Venezia, 7 settembre 2020. “Cari Compagni!” è il nuovo film del regista Andrei Konchalovsky dedicato agli eventi legati al massacro che si è consumato nel corso di una dimostrazione pacifica di lavoratori a Novocherkassk nel 1962.

Il film è prodotto da Andrei Konchalovsky Studios con il sostegno della Fondazione di Beneficenza «Arte, scienza e sport», del Ministero della Cultura della Federazione Russa e del Canale TV «Russia 1».


URSS, Novocherkassk, 1962. Lyudmila è un membro del partito comunista locale, una convinta militante che nutre un’incrollabile fiducia negli ideali comunisti e un profondo disprezzo per ogni forma di dissidenza. Durante una manifestazione operaia in una fabbrica di locomotive, la donna assiste a una sparatoria sui dimostranti ordinata dal governo per reprimere lo sciopero: un evento che cambierà per sempre la sua visione del mondo. Molti i feriti e numerosi i dispersi, la città è sconvolta dagli arresti, da condanne sommarie e dal coprifuoco. E in quei giorni la figlia di Lyudmila scompare nel nulla. Per la donna inizia così un’affannosa, quanto rischiosa, ricerca senza sosta e senza quartiere – a dispetto del blocco della città, degli arresti e dei tentativi di insabbiamento da parte delle autorità.

Il film “Cari Compagni!” è basato su una storia vera che si è svolta l’1 e il 2 giugno del 1962 a Novocherkassk e che è stata secretata fino agli anni ’90. La prima inchiesta ufficiale risale al 1992, trent’anni dopo i fatti.

Nel giugno 1992 Yuri Bagraev, che al tempo era Assistente del Capo della Procura Militare, venne nominato a capo della squadra di investigatori incaricati di chiarire le ragioni e le circostanze degli omicidi durante gli eventi di Novocherkassk e di individuare i resti delle vittime. In quel momento Bagrayev era uno degli investigatori più esperti e rispettati nel paese. L’obiettivo dell’inchiesta era quello di scoprire le ragioni e le dinamiche degli eventi ed esprimere un parere legale riguardo le azioni compiute dagli ufficiali. Il caso fu chiuso nel Settembre 1994. I principali responsabili, già morti a quel tempo, non vennero mai condannati.

Andrei Konchalovsky

Il film è stato personalmente supportato da Alisher Usmanov che è diventato produttore generale del film: “Nel suo film Andrei Konchalovsky richiama l’attenzione sugli eventi che si sono svolti a Novocherkassk nel 1962. Una vicenda che è arrivata all’attenzione del pubblico solo alla fine degli anni ’80. A quel tempo i dettagli avevano sconvolto tanta gente, e ancor oggi quei fatti non possono che essere considerati una vera tragedia.

Questo film rappresenta un’importante vittoria creativa per Mr. Konchalovsky. Ed è molto significativa la prospettiva che il regista ha scelto per affrontare questo racconto così tragico. Egli lo osserva attraverso lo sguardo di una persona che, per uno scherzo del destino, si trova esattamente nel luogo e nel momento in cui deve affrontare il rullo compressore della storia e porre a se stessa drammatici interrogativi. Un momento in cui il senso della collettività, la nozione del “loro” è costretta a passare in secondo piano, e c’è spazio solo per l’”io”, per l’individuo. Un individuo con un fortissimo desiderio di trovare un significato a quello che sta succedendo. Ed è questo onesto e sincero dialogo interiore che conduce una persona a risposte che abbiano un senso”.

Andrei Konchalovsky . “Con “Cari Compagni!” volevo fare un film sulla generazione dei miei genitori, quella che ha combattuto ed è sopravvissuta alla Seconda Guerra Mondiale con la certezza che si potesse morire “per la Patria, per Stalin” e con una fiducia incondizionata negli ideali del comunismo: milioni di persone che cercavano di fondare una nuova società. Ho voluto ricostruire con la massima accuratezza un fatto realmente accaduto e un’epoca in cui la storia rivela l’incolmabile divario fra gli ideali del comunismo e la drammatica realtà dei fatti. Questo film è un tributo alla purezza di questa generazione, ai suoi sacrifici e alla tragedia che ha vissuto nel veder crollare i propri miti e traditi i propri ideali”.

(Verner Moreno)