In merito alla discussione sull’apertura di nuovi corsi di laurea in Medicina da parte dell’Università di Ferrara nel territorio lughese, precisamente a Villa Maria Cecilia, pubblichiamo questo intervento di Luca Ortolani, coordinatore provinciale Articolo Uno Ravenna.

L’apertura di corsi universitari nei territori rappresenta spesso una opportunità di crescita economica e culturale. Quando però si parla di corsi di Laurea magistrale in Medicina e Chirurgia, quando si discute di Sanità, occorre fermarsi e ragionare perché questi sono altra cosa, hanno una specificità propria e hanno dei profili legali, di pianificazione, organizzativi e logistici che non possono esulare dal pieno coinvolgimento del Servizio sanitario nazionale.

Villa Maria Cecilia Hospital a Cotignola

Il Ssn e l’Università, nel loro funzionamento, necessitano di tali collaborazioni e non possono comportarsi come mondi separati. Dalla riforma Bindi in poi il mondo universitario e il mondo del Ssn, anche dal punto di vista normativo, sono tenuti ad operare e organizzarsi in modo coordinato. Nonostante tali prescrizioni normative, troppo spesso alcune scelte universitarie, prese in totale autonomia, determinano situazioni di difficoltà operative.

In primo luogo uno dei problemi più gravi che sta affrontando da anni l’intero sistema sanitario non è tanto la carenza di laureati in medicina ma la scarsità di borse di specializzazione, ciò determina carenze assistenziali e, contemporaneamente, la presenza di tanti medici privi della possibilità di accedere a corsi di specializzazione. Per questo problema occorre intervenire con un programma straordinario per superare definitivamente l’imbuto formativo di questi anni aumentando le risorse e programmando con lungimiranza le necessità di specialisti. Vanno quindi ridisegnati i percorsi formativi, rafforzando la collaborazione tra Ssn e Università attraverso il contributo che il Ssn nel suo complesso può dare, valorizzando a pieno i medici ospedalieri, gli infermieri e l’intera rete assistenziale del Ssn.

Occorre altresì rivedere il sistema formativo post laurea per i medici di Medicina generale prevedendo uno specifico corso di specializzazione universitario in modo da qualificarli ulteriormente perché sono la figura centrale del Ssn, in particolare nei servizi territoriali.

Da questo punto di vista auspichiamo che i corsi di laurea già previsti in accordo con l’Università di Bologna prevedano il pieno coinvolgimento dell’Asl della Romagna e siano occasione di cambiamento: una occasione, va ribadito, per rivedere rapporti con l’Università valorizzando a pieno le risorse e le competenze professionali dell’Ssn.

Per ciò che riguarda l’avvio di un nuovo corso di laurea in Medicina da parte dell’Università di Ferrara nel territorio lughese, alla luce di queste considerazioni, non si può nascondere quanto sia problematico perché quanto sta avvenendo è l’immagine chiara della separazione dei due mondi e non solo, prospettando di fatto la nascita del primo corso di laurea pubblico in struttura privata.

Uno degli elementi che abbiamo recepito dall’epidemia di Covid, e che abbiamo provato insieme a “Sinistra per Ravenna” a delineare nelle riflessioni di rilancio del Ssn post-Covid è la necessità di avere un sistema sanitario universalistico incentrato su un perno pubblico come unica vera garanzia per la salute della popolazione e coordinamento delle politiche sanitarie. Oltre ciò tale anomalia lughese, cioè l’attivazione di un corso pubblico presso una struttura privata (rispetto alla quale, in questo caso specifico, sussistono peraltro dubbi rispetto alla capacità di coprire l’intero percorso formativo), costituendo di fatto una nuova azienda ospedaliera universitaria, anche se formalmente in capo all’azienda universitaria ospedaliera di Ferrara, risulterebbe di dubbia compatibilità con il quadro normativo vigente.

Va quindi ripreso il percorso sin dalle sue fasi iniziali sia per quanto riguarda la programmazione dei fabbisogni formativi, la loro collocazione, sia per quanto riguarda i parametri che il Ssn deve garantire, un processo che coinvolge direttamente i ministeri della Salute, Mur e Regione.

(Luca Ortolani – Coordinatore provinciale Articolo Uno Ravenna)