Venerdì 28 agosto si è concluso il Festival “In mezzo scorre il fiume” con la direzione artistica di Luisa Cottifogli. Conclusione quasi didascalica: una passeggiata notturna insolita e costellata di magie musicali, a spasso per il cielo. A volercela vedere, la metafora di un arrivederci che puntuale segue il corso del giorno assorbito dall’oscurità che attende di rinascere. Preciso, per un festival che ha attraversato, nei suoi incontri, tutte le fasi del giorno, dall’alba a mezzanotte.  Ne abbiamo parlato con Luisa tracciando un bilancio di questa prima edizione organizzata in tempi record.

Dopo gli sforzi organizzativi e la gara col tempo per mettere in pista il festival, la scommessa è vinta?

Sì. Sono contentissima per i risultati ottenuti e il successo che la manifestazione ha riscosso. Il festival era stato pensato per svolgersi da aprile a giugno. Un tour di primavera. Con l’arrivo dell’emergenza sanitaria che ha bloccato tutto, pensavo di rimandare al 2021. Poi l’uscita del bando della Città Metropolitana, l’ispirazione di “Crinali”, l’accoglienza nel cartellone di Bologna Estate, mi hanno convinto a riprenderlo. Dopo il taglio indiscriminato degli alberi lungo il Santerno qualche mese fa, l’ esigenza di unire cultura e tutela della Natura è divenuta più importante di quello che avrei pensato. La Valle del Santerno e del Sillaro sono al margine delle rotte turistiche in Appennino. L’intento era valorizzarne la bellezza invitando le persone a scoprirle abbinandole all’emozione della musica creata a contatto diretto coi luoghi scelti per le escursioni. Inoltre riuscire a far lavorare diversi colleghi musicisti in una congiuntura di sofferenza artistica dovuta alla fermata di mesi, è stato importantissimo e sono felice di avere messo a disposizione delle opportunità per consentire loro di tornare ad esibirsi col pubblico presente.

Castel del Rio, Tablao flamenco

E a quanto pare il pubblico ha risposto bene e non si è fatto attendere.

In alcuni eventi abbiamo raggiunto il massimo di persone previste. Con l’obbligo di osservare le norme di sicurezza era necessaria la prenotazione. Naturalmente questo ha reso più complicata la gestione, distribuendo il pubblico su più gruppi, ma siamo riusciti ad organizzarci e a fare in modo che in tutta sicurezza partecipassero, in alcuni casi,  più persone. Ma a diversi altri abbiamo dovuto dire no. Da quando il festival è decollato abbiamo notato diversi ritorni. Il festival si è guadagnato un pubblico di fedelissimi che ha seguito molte tappe del percorso, curioso su cosa sarebbe accaduto negli incontri successivi. Un pubblico vario e non solo dal Circondario imolese. Sono infatti venute persone da Bologna, Forlì, Ravenna, Modena.

E i Comuni?

Alcuni hanno capito subito il valore dell’iniziativa e ci hanno sostenuto e seguito. Altri sono stati più diffidenti e sbrigativi. Non ne hanno colto subito lo spirito e l’effetto che poteva sortire sulla valorizzazione del territorio. Confido in una seconda possibilità.

Claudio Zappi suona nella piazza di Bubano

Si parlava prima di una opportunità per i musicisti. Come hanno risposto?

Per molti di loro è stata una esperienza del tutto nuova. Chi suona è abituato ad esibirsi in ambienti come teatri, locali, dove il suono è amplificato e il pubblico concentrato in uno spazio predisposto. “In mezzo scorre il fiume” li ha portati a sondare luoghi insoliti che hanno trovato divertente scoprire. Se da un lato hanno dovuto adattarsi all’assenza di amplificazione, all’aperto dove la diffusione del suono, in acustico è altra cosa, dall’altro erano liberi di interagire con i luoghi esprimendo il proprio estro creativo ispirato dall’atmosfera del momento. Diversi dei musicisti hanno dovuto affrontare la sfida di adattarsi a fasi diverse della giornata (alba, pomeriggio, notte) infrangendo l’abitudine consolidata dell’esibizione serale. Ma hanno quindi dovuto adattare la lunghezza d’onda nell’interazione con se stessi. Una specie di meditazione dove l’esibizione coincide con la percezione della giornata.

Quindi contenti anche loro?

Moltissimo. Alcuni sono stati un poco penalizzati come pubblico. Per es. l’appuntamento a Borgo Tossignano fissato all’alba. La mattina presto pioveva. In diversi hanno rinunciato. Poi la pioggia è cessata e la camminata ha proseguito il suo percorso fino in cima dove il flauto di Barbara Piperno ha introdotto un’atmosfera magica nel momento in cui il sole ha squarciato le nuvole. Una magìa! Anche a Castel del Rio in un contesto del tutto diverso con Duendarte. Il tablao flamenco eseguito nel cortile delle Fontane di Palazzo Alidosi è stato anche per gli artisti essere precipitati nel clima spagnolo dell’Alhambra a Granada. Per molti dei musicisti era la prima uscita in pubblico dopo il blocco del Covid. L’emozione di tornare a suonare dal vivo, la presenza del pubblico hanno creato un clima emotivo fortissimo che si è saldato in un’atmosfera condivisa e partecipata. Una energia fortissima. Un miracolo oserei dire, credimi, speciale. E non dimentichiamo i concerti alla Casa del Fiume di Borgo Tossignano nella rassegna “Down by the river” in collaborazione col Combo Jazz Club.

Luisa Cottifogli canta nell’escursione di Ca’ Maggiore

Abbiamo visto in scena anche te.

Sì. Devo dire che è stato a momenti imbarazzante esibirmi in veste di artista seguendo la direzione artistica, che è stata per me una vera scoperta. A Sassoleone, il paese in cui abito, ho presentato “Rumì”.  Me l’avevano chiesto più volte i miei compaesani. Alla fine ho accettato con piacere, animando la piazza del paese con le video installazioni dello spettacolo proiettate sulle case; mai successo. Un luogo vergine in questo senso. Ho cantato anche nel corso dell’escursione a Ca’ Maggiore e la sera con Enrico Guerzoni in sostituzione di un gruppo che ha dato forfait all’ultimo. E poi la conclusione sotto le stelle il 28 agosto con Enrico Guerzoni, Angelo Adamo e Marianne Gubri. Era d’obbligo. E’ stato estenuante un tour de force, passare da un ruolo all’altro: direzione, organizzazione, musicista. Ma gliel’ho fatta.

Parliamo del futuro. E’ in cantiere la seconda edizione?

Assolutamente. Ho tante idee e progetti per il prossimo anno. Partiremo da tre, forti di un’attenzione riscossa dalla stampa non solo locale a volte inattesa e che, incuriosita, si è espressa con deciso apprezzamento. Ho ascoltato consigli anche da parte dei colleghi e riflettuto su cosa ha funzionato e cosa no. Certamente un’esperienza utile che vedrà una seconda edizione migliorata. Confido, dopo questa prima volta, in una maggiore attenzione da parte di alcuni dei Comuni interessati e di poter contare su qualche risorsa in più. Il mio sogno è che questa valli, un po’ chiuse in se stesse, si aprano a una ospitalità diffusa sia culturale che turistica. E’ fondamentale per una buona riuscita la chiarezza degli obiettivi. Mi piacerebbe moltissimo fare un festival nel festival, dedicato alla voce. L’entusiasmo è tanto. Ora sono presa dagli impegni artistici che mi attendono nelle prossime settimane in Lombardia, Piemonte, Trentino e in Austria. Poi mi metto al lavoro per il 2021.

Una scommessa stravinta, in conclusione, quella di “In mezzo scorre il fiume” alla sua prima edizione. Forse anche un po’ favorita dall’annullamento di diversi eventi sul territorio causa Covid,  dalla voglia dei musicisti di tornare alla musica dal vivo e del pubblico di tornare all’aperto a contatto con la bellezza della Natura e delle note di cui durante i mesi del lockdown, si è sentito il silenzio assordante. Alla prossima, confidando nella clemenza e nella maggior leggerezza del 2021.

(virna gioiellieri)