Sentiamo l’eco di “un tintinnar di sciabole” nel Mediterraneo orientale dove l’accordo fra Turchia e Tripoli all’inizio del 2020 ha rapidamente mutato sia la situazione strategica che quella politica, con i paesi  occidentali ai margini della pista.
Come da copione tutti invocano la tregua e tutti continuano le ostilità. Le milizie del Gna (governo di Unità nazionale di Tripoli, guidato da Al Serraj e riconosciuto da Onu e Ue) avanzano sulla costa verso Ovest, minacciando Sirte e Al Jufra, obiettivi che permetterebbero a Tripoli di riprendere il controllo di terminali petroliferi bloccati da mesi.

Haftar e il suo Lna (Esercito di liberazione nazionale, composto da mercenary sudanesi, ciadiani, russi della Wagner e forse anche somali) hanno perso la battaglia per Tripoli iniziata nell’aprile 2019 e forse hanno perso, inaspettatamente, la guerra civile.
Per Haftar (che politicamente fa riferimento ad un parlamento di Tobruk eletto nel 2014 che in teoria il Gna avrebbe sostituito nel 2015) giocano gli Emirati, Arabia Saudita, Egitto, Francia e Russia, per Tripoli giocano gli italiani (leggi Eni) ,l’Eu e L’Onu. L’Africom, il comando Usa per l’Africa gioca per sè.

Giacimenti di petrolio e gas in Libia: in verde gli oleodotti, in rosso i gasdotti (mappa del Dipartimento dell’Energia degli USA – http://www.eia.gov/)

Al di là delle complicazioni la posta in gioco è il controllo delle risorse minerarie nel Sahara e delle esplorazioni nelle acque del Mediterraneo, ennesima guerra del petrolio cui, oltre all’Eni e alla francese Total, saranno di certo interessate le sette sorelle (le maggiori multinazionali del gas e petrolio). Dimenticavo la forza navale Ue Intini che afferma di voler fermare il massiccio traffico di armi in corso verso la Libia (in teoria traffico soggetto a embargo Onu). Ci sarebbe anche un’altra ondata di rifugiati africani, pakistani , tunisini ecc. sia sulla rotta mediterranea che su quella balcanica, ma l’unico che vi pone attenzione è Salvini, la guardia costiera italiana si occupa di mettere fuori gioco quante più navi Ong sia possibile. Che terribili difficoltà incontra il governo volendo modificare i decreti (in)sicurezza!

La Turchia e la Russia dicono di volere una soluzione politica e sono degli amici-nemici che, come in Siria, si spartiscono il gioco, ma la Turchia ritiene che Haftar debba tornare alla situazione del 2015, perdendo la Sirte e l’Egitto risponde (si direbbe che la Libia sia disabitata) che in tal caso proteggerà (leggi invaderà) i suoi confine con la Libia. Il dittatore egiziano Al Sisi ha abbastanza guai e si può ritenere che non se ne andrà a cercare altri: la guerriglia con Al Quaida nel Sinai non è sedata e l’invaso della grande diga etiopica sul Nilo viene riempito, ciò minaccia le risorse idriche e l’agricoltura egiziane mentre la crisi economica nel paese si sta aggravando. Al Sisi continuerà a fare quel che ha fatto fin’ora: addestrare milizie libiche e fornire appoggio aereo e material militare ad Haftar.

Gli Usa sono sempre molto generosi con le furniture militari all’Egitto. Sul versante della Turchia registriamo la protesta formale della Grecia per trivellazioni turche nel mare Egeo, a poca distanza dalla loro costa ma vicino all’isola greca di Kastellorizo. Movimenti navali greci sono seguiti da movimenti militari turchi, entrambi i paesi (membri della Nato) spendono tanto nella difesa che ci tengono a mettere in mostra  le loro forze armate. Il presidente Al Sisi con la sua dichiarazione del Cairo propone una tregua ed elezioni generali libiche, Tripoli rifiuta e non ha alcuna fiducia nelle dichiarazioni di Haftar, per ottimi motivi.

Il ministro degli Esteri egiziano afferma che interferenze straniere minacciano gli interessi egiziani e la sicurezza del Mediterraneo. Di Maio prenda nota che sono minacciati anche gli interessi e la sicurezza italiane. Per il momento stanno giocando con i soldatini e con i droni (sono stati i droni turchi a cambiare l’andamento della battaglia a favore di Tripoli) ma domani chissà. Intanto i casi di Covid in Libia sono circa 2.500 e i morti una sessantina. Il governo di Tripoli si occupa di sminare la periferia della città e delle fosse comuni che suggeriscono massacri da parte dell’esercito di Haftar. Questo grande gioco Mediterraneo sta sfuggendo di mano all’Europa.

(Cecilia Clementel)