Secondo i recenti dati fatti filtrare del ministero dello Sviluppo economico (Mi.Se) e riportati dalle agenzie di stampa, sarebbero 120 i tavoli di crisi aziendali aperti, una decina in meno rispetto a fine anno e 40 in meno rispetto a un anno fa, tali vertenze coinvolgono circa 180 mila lavoratori, mentre si rimane in attesa dell’impatto della pandemia che avrà in autunno anche nelle crisi aziendali.

Sono numeri che stridono con quelli sindacali, fino a pochi mesi fa per la Cgil su Rassegna Sindacale i tavoli aperti erano 150, i  segretari generali di Fiom, Fim e Uilm nel corso della manifestazione dei metalmeccanici del 25 giugno scorso proprio davanti al Mi.Se snocciolando i numeri delle aziende in crisi hanno parlato di 100 tavoli aperti solo nel settore metalmeccanico, ma ormai si sa che il metro di conteggio dei tavoli di crisi e dei lavoratori coinvolti tra Ministero e sindacati non è lo stesso.

Nell’ultimo anno sono state dieci le vertenze aziendali risolte positivamente, tra questa decina il Ministero cita due marchi storici del Made in Italy quali Pernigotti (torrone e cioccolato) e Corrneliani (abbigliamento maschile), queste vicende a lieto fine hanno salvato circa 2 mila posti di lavoro.

Molti dei tavoli aperti sono vertenze che non trovano soluzione da diverso tempo, infatti 28 sono aperti da oltre sette anni perché sono situazioni che necessitano di un tavolo permanente per la criticità del loro settore produttivo e altri 70 tavoli sono aperti da oltre tre anni.

L’autunno si annuncia molto impegnativo, ci sono le crisi storiche con in testa Alitalia ed ex Ilva, al Mi.SE sono già pure arrivate due aziende andate in crisi dopo l’emergenza Covid come Betafence e Yokohama e sempre al Mi.SE il calendario di settembre è fitto di incontri, tra le molte vertenze che verranno affrontate ci sono: ex Embraco, Bekaert, Treofan, Sider Alloys (ex Alcoa), Jabil Circuit Inc, Italtel e Baritech Operations.

Secondo la sottosegretaria allo Sviluppo Economico Alessandra Todde interpellata dall’Ansa “Il Governo ha gli strumenti per affrontare le crisi aziendali, ma vuole farlo cambiando però il modo di affrontare le vertenze, con un approccio sistemico che non guarda alla singola impresa ma alle filiere, ai distretti, agli ecosistemi”. Sarebbe questo l’indirizzo dell’esecutivo e la sottosegretaria ha indicato nel Fondo per la gestione delle crisi d’impresa (previsto nel decreto rilancio) e nei Contratti di sviluppo i principali “strumenti per sostenere modelli sani aziendali, ma in difficoltà”, in tal modo la gestione delle vertenze diventa strettamente correlata alle politiche industriali e il ruolo del Mi.SE è quello di lavorare a fianco delle imprese per rilanciare l’Italia.

Incalzano l’esecutivo i sindacati, per Massimo Brancato, che per la Cgil nazionale segue queste vertenze aziendali, occorre rafforzare l’unità di crisi presso il Mi.SE “Oggi dobbiamo guardare avanti ossia a quando, esauriti gli effetti dei provvedimenti governativi, la crisi Covid inizierà a presentare il conto sul piano occupazionale”, per il dirigente sindacale i prossimi mesi potrebbero essere molto duri e fanno inevitabilmente emergere la necessità di ripensare i settori industriali, per evitare un’emorragia di posti di lavoro occorre potenziare gli strumenti di riqualificazione professionale e protezione sociale oggi in vigore, l’automotive che è interessato da un processo epocale di cambiamento tecnologico che ha enormi ricadute sull’occupazione ne è l’esempio più lampante, tolta la parte di lavoratori che può essere accompagnata alla pensione, la stragrande maggioranza avrà bisogno di un massiccio programma di riqualificazione professionale che andrà progettato e attuato con la dovuta attenzione. La Cgil, come tra l’altro anche Cisl e Uil, chiede al Governo un maggiore coinvolgimento delle parti sociali sul piano generale per gestire meglio i tavoli di crisi aziendali, serve una visione d’insieme, un quadro complessivo, così da uscire fuori dal mero conto ragionieristico e rendere gli interventi davvero più efficaci.

(Edagardo Farolfi)