Bologna. “2.000 km è simbolicamente il doppio dell’Italia, ma non sarà comunque abbastanza in un Paese che ha tanto bisogno di raccontarsi ma troppe poche orecchie che mi mettono in ascolto. Non è altro che un primo passo per avvicinarsi. Incontrarsi a metà strada è l’inizio di ogni relazione, mettersi in discussione è la condizione necessaria, sapersi ascoltare la parte più importante e anche quella più difficile. Ma per quanto non possiamo sapere se c’è vita oltre la morte, siamo convinti che vi sia politica oltre le urne.”

È quanto si legge sul blog del movimento delle sardine, in vista della partenza del tour “Meno selfie più politica”, organizzato dagli attivisti e dalle attiviste delle regioni che andranno prossimamente al voto. Il tour toccherà tappe dall’alto valore simbolico (qui la lista https://www.6000sardine.it/selfiepolitica/): una riscoperta della politica reale, quella che unisce le persone e i territori. Dalla prima piazza le sardine hanno cercato in tutti i modi di diffondere un messaggio chiaro e semplice: la partecipazione alla cosa pubblica non si esaurisce al momento del voto, ma deve basarsi su un impegno costante e critico (nella definizione migliore del termine) nei confronti del potere. Essere cittadini significa riconoscere il proprio ruolo attivo nella comunità, significa ascoltare, mettersi in discussione e condividere. In un’espressione, fare rete. Per questo uno degli obiettivi principali del tour sarà proprio gettare le fondamenta “fisiche” del movimento, a lungo costretto al mondo dei social e dei mass media dal lockdown. Ora che le sardine sono di nuovo in mare aperto, vedremo in quale corrente finiranno per nuotare.

(Alberto Pedrielli)