C’è qualcosa di nuovo oggi nell’aria, anzi d’antico (G. Pascoli)

Non sentite anche voi questa puzza di muffa, di cose già viste, di parole infedeli, di impegni disattesi, di sentimenti esibiti, di valori traditi, che emana dall’inchiesta Fontana?

Che non c’entra niente con la giustizia a orologeria evocata ogni volta da politicanti al di sotto di ogni sospetto, visto che non c’è nessuna scadenza elettorale alle porte.

Ma c’entra molto col tempo senza fine di una politica bastarda incapace di liberarsi dai suoi vizi.

In perenne bilico fra il dramma e la farsa.

Se non fosse per i significati politici che lo scandaglio della realtà profonda della Lega, sotto la patina di ruvida dedizione al bene comune, porta alla luce, non metterebbe nemmeno conto di parlare di questa penosa vicenda in un momento così difficile.

Con il contagio che riprende vigore, fra stuoli di imbecilli che gli spianano la strada come nel gioco del curling.

E l’economia che soffre fra gli strilli isterici di commentatori e associazioni che chissà cosa si aspettavano, visto che è in crisi tutto il mondo.

Non è questo il modo di convivere col virus.

Così si rischia di compromettere sia la sicurezza che l’economia.

Alla quale servono due cose: il tempo e un mondo risanato.

L’Italia non può sopportare una nuova ondata epidemica.

L’intraprendenza deve andare a braccetto con la prudenza.

La fiducia deve scaturire dalla ragione.

Ci vuole intelligenza, tanta.

E saggezza.

Quella che il Presidente Mattarella ci regala ogni giorno.

Anche se, osserva Altan in una delle sue strepitose vignette: “il popolo da Lei chiamato è al momento irraggiungibile”.

C’è in giro un’idea di libertà malata.

Un’idea intrisa di prevaricante egoismo, che ne stravolge l’essenza rispettosa del ben di ognuno e di tutti.

Guai a sottovalutare questa deriva culturale che offre alimento e accoglienza alle dottrine dell’estrema destra.

Per convinzione ma anche per suggestione.

Per un riconoscimento di sé ma anche per un fraintendimento dei caratteri delle varie forze politiche.

Come il patriottismo della Lega, o forse sarebbe meglio dire il falso patriottismo salviniano, visto che né lui né il popolo padano hanno mai coltivato questo sentimento.

Quei soldi nei paradisi fiscali mentre Salvini esorta gli italiani a comprare titoli di Stato sono la certificazione della doppiezza, della mistificazione più spudorata.

L’ “Affaire Fontana” prima che una vicenda giudiziaria è una questione politica.

Che squarcia il sipario, strappa la maschera, mostra un volto che non ha nulla dell’epica nazional popolare costruita in questi anni.

Forse per questo, seguendo l’imprinting di mamma anatra Trump, Salvini invita ora a rimettere la mascherina.

Meglio non vedere.

Quella che raccontano le cronache è una storia di piccoli uomini, di mediocri maneggi, di miseri affanni.

Anche il male, se c’è , non ha nulla di tragico.

Sembra il finale dei Soliti ignoti.

Vista da lontano la scena si presenta così.

Una Regione, naturalmente all’oscuro del suo Presidente, che col cognato e la moglie, che fanno prodotti sanitari, nei mesi della pandemia di tutto ha parlato fuorché di questo, assegna alla loro impresa, per caso, la commessa per una fornitura di camici, di discreto importo.

Senza gara, come se fosse una produzione esclusiva o il ponte di Genova.

Dopo qualche tempo, all’indomani di un’inchiesta televisiva birichina, che insinuava il dubbio di un conflitto di interessi, il titolare dell’impresa nonché cognato del Governatore, lungo la strada che da Varese porta a Damasco, viene folgorato dall’idea di non farsi pagare le merci ( come previsto nel contratto) ma di donarle alla Regione ( come non risulta da nessuna parte).

Quasi tutte.

Con successiva e certamente tormentata decisione, presa verosimilmente lungo la strada del ritorno da Damasco a Varese, il titolare dell’impresa smarrisce la fede ( succede anche ai migliori) e, anziché consegnare alla Regione la merce spontaneamente donata ne mette in vendita una parte al miglior offerente.

Fatti suoi, per quanto mi riguarda, chi sono io per giudicare?

Senonché il Governatore, cognato del titolare, inopinatamente fa un bonifico in suo favore.

Per compensarlo.

Della donazione.

Che così siam capaci di donare tutti.

Scartiamo l’ipotesi che questa altrimenti inesplicabile concatenazione di eventi rappresentanti un tentativo di trovare scorciatoie per accedere alle risorse pubbliche.

Un po’ perché siamo buoni e un po’ perché i tribunali, anche quando hai ragione, costano.

Facciamo che tutti siano in buona fede e che ci troviamo di fronte al susseguirsi concitato e confuso di azioni nate da un banale eccesso di disinvoltura.

L’alternativa si prospetta tuttavia altrettanto inquietante perché testimonia una superficialità, una intempestività, una goffaggine che non penseresti di trovare in Istituzioni così importanti.

Nessuno, naturalmente, è obbligato a essere intelligente, dato che, come dicono i negazionisti smascherati, siamo in un Paese libero, ma se alla guida della cosa pubblica ci andasse un po’ di gente in gamba non guasterebbe.

Buon ferragosto a tutti.

(Guido Tampieri)