Il mondo è ora zeppo di gruppi rabbiosamente concentrati in se stessi, ciascuno incapace di considerare la vita umana nel suo insieme, ciascuno smanioso di distruggere la civiltà piuttosto che arretrare di un passo. (B. Russel)

Un godimento pazzesco.

Tanto più grande perché insperato.

Il passato recente non ha riservato grandi soddisfazioni.

E il futuro, come si diceva un tempo, è nel grembo di Giove.

Il confuso lavorio attorno alle risorse europee, compresa la pessima idea di una Bicamerale, non apre il cuore alla speranza.

I soldi facili ne incoraggiano un uso dissipativo.

Di cui tutti vogliono essere partecipi.

Siamo gente prodiga, ci piace elargire.

Dal bonus bebè passiamo al bonus giovani, per tutti, fino a 21 anni.

A quell’età Jack London aveva già girato su dei carri merci tutti gli USA, mentre Bob Dylan, a 15, campava poetando in musica per le strade di’ Chicago.

In Emilia-Romagna trasporti gratis per i nostri ragazzi, anche qui senza riguardo al censo.

Perfino nel ‘68, al culmine dell’immaginazione utopica, si era capito che non va bene fare così.

Misure di bassa cucina, le ha chiamate DiMaio in un momento di involontaria pensosità autolesiva.

Certo è un bel governare, finché dura.

Il tempo di pensare il difficile sembra non arrivare mai.

Nè per questa sinistra sazia e disperante nè tantomeno per una destra populista priva dei fondamentali culturali necessari per guidare un grande Paese.

L’accusa al Governo di disperdere le risorse non ha diritto di cittadinanza sulla bocca di chi non propone selezione ma solo dilatazione dei destinatari e degli importi.

Meglio fermarsi qui prima che il pessimismo riprenda il sopravvento.

Meglio cogliere l’attimo, abbandonarcisi finchè dura, prolungarlo finché si può, che al resto penseremo poi.

Era dalla vittoria del Milan sulla Juventus nella finale dì Champions League di Manchester nel 2003 (3a 2 ai calci di rigore, il massimo) che non provavo una sensazione così inebriante.

Il nemico annichilito, traballante, farfugliante, senza difesa, vinto.

Se non fosse che me li fa già fare la labirintite dentro casa, sarei uscito a fare caroselli per strada.

Il culmine della libidine è ascoltare i loro commenti.

Libero, La verità, Il giornale, Salvini, Meloni: l’esito del negoziato europeo non gli è andato proprio giù e ora si arrampicano sugli specchi per dimostrare che è una fregatura.

Dopo aver sostenuto l’idea folle del debito variabile indipendente, dello Spread irrilevante e dello Stato cartamoneta stampante finché je và, sullo sfondo di un’Europa insensibile al nostro grido di dolore; adesso dicono che quei soldi sono troppi, che aggravano il debito e ledono l’indipendenza nazionale.

Per via che i prestiti vanno restituiti, come rivelano i più recenti studi dei prestigiosi economisti della Lega Borghi e Bagnai ( B&B, prezzi midici).

E per la vessatoria pretesa dell’UE che le risorse vengano utilizzate per realizzare le riforme che noi stessi decidiamo di fare.

È paradossale che nel momento in cui l’Europa ci da 209 miliardi noi non ci fidiamo.

E quando, allora, e di chi, altrimenti, dovremmo fidarci?

Quale fosse l’alternativa sovranista non si capiva prima del negoziato e si capisce ancor meno dopo la sua conclusione.

Forse avrebbero preferito chiedere pochi soldi e portarne a casa ancor meno.

Liberi in compenso di utilizzarli per Quota 80, per nuovi condoni tombali, per tombare altri fiumi che così quando piove si può fare il bagno per strada a km. 0, per notti multicolori in tutto il Belpaese, popolate di uno, cento, mille Papeete.

Un progetto più tradizionale, se volete, da vera terra dei cachi.

Per i nostri nipoti, che pare siano ghiotti dei deliziosi frutti asiatici.

Condizione per procedere lungo il tragico percorso di sempre, impalcato sulla spesa facile e la complicità fiscale, che fanno impennare il debito senza bisogno di virus, è che, visto che i soldi non crescono sugli alberi, questi arrivino in altri modi, sempre a prestito naturalmente, e accrescendo ovviamente il debito.

Soldi a gratis, finora, eccetto i 49 miliardi, nemmeno la Lega riesce a portarne a casa.

A meno che Fontana non ci venga in soccorso facendo un bonifico.

Per risarcirci.

Nell’eventualità più probabile che, invece, i frutti delle sue fatiche il Governatore lombardo li tenga per sè, i dané, come dicono a Milano, che comunque avremmo dovuto trovare in alternativa al Recovery Fund per non aggiungere alla crisi sanitaria e a quella economica anche una finanziaria, dovrebbero venire, a dire di questi strateghi, dall’acquisto indiscriminato dei nostri screditati titoli di Stato da parte della Banca Europea ( che se non è zuppa è pian bagnato) e dei cittadini.

Coi loro risparmi.

Un’operazione del tipo di quella che nel ventennio andò sotto la voce “oro alla Patria”.

L’idea che gli italiani comprino centinaia di miliardi di titoli di Stato per il bene del Paese o perché invita a farlo Salvini, che chissà dove tiene i suoi (sudati) risparmi, è almeno altrettanto inverosimile di quella che vorrebbe i nostri figli raccogliere pomodori a 3 euro al cassone al posto degli immigrati.

E infatti non lo fanno.

Abbiamo tanti difetti, compreso quello di votare qualche volta dei furfanti, ma non siamo coglioni.

I nostri titoli di Stato sono nella pancia delle nostre esecrate banche sotto l’ala protettiva della BCE.

È lei che tiene a freno i mercati finanziari che, di loro, non sarebbero certo più indulgenti nei nostri confronti dell’UE.

Bisogna usare il cervello.

Siamo davvero ad un passaggio cruciale.

Questa situazione non è ordinaria.

La BCE non è una cornucopia.

E l’Europa è contesa.

Anche nei sentimenti.

Che sono, nei nostri confronti, ambivalenti.

L’Italia ha pagato il prezzo più alto al Covid perché così ha voluto la sorte ma ha il debito più alto al mondo perché cosi scelleratamente, abbiamo voluto noi.

Troppo sconvolgente è stata la pandemia perché l’Ue potesse chiudere gli occhi sulle sue conseguenze senza deflagrare.

È stata la Commissione stessa a proporre un intervento così importante, sotto l’impulso dei Paesi più forti e senza incontrare un’opposizione radicale sugli importi, che non sono mai stati il centro dei contrasti.

Conte ha fatto bene quel che doveva ma Letta, Calenda, perfino Renzi e Berlusconi avrebbero ottenuto un risultato non dissimile.

30 miliardi in più o in meno non sono, per quanto ci riguarda, determinanti.

I tempi, invece, sì.

E i modi in cui useremo le risorse ancor più.

Che la festa incominci!

(Guido Tampieri)