carico familiare gravante sulla figura femminile;
• Minors movimento per attività di bar e ristoro

Su una questione bisognerebbe essere irremovibili: lo SW è un diritto dei lavoratori e delle lavoratrici. Chi pensa il contrario non ha ben chiare le conquiste fatte nel campo del sociale: giorni di permesso di cui alla l 104/92; congedi parentali; flessibilità degli orari di lavoro.

Ora ci vorrà una stagione di svolta dove i sindacati ed i vari datori di lavoro (in primis lo Stato) dovranno sedersi e discutere di nuovi accordi sullo SW che tengano conto di diritto alla disconnessione; buono pasto; migliore organizzazione del lavoro.

Infine sarebbe auspicabile un fitto programma di interventi finalizzati ad uno sviluppo della banda larga e relative connessioni. Si chiamano opportunità e vanno sfruttate.

(Dino Bufi)