Imola. “Non basta la comprensione, bisogna mettere in campo azioni concrete, perchè una comunità si può definire tale solo se non lascia indietro nessuno. E questo e l’obiettivo fondante il nostro progetto civico”, in poche righe la sintesi dell’incontro che si è svolto giovedì 30 luglio all’Osservanza tra gli esponenti della lista civica “Cappello sindaca” e alcune associazioni che operano nel sociale.

Dino Bufi, Carmen Cappello, Silvia Soloni

In merito ai temi dell’autismo, le famiglie hanno messo in evidenza che manca la certezza di strutture dotate dei cosiddetti posti di sollievo, in grado di ospitare i loro figli per un periodo temporaneo quando, ad esempio, un genitore necessita di un ricovero ospedaliero. Nello stesso tempo, in merito alla scuola, le famiglie hanno sottolineato come non vi sia la sicurezza che ci saranno educatori di sostegno (e per quante ore), oppure, nel caso in cui questi siano previsti, se saranno gli stessi dell’anno precedente, al fine di garantire una continuità che risulta fondamentale. A Imola, ci sono genitori che hanno dovuto lasciare il lavoro per seguire i propri figli, e questo comporta inevitabilmente un peggioramento delle condizioni economiche all’interno del nucleo familiare.

Poi vi sono le problematiche dell’inserimento nel mondo del lavoro dei ragazzi con gravi disabilità cognitive in quanto non sono accompagnati da serie politiche di sostegno. Secondo i genitori intervenuti, per questi ragazzi ci dovrebbe essere una sorta di “programmazione di vita” che cominci dalle scuole primarie e segua le persone per un lungo arco temporale. Ma per fare questo, la politica deve impegnarsi in modo più serio, sedendo nei tavoli opportuni, lavorando in rete con le associazioni e destinando risorse apposite. Di conseguenza, un altro aspetto che e emerso riguarda il cosiddetto “dopo di noi”, ovvero il momento in cui questi bambini, diventati adulti, perderanno i genitori, unico vero punto di riferimento. “Quando non ci saranno più i genitori, quale destino spetta a queste persone, dal momento che in città non ci sono strutture su cui appoggiarsi? Si tratta di un interrogativo che merita una risposta da parte delle istituzioni. Ecco perché una programmazione a lungo termine si rende ancor più necessaria”.