Il fatto è che le classi al governo nel mondo erano troppo ignoranti e troppo stupide per uscire da quel ginepraio, e troppo presuntuose per chiedere a chi poteva aiutarle. (B. Russel)

Immagina un Paese ignorante, il più ignorante d’Europa dice l’ISTAT, anche a scuole aperte.

Immagina poi, se ti regge il cuore, i suoi rappresentanti politici prediletti, tra i più ignoranti del mondo.

Non tanto di politica, che è materia opinabile nella quale hanno successo persone di ogni genere.

Perché la politica è l’arte di persuadere e, come scrive Pascal, mentre ci sono verità spesso prive di persuasione, di converso ci sono parole persuasive che non contengono verità.

Per la desuetudine di molti a frequentarla.

Digiuni come sono di storia, di geografia, di etica, di estetica, di scienza, di economia, di religione, di tutto.

Anche di musica. Come Giorgia Meloni.

Che scambia una delle più belle canzoni della storia per un documento politico della seconda internazionale socialista, manifesto, nientemeno, della mondializzazione omologante.

Se questa è la lettura di Imagine di John Lennon, chissà cosa mai penserà dell’Infinito di Leopardi.

Che poi, cosa sia questa omologazione non si sa, visto che i sovranisti sono al potere in USA, Russia, Cina, India, Brasile e non so quante altre nazioni di un mondo più diviso che mai.

Percorso da ideologismi che assoggettano ogni cosa, perfino una malattia, al filtro delle loro sgangherate convinzioni.

Infestato di mediocri mestieranti e dilettanti allo sbaraglio, quando non di furfanti.

Omologato solo nella stupidità.

Sconfinata.

Capace di sconcertare anche gli Dei, dicevano nella Grecia antica.

A noi umani resta solo il conforto del sogno.

Immaginiamo l’impossibile.

Immaginiamo un mondo senza deficienti.

Sono disposto a venire a patti.

Per la metà.

Lo fece perfino il Signore, a Gomorra, anche se il precedente non è incoraggiante.

Cercava 50 giusti, scese fino a 5, sappiamo come andò a finire.

In queste condizioni, ad ogni buon conto, l’umanità non ce la fa.

Non parlo della nostra imperfezione, che siamo tutti peccatori.

Mi riferisco ai deficienti veri, quelli che ti vien da dire, spingendo dietro le parole, “sei proprio un deficiente”, quelli sotto la soglia della decenza umana.

Che si capisce a prima vista, anche se poi, magari, c’è chi li vota, perché tutti hanno diritto di essere rappresentati.

Un mondo senza di loro non starebbe ancora lì a farsi la guerra, a disputare di confini tracciati e stracciati mille volte nel corso della storia.

A coltivare l’illusione regressiva di uno sviluppo infinito, con risorse infinite, un debito infinito, tutto per tutti e sacrifici per nessuno, che inchioda al passato i pensieri e le azioni nuove di cui c’è bisogno.

A bruciare e plastificare la terra, a inquinare l’aria e l’acqua, a sciogliere i ghiacciai, a divorare, come Kronos, il futuro dei suoi figli.

Un mondo con un po’ di sale in zucca avrebbe già messo sotto controllo la pandemia, per quel che si può, in attesa di un vaccino sicuro.

E rilanciato l’economia, certo più di questa arlecchinata di iniziative divergenti, spesso controproducenti, a volte ridicole.

Adottate in nome della Nazione, della Regione, del cortile.

Basterebbe che i Deficienti in Capo si parlassero e, magari, qualche volta, distrattamente, collaborassero.

Anziché negare l’evidenza, rinfacciarsi l’emergenza, invocare il cielo, maledire il cielo, mettersi la mascherina, togliersi la mascherina, chiudere, riaprire, richiudere frontiere, discoteche, scuole, rimproverandosi a vicenda di aver chiuso, riaperto, richiuso, troppo presto, troppo tardi, troppo presto e troppo tardi , invitare a mangiare solo italiano, solo svedese, solo americano, a prendere mogli e buoi e merci dei Paesi tuoi, ad andare in vacanza in Spagna anziché in Grecia, in Sicilia anziché in Sardegna.

Che l’insidia è sempre oltre il ponte, sul marciapiede opposto, vien da fuori e se ci sono mille focolai in Italia non è certo colpa dei nostri gaudenti virgulti bramosi di godere come ricci nelle notti multicolori .

Così noi controlliamo i turisti che tornano dalle vacanze che nessuno sembrava poter fare, mentre gli inglesi quarantenano i loro compatrioti di ritorno dalla Francia.

Finirà che il Sindaco di Massalombarda impedirà l’ingresso a tutti quelli di Conselice.

Siamo malati di provincialismo.

Al punto di banalizzare un virus che miete vittime ovunque solo perché qui ne abbiamo momentaneamente imbrigliato la furia con azioni per una volta appropriate.

Forse per questo criticate.

In tutta Europa il numero degli infetti risale, Spagna e Francia hanno l’obbligo della mascherina all’aperto, a Ibiza le discoteche non hanno mai ripreso l’attività, la Gran Bretagna si isola e il resto del mondo , dagli USA al Brasile, all’Africa è stretto nella morsa della più grave emergenza sanitaria della storia moderna.

In Nuova Zelanda, dopo 120 giorni di quiete, hanno chiuso le scuole per soli 49 positivi.

Forse sono tutti scemi.

O pusillanimi, come gli All Black.

Vuoi mettere il coraggio omerico di uno Sgarbi nelle (piccole) pugne televisive?

Non varrebbe la pena parlarne.

Se non fosse che questo giochetto delle Regioni amiche e dello Stato oppressivo, della destra operosa contro la sinistra pauperista, degli opinionisti virili, liberi e gaudenti contrapposti a quelli mosci, servili e quaresimali, rischia di farci smarrire il filo razionale che dobbiamo seguire per uscire dal labirinto.

E di diffondere l’illusione di una immunità nazionale, per grazia ricevuta, quasi fossimo il nuovo popolo eletto.

Chi abbia ragione fra prudenti e imprudenti, fra mascherati e smascherati, lo scopriremo solo morendo.

Mentre sussurriamo al nostro spavaldo figliolo di ritorno dalla movida: tu quoque asintomatico, Luigino.

È una ben misera idea di libertà quella che si lega all’uso precauzionale di una mascherina.

Indossata non per difendere ma per evitare di offendere, per rispetto degli altri, del loro diritto a non ammalarsi.

L’incolumità di un bambino che attraversa la strada è più importante del piacere di andare forte in auto.

Anche quella di un vecchio.

Se vuoi guidare a fari spenti nella notte e, magari, implaccarti contro un albero, sei libero di farlo.

Ma stai lontano dalla città.

E da me.

Se avete ragione e il covid è innocuo, noi siamo dei coglioni, ma se avete torto e vi rendete complici della diffusione di un virus mortale, voi siete dei criminali.

In un mondo senza deficienti si può ben criticare un Governo e anteporre le ragioni dell’economia a quelle della salute, senza tuttavia negare la pericolosità o addirittura l’esistenza di un agente patogeno.

Cos’altro è la prevenzione se non l’adozione di precauzioni intese a scongiurare l’avvento di un pericolo immanente?

L’idea che ci si debba preoccupare solo quando le sale di rianimazione sono piene e non, invece, agire per tempo così che restino vuote, è tre passi oltre la soglia del delirio.

Come a dire che si dovrebbero montare reti antigrandine dopo la tempesta.

O lasciare che i bambini giochino coi fiammiferi finché non si sente la sirena dei pompieri.

Hanno chiesto a Baroncini, infermiere in Modena intubato per aver contratto il covid nel corso un’operazione di soccorso stradale:”Cosa dice a Miguel Bosé, leader del movimento no mask?”.

“Che se fa venti giorni in rianimazione come me, poi si convince anche lui a mettersi la mascherina”.

Ti abbraccio Baroncini.

(Guido Tampieri)